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L'Ucraina, l'Europa, le sanzioni: cosa ha detto Putin a San Pietroburgo

(reuters)
Il mondo unipolare è finito; la Ue ha perso sovranità e le restrizioni all'economia russa non funzionano: è davvero così? Domande e risposte per capire il discorso del presidente russo al forum economico internazionale 
3 minuti di lettura

LONDRA - Il mondo unipolare a guida americana è finito, l'Unione Europea ha perso la sua sovranità facendosi dettare dagli Stati Uniti la linea sull'Ucraina, la Russia raggiungerà tutti i suoi obiettivi militari e le sanzioni occidentali non hanno pesato sulla sua economia, piuttosto il contrario: provocheranno caos, disagi e cambiamenti politici nei Paesi che le hanno intraprese. Questo in breve il succo del discorso tenuto oggi da Vladimir Putin al Summit Economico Internazionale di San Pietroburgo. Ma perché questo attacco ideologico all'Occidente, proprio nel giorno in cui il capo del Cremlino lancia anche un attacco economico, riducendo le forniture di gas all'Europa? Ecco qualche domanda e risposta per capire le sue intenzioni.

LONDRA - Il mondo unipolare a guida americana è finito, l'Unione Europea ha perso la sua sovranità facendosi dettare dagli Stati Uniti la linea sull'Ucraina, la Russia raggiungerà tutti i suoi obiettivi militari e le sanzioni occidentali non hanno pesato sulla sua economia, piuttosto il contrario: provocheranno caos, disagi e cambiamenti politici nei Paesi che le hanno intraprese. Questo in breve il succo del discorso tenuto oggi da Vladimir Putin al Summit Economico Internazionale di San Pietroburgo. Ma perché questo attacco ideologico all'Occidente, proprio nel giorno in cui il capo del Cremlino lancia anche un attacco economico, riducendo le forniture di gas all'Europa? Ecco qualche domanda e risposta per capire le sue intenzioni.

Come mai Putin è intervenuto in questo momento?

Il suo discorso al Forum di Pietroburgo era previsto. Tuttavia è curioso che la sfuriata anti-occidentale sia arrivata esattamente 24 ore dopo la visita a Kiev dei leader dei tre maggiori Paesi della Ue, il tedesco Scholz, il francese Macron e l'italiano Draghi, e nel giorno in cui Bruxelles offre formalmente all'Ucraina lo status di "Paese candidato" a entrare nell'Europa unita. Il tono usato dal presidente russo contro l'Europa indica chiaramente che l'iniziativa lo ha irritato. Ufficialmente ha invaso l'Ucraina per impedirle di entrare nella Nato, ma la ragione di fondo è che non vuole una democrazia di stampo occidentale sulla porta di casa, perché rappresenterebbe una sfida al suo modello, un esempio che anche i russi potrebbero desiderare di seguire: e un futuro ingresso di Kiev nella Ue rafforza esattamente questo modello. La Ue non ha un articolo di difesa collettiva come quello della Nato, almeno non ancora, ma Putin si rende conto che attaccare un Paese della Ue ha gravi conseguenze quasi quanto attaccare un Paese della Nato. Perciò ha risposto accusando l'Europa di avere perso la propria sovranità e di seguire l'America come un cagnolino.

Ma è vero che il mondo unipolare è finito?

Sì, ma questo non per merito di Putin o come conseguenza della sua guerra in Ucraina. È l'ascesa della Cina come nuova superpotenza a disegnare un mondo multipolare o almeno bipolare. Nel quale, peraltro, gli Stati Uniti non hanno lo stesso ruolo di leadership assoluta che avevano all'inizio della guerra fredda, perché nel frattempo l'Europa è cresciuta, si è consolidata e rappresenta a sua volta un polo politico, economico e potenzialmente militare con cui il resto del mondo deve fare i conti.

Ci sono prove che la Ue si è fatta dettare la linea da Washington sull'Ucraina?

No. È vero che nella prima fase della guerra gli Usa sono stati i più determinati nell'offrire aiuti militari a Kiev e nel dire che la Russia "non deve vincere" questo conflitto. Ma al loro fianco si è subito schierato il Regno Unito. E nella seconda fase della guerra sono state casomai le pressioni europee a spingere poco per volta l'amministrazione Biden verso affermazioni e toni più cauti riguardo agli obiettivi finali dello scontro bellico, che hanno portato anche la Casa Bianca a parlare della necessità di una soluzione negoziata.

È realistico affermare che le sanzioni danneggiano più chi le fa di chi le riceve?

Neanche questo è un ragionamento originale: in un certo senso è spesso stato così anche in passato. In realtà il danno, nel caso attuale, sembra reciproco. L'Europa ha problemi in primo luogo energetici. Ma la Russia non troverà in Cina o altrove sostituti con cui rimpiazzare il 40 per cento di importazioni di gas europee. L'appello di Putin a investire in Russia e il bassissimo profilo di imprenditori stranieri al summit di San Pietroburgo rivelano che Mosca ha seri motivi per preoccuparsi nel medio e lungo termine.

Putin assicura che tutti gli obiettivi militari verranno realizzati: c'è da credergli?

Bisognerebbe sapere quali sono i suoi obiettivi. Il 24 febbraio, quando attaccò Kiev e cercò di assassinare Zelensky, chiaramente puntava a prendersi tutta l'Ucraina. Adesso ne controlla il 20 per cento circa, per lo più nelle zone dove risiedeva la minoranza della popolazione di origine e lingua russa. Si vedrà nei prossimi mesi se proverà e riuscirà ad andare oltre.

Il capo del Cremlino predice che le élite europee saranno in difficoltà: ha ragione?

É quello che la sua Russia spera da anni e cerca di ottenere con pressioni, manipolazioni, ricatti. Ma il presidente francese Macron è stato rieletto, Scholz ha appena preso il potere e Draghi per ora mantiene il timone saldamente su una linea senza cedimenti rispetto all'invasione dell'Ucraina. La verità è che l'Europa, con tutti i suoi problemi, per ora sta uscendo da questa prova meglio e più unita di quanto ci si potesse aspettare.

In definitiva cosa dimostra questo discorso di Putin?

Che il presidente russo è spaventato, arrabbiato e sempre più paranoico. Come Alice nel Paese delle Meraviglie, vede un mondo rovesciato rispetto alla realtà: incapace di ammettere che ucraini, moldavi e georgiani desiderano l'Europa per mettersi al riparo dalla minaccia di Mosca e perché vedono nella Ue un futuro migliore. Incapace di ammettere che 15 mila milionari russi fuggono all'estero e molti di più li seguirebbero se potessero. Parafrasando la fiaba su Alice, il suo è il Paese delle Non Meraviglie, ma Putin rifiuta di ammetterlo. Per cui immagina il declino occidentale e la resurrezione di Santa Madre Russia.