Cina, nuove linee guida per le operazioni militari all'estero: tra le tensioni per Taiwan e quelle per il Pacifico
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Entreranno in vigore da questa mattina le nuove linee guida volute dal presidente Xi Jinping per le “operazioni militari diverse dalla guerra”. Cinquantanove articoli, promulgati dal presidente - che è a capo, pure, della Commissione militare centrale - di cui si sa ancora poco, visto che un testo completo non è stato pubblicato. Si tratta di uno schema per standardizzare i principi di base già esistenti e porre le basi legali per le truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione per svolgere missioni – in patria e all’estero – come il soccorso in caso di disastri naturali come terremoti e inondazioni, gli aiuti umanitari, le operazioni di peacekeeping e a protezione della salvaguardia della sovranità nazionale.
PECHINO - Entreranno in vigore da questa mattina le nuove linee guida volute dal presidente Xi Jinping per le “operazioni militari diverse dalla guerra”. Cinquantanove articoli, promulgati dal presidente - che è a capo, pure, della Commissione militare centrale - di cui si sa ancora poco, visto che un testo completo non è stato pubblicato. Si tratta di uno schema per standardizzare i principi di base già esistenti e porre le basi legali per le truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione per svolgere missioni – in patria e all’estero – come il soccorso in caso di disastri naturali come terremoti e inondazioni, gli aiuti umanitari, le operazioni di peacekeeping e a protezione della salvaguardia della sovranità nazionale.
Sono quelle che in gergo tecnico si chiamano “military operations other than war”, le operazioni condotte da unità militari al di fuori di un conflitto armato, schemi di cui sono dotati da anni vari Paesi del mondo, Cina compresa. Non è chiaro ancora che portata abbiano le nuove linee guida, ma non è irragionevole ritenere che apriranno la strada a un maggior numero di dispiegamenti di personale dell’esercito a livello globale al di là della semplice partecipazione alle missioni di pace delle Nazioni Unite, sostiene qualche analista.
“Le linee guida mirano a prevenire e neutralizzare i rischi e le sfide, a gestire le emergenze, a proteggere le persone e i beni, a salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi, la pace mondiale e la stabilità regionale”, scrive l’agenzia di Stato Xinhua. Il Global Times, il tabloid in lingua inglese affiliato al Partito, sottolinea l’impegno in questi anni delle forze armate cinesi nella lotta al Covid, il ruolo nei disastri naturali anche all’estero (gli aiuti a Tonga dopo l’eruzione del vulcano qualche mese fa) e nelle missioni antiterrorismo e antipirateria (specialmente in Africa).
“In alcuni casi, svolgendo queste operazioni all'estero, le truppe cinesi possono impedire che gli effetti di instabilità regionale si ripercuotano sulla Cina, assicurare rotte di trasporto vitali per materiali strategici come il petrolio o salvaguardare gli investimenti, i progetti e il personale cinese all’estero”, scrive il quotidiano. Gli schemi riassumono le esperienze accumulate dalle missioni e dalle pratiche passate, attingono ai risultati della ricerca sia militare che civile e standardizzano i principi di base, l'organizzazione e il comando, i tipi di attività, fornendo la base legale per le truppe per svolgere operazioni militari diverse dalla guerra, riassumono i media cinesi.
“Nell'approccio dell’Esercito di liberazione popolare, le operazioni militari non belliche si concentrano su operazioni diverse dalla guerra, incluse, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, operazioni come assistenza umanitaria e soccorso in caso di calamità, antiterrorismo e antipirateria”, scrive su Twitter Taylor Fravel, esperto di politica di sicurezza cinese al Mit. “È ancora presto per dire se ci sono grosse novità rispetto al passato”.
Linee guida che arrivano nel mezzo delle crescenti tensioni internazionali tra la guerra in Ucraina, le ambizioni cinesi nel Pacifico e la questione Taiwan. Secondo i media australiani - gli unici in realtà, finora, a dare risalto alle linee di Xi - la preoccupazione maggiore riguarda proprio il Pacifico, alla luce del patto sulla sicurezza siglato tra Pechino e le Isole Salomone che permette l’invio di navi militari per logistica e rifornimento e quello di forze di polizia per mantenere l’ordine sociale nell’arcipelago a soli duemila chilometri dalle coste australiane.
“L'estensione dei ruoli dell’esercito cinese a quelli militari non tradizionali non è rilevante, invece, per il caso di Taiwan”, spiega a Repubblica Steve Tsang, direttore del China Institute alla Soas di Londra. "Per quanto riguarda Taiwan, la Cina lo considera un affare interno e userà la forza se necessario. Queste misure non hanno niente a che vedere con un eventuale conflitto".