Nato, meeting a Bruxelles: più armi pesanti all'Ucraina. E lo spettro di un lungo conflitto
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - Parte la "Fase 2" della guerra in Ucraina. E il fronte occidentale è pronto compiere un salto nel sostegno a Kiev. Più armi, più pesanti e anche più soldi. Visto che il presidente americano Joe Biden ha annunciato un ulteriore trasferimento da un miliardo di dollari. La speranza di arrivare ad una tregua si allontana. Nel merito e nel tempo. Ieri nella prima giornata del vertice, i ministri della Difesa dell'Alleanza hanno quindi dato il via libera alle nuove operazioni.
Armi pesanti
"L'Ucraina ha bisogno di armi pesanti e di equipaggiamenti di ricognizione - ha spiegato il segretario generale del Patto, Jens Stoltenberg -. Mi aspetto dagli alleati un pacchetto completo di assistenza per passare dall'equipaggiamento dell'era sovietica all'era atlantica". Non sono state diverse le parole del Segretario alla Difesa americano Austin: "Lavoriamo per fornire ulteriori armi pesanti all'Ucr…
BRUXELLES - Parte la "Fase 2" della guerra in Ucraina. E il fronte occidentale è pronto compiere un salto nel sostegno a Kiev. Più armi, più pesanti e anche più soldi. Visto che il presidente americano Joe Biden ha annunciato un ulteriore trasferimento da un miliardo di dollari. La speranza di arrivare ad una tregua si allontana. Nel merito e nel tempo. Ieri nella prima giornata del vertice, i ministri della Difesa dell'Alleanza hanno quindi dato il via libera alle nuove operazioni.
Armi pesanti
"L'Ucraina ha bisogno di armi pesanti e di equipaggiamenti di ricognizione - ha spiegato il segretario generale del Patto, Jens Stoltenberg -. Mi aspetto dagli alleati un pacchetto completo di assistenza per passare dall'equipaggiamento dell'era sovietica all'era atlantica". Non sono state diverse le parole del Segretario alla Difesa americano Austin: "Lavoriamo per fornire ulteriori armi pesanti all'Ucraina e soddisfare le sue richieste urgenti per la difesa. Non possiamo permetterci di perdere slancio. Siamo ad un momento critico".
La Nato, dunque, è pronta al rilancio. Si tratta di una decisione maturata nelle ultime due settimane. E il fattore scatenante è stato il "no" di Putin al "Patto del grano" proposto dalla Turchia. In effetti nei giorni precedenti l'incontro tra Lavrov e Cavusoglu (8 giugno), gli Usa e i suoi alleati avevano rallentato i rifornimenti verso Kiev. Circostanza di cui Zelensky si era lamentato. Era una scelta, non un caso. Una sorta di segnale di buona volontà verso Mosca.
Il mancato accordo sul grano
Ma il rifiuto di aprire un "canale" per trasportare i cereali via mare, è stato interpretato da Washington e dai vertici atlantici come il segno che il Cremlino non aveva intenzione di arrivare ad alcun tipo di tregua. E che anzi, il suo obiettivo - come ha confermato ieri ancora Stoltenberg - è quello di allargare il conflitto oltre l'Ucraina. Ai territori che hanno aderito al Patto dopo il 1997 (come ad esempio i Baltici). Per di più sono state anche riportate prove che i russi hanno usato armi al fosforo non contro le persone ma sui campi di grano per renderli inservibili anche in futuro. Altra prova che le riserve alimentare sono ormai obiettivi di guerra.
Da quel momento, dunque, è scattata la "Fase 2". Che si basa su alcune richieste precise del governo ucraino: 300 lanciamissili a media gittata (80 km), 500 carri armati e 1000 obici. Da concentrare proprio nel Donbass. Che, almeno in questo momento, non può più diventare oggetto di trattativa. La tattica russa, del resto, punta a distruggere completamente tutto quel che c'è in quell'area. Perché, in realtà, l'interesse è per quel che c'è sotto la terra e non sopra: uno tra i più grandi giacimenti di gas d'Europa ancora inesplorato e uno altrettanto consistente di carbone.
Tutti fattori che stanno inducendo la Nato a non cedere. Pur nella consapevolezza dei tempi lunghi. Se non altro perché il passaggio dalle armi "sovietiche" a quelle "atlantiche" comporta un addestramento non breve delle truppe di Kiev. L'Italia non si sta sottraendo e in una certa misura è decisa a non discostarsi dalla linea della Casa Bianca. "Ribadiamo con determinazione - ha detto il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini - l'impegno a sostenere l'Ucraina per la difesa della sua sovranità e a perseguire incessantemente tutti gli sforzi per una soluzione diplomatica che porti alla pace".
Lo spettro di una escalation
L'unico Paese, in realtà, che non sblocca del tutto le sue consegne è la Germania. Le armi di Berlino sono ferme da oltre un mese suscitando una certa irritazione da parte degli alleati. Tanto che ieri il ministro della difesa tedesco ha dovuto pubblicamente fornire rassicurazioni.
Kiev: “Aiuto, stiamo perdendo”. La Russia potrebbe cambiare il nome a Mariupol, si chiamerà "Zdanov"
Il "salto di quantità" nel sostegno a Kiev, però, è accompagnato da non poche preoccupazioni. La parola che agita tutti colloqui è una sola: "Escalation". Il primo allarme si concentra in Bielorussia. Il sospetto è che in un conflitto di lungo periodo, Mosca possa chiedere l'aiuto fattivo di Minsk.
In quel caso, tutti sono consapevoli che alcuni alleati potrebbero reagire. Le attenzioni si concentrano in particolare sulla Polonia. Le due domande che allora si inseguono sono: come frenare Varsavia? Cosa fare in quella situazione? In questo quadro la visita di Draghi, Macron e Scholz a Kiev non è irrilevante. Il cancelliere tedesco ha superato i dubbi sulla concessione all'Ucraina dello status di candidato all'ingresso nell'Ue.
Il ruolo del presidente del consiglio italiano non è stato secondario. Il timore, infatti, è che un mancato riconoscimento politico possa essere interpretato da Mosca come un abbandono di Zelensky. E infatti è in corso un nervosissimo pressing anche di Moldavia e Georgia in questo senso. Il terrore è che se Bruxelles dovesse assegnare lo status solo a Kiev, l'aggressività del Cremlino possa essere dirottata su di loro. La guerra, quindi, è ancora lunga. L'invito rivolto al leader ucraino a partecipare al summit Nato di fine mese a Madrid ne è l'ultima prova.
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