Violenza sulle donne, ondata di proteste in Cina dopo l'aggressione in un ristorante
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloNove uomini sono stati arrestati a Tangshan, nello Hebei, per aver attaccato e malmenato a calci, pugni e sediate un gruppo di donne in un locale della città venerdì scorso. Il video diffuso sui social sta provocando indignazione in tutto il Paese
PECHINO - Molestate, picchiate, afferrate per i capelli e trascinate fuori dal locale, prese a calci e sediate. Le immagini riprese dalle telecamere venerdì sera in un ristorante di Tangshan, nella provincia dello Hebei, continuano a indignare la Cina, riportando all’attenzione il dibattito sulla violenza di genere in un Paese dove il #MeToo continua ad essere silenziato. Dopo l’arresto nel fine settimana di nove uomini, questa mattina la polizia ha annunciato il lancio di una campagna di due settimane contro le gang criminali in città. Ma per molti non basta.
Ore 2.40 del mattino di venerdì. Tre ragazze stanno cenando, sedute al loro tavolo, quando un uomo si avvicina a una di loro e le appoggia una mano sulla schiena, probabilmente dopo aver fatto degli apprezzamenti non richiesti. Lei lo respinge. Lui insiste. A quel punto parte il primo schiaffo in faccia alla ragazza. Da lì nasce la rissa. La ragazza viene trascinata fuori dal…
PECHINO - Molestate, picchiate, afferrate per i capelli e trascinate fuori dal locale, prese a calci e sediate. Le immagini riprese dalle telecamere venerdì sera in un ristorante di Tangshan, nella provincia dello Hebei, continuano a indignare la Cina, riportando all’attenzione il dibattito sulla violenza di genere in un Paese dove il #MeToo continua ad essere silenziato. Dopo l’arresto nel fine settimana di nove uomini, questa mattina la polizia ha annunciato il lancio di una campagna di due settimane contro le gang criminali in città. Ma per molti non basta.
Ore 2.40 del mattino di venerdì. Tre ragazze stanno cenando, sedute al loro tavolo, quando un uomo si avvicina a una di loro e le appoggia una mano sulla schiena, probabilmente dopo aver fatto degli apprezzamenti non richiesti. Lei lo respinge. Lui insiste. A quel punto parte il primo schiaffo in faccia alla ragazza. Da lì nasce la rissa. La ragazza viene trascinata fuori dal ristorante per i capelli, un altro uomo le spacca una bottiglia di birra sulla testa. Le amiche che tentano di proteggerla vengono pure loro picchiate. In due sono finite all’ospedale, fortunatamente sono ora in condizioni stabili.
Nel weekend e fino a questa mattina l’episodio ha monopolizzato le discussioni sui social cinesi. C’è chi lamenta la lentezza della polizia, chi commenta che il sistema di sorveglianza cinese è più veloce a individuare un caso di Covid e rintracciare le persone piuttosto che riuscire a fermare nove uomini coinvolti in un crimine del genere. “Quello che è successo non è stato un incidente isolato, ma fa parte di una violenza di genere sistemica. Dobbiamo riconoscere che viviamo ancora in un ambiente che sostiene, incoraggia e spinge gli uomini a commettere violenza contro le donne", recita uno dei commenti maggiormente condivisi su Weibo, il Twitter cinese.
La brutalità dell’attacco, unita all’indifferenza degli altri astanti, ha scatenato una nuova ondata di rabbia e indignazione tra le donne cinesi, che parlano di una vera e propria “epidemia di violenza maschile”. "Non riuscivo a smettere di tremare quando ho visto il video”, racconta una ragazza in Rete. “È una cosa che potrebbe succedere anche a me un giorno".
Sabato pomeriggio i nove sono stati arrestati. Quattro di loro erano riusciti a fuggire a oltre 900 chilometri a sud, nella provincia del Jiangsu, abbandonando l’auto in una stazione di servizio e nascondendosi in un villaggio per ore prima che la polizia li catturasse. Molti ristoranti in tutto il Paese hanno affisso ora cartelli e striscioni in riferimento all'attacco di Tangshan, rassicurando le clienti e mettendo in guardia gli uomini. "Non creare problemi quando sei ubriaco. Non toccare le nostre cameriere. Non attaccare le clienti. Il proprietario di questo ristorante era nell’esercito”, recitano alcuni dei cartelli.
Ma la retorica ufficiale dei quotidiani di Stato sembra volutamente sviare l’attenzione dal fatto che si tratti dell’ennesimo caso di violenza contro le donne, enfatizzando piuttosto il ruolo delle bande criminali cittadine. Il Partito ha ripetutamente negli ultimi anni represso il nascente movimento del #MeToo, spesso considerato un veicolo per la diffusione di valori occidentali. Di conseguenza, le donne che hanno parlato di violenza sessuale sono state ripetutamente messe a tacere: esemplare il caso lo scorso anno dell’ex tennista Peng Shuai.
Per molte donne nemmeno il luogo di lavoro o la propria casa è un posto sicuro. Un sondaggio di qualche anno fa della 074 Legal Hotline, affermava che su 233 donne intervistate il 70% ha detto di aver subito molestie sul posto di lavoro. Un rapporto di due anni fa segnalava 900 femminicidi per mano del marito o del partner da quando la legge contro la violenza domestica è entrata in vigore nel 2016. Uno dei casi che più scosse la Cina fu quello dell’influencer tibetana Lhamo, morta nel 2020 dopo che l'ex marito le diede fuoco durante un livestream, in diretta.
In concomitanza con l’aggressione di Tangshan e i video che iniziavano a circolare sul web, venerdì sera è iniziato a Pechino, a porte chiuse, il processo contro Kris Wu, la popstar sino-canadese accusata lo scorso anno di stupro. In Rete qualcuno ha criticato la tempistica dell’annuncio del processo fatta dalle autorità. Ad accusare Wu, lo scorso anno, una ragazza che ha raccontato che il cantante aveva fatto sesso con lei mentre era ubriaca. L'adolescente ha poi raccontato che altre sette ragazze l'avevano contattata per dire che Wu le aveva sedotte con promesse di lavoro e altre opportunità. Alcune erano minorenni.