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Draghi, Macron e Scholz incontrano Zelensky. È una tappa storica ma non sarà un incontro facile

Il cancelliere Scholz all'arrivo a Kiev (afp)
La situazione drammatica nel Donbass e i malumori verso la posizione tedesca complicano la visita
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KIEV - È una tappa storica, fondamentale, anche come segnale a Est, in direzione Mosca. Ma non sarà un incontro facile, quello di Emmanuel Macron, Mario Draghi e Olaf Scholz con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per la prima volta i tre visitano insieme l’Ucraina, ma a Kiev i malumori nei confronti soprattutto della Germania e della Francia sono enormi. Temi dell’incontro saranno l’adesione dell’Ucraina alla Ue e nuovi aiuti umanitari e militari a un Paese che in questi giorni vive una situazione drammatica in Donbass, dove le truppe russe stanno lentamente ma inesorabilmente ottenendo un successo militare dopo l’altro e imprimendo una svolta drammatica al conflitto. 

 

Appello all'Occidente

Nei giorni scorsi da Kiev è arrivato un nuovo appello drammatico all’Occidente sulla fornitura di armi: solo un decimo di quelle richiesta dall’Ucraina sono arrivate a destinazione. E il viceministro…

KIEV - È una tappa storica, fondamentale, anche come segnale a Est, in direzione Mosca. Ma non sarà un incontro facile, quello di Emmanuel Macron, Mario Draghi e Olaf Scholz con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per la prima volta i tre visitano insieme l’Ucraina, ma a Kiev i malumori nei confronti soprattutto della Germania e della Francia sono enormi. Temi dell’incontro saranno l’adesione dell’Ucraina alla Ue e nuovi aiuti umanitari e militari a un Paese che in questi giorni vive una situazione drammatica in Donbass, dove le truppe russe stanno lentamente ma inesorabilmente ottenendo un successo militare dopo l’altro e imprimendo una svolta drammatica al conflitto. 

 

Appello all'Occidente

Nei giorni scorsi da Kiev è arrivato un nuovo appello drammatico all’Occidente sulla fornitura di armi: solo un decimo di quelle richiesta dall’Ucraina sono arrivate a destinazione. E il viceministro alla Difesa, Anna Malyar, è stata ancora più esplicita alla vigilia dell’arrivo dei tre leader dei maggiori Paesi europei a Kiev: “Non importa quanto ci impegniamo, quanto bravi siano i nostri soldati: senza l’aiuto dei nostri partner occidentali non saremo in grado di vincere questa guerra”. 

 

Ma c’è una questione che lega indubbiamente Draghi, Macron e Scholz, e che non può cedere all’irritazione ucraina. I tre leader europei hanno spinto - con sfumature diverse - per mantenere uno spiraglio aperto per un futuro negoziato con Vladimir Putin. Dalla Romania è stato ancora una volta il capo dell’Eliseo il più esplicito: ”Vogliamo costruire la pace, il che significa che a un certo punto serve un cessate il fuoco e che i colloqui devono riprendere”. E il motivo è comprensibile ed è reso ancora più urgente dall’avvertimento pesante arrivato da Mosca alla vigilia del viaggio a Kiev dei tre leader europei. 

L'arma del gas

Il taglio del gas all’Italia e alla Germania imposto da Gazprom ha d’un lato l’obiettivo banale di aumentare le pressioni politiche su Roma e Berlino. Ma serve anche a mantenere alto il prezzo del metano, aggravando il peso delle bollette in tutto il continente. E qui sta il motivo più forte dell’insistenza con cui Draghi, Macron e Scholz spingono per la prospettiva di una soluzione negoziale. Il rischio, alla vigilia di un anno cruciale in cui si voterà in Italia, è la prospettiva di ritrovarsi i gillet gialli in piazza in tutta Europa e i partiti populisti e filorussi infiammati dalle bollette alle stelle e da una guerra lunga e sfiancante, anche per le ripercussioni sul continente. Inoltre, la guerra sta accendendo attraverso il blocco dei porti e lo stoccaggio forzato di 23,5 milioni di tonnellate di cereali ucraini, una mostruosa crisi alimentare in Africa che potrebbe provocare una nuova ondata migratoria e risvegliare il terrorismo islamico. Altra benzina al fuoco dei populisti che Draghi, Macron e Scholz vogliono assolutamente spegnere prima che divampi nuovamente in Europa.

 

La lentezza tedesca

Il cancelliere tedesco Scholz arriva in Ucraina inseguito da una foto che impazza sul web e che lo associa a una lumaca che trasporta una pallottola: dalla promessa strappata a fatica alla Germania di fornire anche armi pesanti all’Ucraina sono passate settimane e non ne è arrivata neanche una. Alla vigilia della partenza di Scholz, l’ambasciatore ucraino Melnyk lo ha incalzato sugli 88 tank Leopard e i 100 Marder che potrebbero essere forniti subito da Rheinmetall e che aspettano l’ok di Berlino. Inoltre Scholz è stato finora il più scettico sull’adesione di Kiev all’Unione europea: dietro le quinte gli sherpa tedeschi hanno sempre frenato, ricordando che ci sono sei Paesi dei Balcani occidentali che attendono di concludere il processo da anni. Oggi dovrebbe arrivare il via libera dalla Commissione europea alla richiesta di Kiev, ma condizionato. La prossima settimana è attesa una discussione difficile al Consiglio europeo.

 

Il dialogo con Putin

Il presidente francese, che ha fatto tappa in Romania e in Moldavia prima di raggiungere i suoi omologhi sul treno per Kiev, è il leader europeo che ha ostentato maggiormente la necessità di mantenere aperto un dialogo con Vladimir Putin. La Francia è stata poi negli ultimi mesi l’ostacolo maggiore all’ingresso dei sei Paesi balcanici nella Ue e ha frenato fino a poco tempo fa anche sull’Ucraina. Ieri Macron ha sottolineato che anche la Moldavia “non dovrebbe essere dissociata dalla prospettiva che daremmo all’Ucraina”. 

L’impegno esplicito di Mario Draghi per un via libera di Kiev alla Ue - unico tra i tre leader maggiori - è stato dunque notato con favore dal governo ucraino. Così come l’impegno presidente del Consiglio italiano ad approvare rapidamente i sei pacchetti di sanzioni europee contro Putin varati degli ultimi tre mesi, anche quando significavano enormi sacrifici per gli europei. In questo Draghi è stato sicuramente più deciso di Scholz, pur dipendendo l’Italia enormemente dalle forniture energetiche russe, esattamente come la Germania.