PARIGI - La coalizione di Emmanuel Macron arriva davanti a quella di sinistra per soli 21mila voti nel primo turno delle legislative. Il testa a testa nelle prime proiezioni, che davano un leggero vantaggio alla Nupes di Jean-Luc Mélenchon, si è risolto in favore del capo di Stato: 25,7% contro 25,6. "Sono cifre false", denuncia Mélenchon che accusa il ministro dell'Interno di aver "manipolato" i dati. Dalle urne, con record di astensione al 52,4%, esce sostanzialmente un pareggio tra Macron e Mélenchon. Il capo dello Stato ha perso 7 punti rispetto a 5 anni fa mentre il leader della Nupes (Nouvelle union populaire écologique et sociale) migliora il risultato ottenuto della sinistra divisa nel 2017: l'unione delle liste permetterà di mandare più deputati in Parlamento. I vari istituti prevedono il blocco Ensemble di Macron in una forbice tra i 255 e i 295 seggi, mentre la sinistra di Nupes è valutata tra i 150 e i 210 seggi.
Si annuncia battaglia all'ultimo voto nei prossimi giorni. Macron ha riunito i fedelissimi per dare la linea prima di partire per Romania e Moldavia. C'era da decidere sulle indicazioni di voto da dare nelle circoscrizioni dove ci sono ballottaggi tra Nupes e Rassemblement National. "Sosterremo i candidati repubblicani, non quelli che denigrano la polizia e vogliono uscire dall'Europa", ha commentato Elisabeth Borne, attaccando indirettamente Mélenchon definito anche "Primo Bugiardo". La premier ha ribadito l'appello agli elettori per "una maggioranza solida contro gli estremismi".
Nessun istituto demoscopico prevede che Mélenchon possa conquistare una maggioranza e rivendicare la guida del governo, imponendo la coabitazione, ma la sinistra spera in una sorpresa. "Matignon non si allontana, si avvicina", sostiene il leader della Nupes, a proposito della sede dell'esecutivo. Per riuscirci dovrebbe ottenere una forte mobilitazione dei giovani che si sono astenuti al primo turno. E molti elettori del Rassemblement National dovrebbero decidere di votare per Mélenchon.
È già successo, a parti invertite, nel secondo turno delle presidenziali: un quinto degli elettori della France Insoumise aveva votato per Le Pen, non tanto per adesione quando per opposizione al capo dello Stato. La leader di Rn, che punta ad avere 40 deputati e intanto festeggia l'eliminazione del rivale sovranista Eric Zemmour, ha mantenuto una certa ambiguità, rifiutando di esprimere una netta preferenza laddove c'è un ballottaggio tra macronisti e melenchonisti. "Domenica prossima - ha aggiunto - è importante non lasciare a disposizione di Macron una maggioranza assoluta di cui abuserà".
Davanti a Macron si profilano due scenari: governare con una maggioranza assoluta (289 deputati) o ritrovarsi con una soglia inferiore, andando incontro a varie ipotesi, compresa un'alleanza con la destra dei Républicains che sogna di diventare l'ago della bilancia nella prossima legislatura. Anche se il capo di Stato riuscisse a superare la soglia dei 289 deputati, non avrebbe più la solidità in Parlamento del suo primo mandato perché En Marche, ora ribattezzato Renaissance, si è dovuto alleare con il Modem dell'ex centrista François Bayrou e con Horizon dell'ex premier Edouard Philippe. In vista della scadenza del mandato, nel 2027, in cui Macron non potrà essere ricandidato, è probabile che si scateneranno guerre interne alla maggioranza. Nell'immediato il leader francese rischia di doversi separare da alcuni dei suoi ministri simbolo, a rischio eliminazione nel ballottaggio. È il caso di Amélie de Montchalin, ministra per la Transizione ecologica, di Clément Beaune, Affari europei, e Stanislas Guérini, Funzione pubblica. La regola che ha dato Macron: chi perde alle urne, va via dal governo. Ma ora potrebbe trasformarsi in un boomerang.