I leader europei in treno verso Kiev. Quello scatto di Draghi, Macron e Scholz che unisce l'Ucraina all'Europa
dal nostro inviato Tommaso Ciriaco , dal nostro inviato Tommaso CiriacoDal treno Medika-Kiev (Ucraina) - Notte triste come la guerra, lunghissima come l'Ucraina che non finisce mai. Notte di leader che dormono in cuccetta. Ognuno, su questo treno, ha la sua notte. Mario Draghi guida, vagone numero uno. Emmanuel Macron al centro del convoglio, Olaf Scholz in coda. Undici ore di rotaie che gracchiano, il buio intorno. A scandire un viaggio che è già un fotogramma della storia d'Europa.
L'ultimo ad atterrare all'aeroporto polacco di Rzeszow Jasionka è Draghi. L'aereo presidenziale francese è già fermo. Occupa uno spazio infinito. Lo scalo è civile, si fa per dire: batterie antimissile puntate verso il confine punteggiano il contorno della pista, cingono le ali degli aerei che atterrano, vigilano sull'estremo fianco est dell'Unione.
Check point a piedi
Un'ora in corteo e si attraversa il confine. L'ultima immagine di Polonia è una chiesa, un croce di legno gigante e …
Dal treno Medika-Kiev (Ucraina) - Notte triste come la guerra, lunghissima come l'Ucraina che non finisce mai. Notte di leader che dormono in cuccetta. Ognuno, su questo treno, ha la sua notte. Mario Draghi guida, vagone numero uno. Emmanuel Macron al centro del convoglio, Olaf Scholz in coda. Undici ore di rotaie che gracchiano, il buio intorno. A scandire un viaggio che è già un fotogramma della storia d'Europa.
L'ultimo ad atterrare all'aeroporto polacco di Rzeszow Jasionka è Draghi. L'aereo presidenziale francese è già fermo. Occupa uno spazio infinito. Lo scalo è civile, si fa per dire: batterie antimissile puntate verso il confine punteggiano il contorno della pista, cingono le ali degli aerei che atterrano, vigilano sull'estremo fianco est dell'Unione.
Check point a piedi
Un'ora in corteo e si attraversa il confine. L'ultima immagine di Polonia è una chiesa, un croce di legno gigante e una bandiera bianca e rossa. Si passa il check point a piedi, in mezzo al nulla. Luce fioca, un po' di fango sulle scarpe dei leader. Siamo a Medika. Non era previsto che avvenisse proprio qui, ma un inconveniente tecnico complica all'ultimo la salita a bordo. Le lamiere sono colorate di Ucraina. Un secondo convoglio segue a distanza, dovesse mai servire per un intoppo. Ad ogni angolo, i servizi e i corpi speciali circondano i tre presidenti. Pronti a tutto: accompagnamento, protezione, esfiltrazione.
Quando ancora i vagoni si muovono a singhiozzo, la polizia ucraina di frontiera ferma il treno per controllare i passaporti dei presenti. Pochi chilometri e si entra davvero in un Paese in guerra. A un tratto passa Draghi, passo veloce nonostante un corridoio stretto. Va da Macron. Si ritrovano nel salottino del francese assieme a Scholz. Ci restano quasi tre ore, fino alle due e mezza di notte.
Vertice in vagone
Il vertice del vagone è immortalato in uno scatto: amuchina e acqua liscia con ghiaccio, tende pesanti con fantasie anni ottanta, sedie tracciate da rombi giallognoli. E poi un tavolone opaco, il televisore incastrato in un mobile di legno pesante. L'orologio segna l'ora e ferma l'attimo della fotografia: mezzanotte e cinquantaquattro minuti. Tutto è sobrio, dimesso, un po' dismesso, perché intorno c'è a guerra e non c'è tempo per i dettagli. Eppure c'è la storia in questo scatto, l'Europa che porta l'Unione a Kiev.
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Gli uomini della sicurezza ucraina hanno le occhiaie, mentre barcollano tra i vagoni. E quindi che tutto a bordo sia spartano - le divise delle delegazioni e l'acqua gassata, l'ocra triste degli interni e pure il tono di voce degli europei in missione - è un omaggio anche a loro che resistono, a un Paese trasformato in bunker. Anche lo stile dei leader si adatta, si plasma sulla scelta di portare la politica sul campo, campo di guerra per davvero. Emmanuel Macron in camicia bianca e colletto alzato. Mario Draghi con il maglioncino per l'aria condizionata. Olaf Scholz in jeans e camicia nera a maniche corte che non va più di moda.
L'Europa in Ucraina
Uno scatto nella notte, mentre il treno corre dal confine polacco, dritto verso la capitale. Le cartelle sul tavolo restano chiuse durante la fotografia. E con loro, sigillata, la linea di ciascun leader, le loro differenze, la scelta di essere comunque insieme al cospetto del Presidente che resiste allo Zar. Sono le tre del mattino, dormono qualche ora prima di Kiev. Preparano l'incontro di domani con Zelensky, a cui diranno che potrà entrare, un giorno. La conferenza stampa congiunta. E la visita a Irpin, dove i russi hanno fatto strage di umanità.
Il treno corre. È l'alba, poi mattino. Kiev già si vede. I tre non ci erano ancora stati. L'Ucraina dà il benvenuto all'Europa. Non bussa soltanto, è pronta a mettere un piede nella porta: che nessuno cambi idea.