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Sul cammino della Georgia verso l'ingresso nell'Ue il peso dell'influenza russa

La presidente georgiana Salome Zourabichvili con una bandierina dell'Ue (ansa)
Dalla fine dell'Urss, di cui faceva parte, nel Paese sono iniziati i conflitti con le regioni separatiste filorusse di Abkhazia e Ossezia del Sud, subito appoggiate da Mosca. Oggi la Commissione di Bruxelles ha rimandato il discorso su una possibile adesione di Tbilisi all'Ue
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Georgia e Ue hanno avviato nel 2004 il percorso di vicinato e nel 2008 l’accordo di partenariato: nel 2021 Tbilisi ha preparato la domanda per il riconoscimento di stato membro dell’Ue e l’ha presentata il 3 marzo 2022, a guerra iniziata. Ma il cammino della Georgia per diventare il 28esimo stato membro Ue è molto difficile. Le relazioni con l’Ue e la Nato sono influenzate pesantemente dalla Russia per la quale la Georgia, Paese natale di Stalin, ha un peso storico e geopolitico molto forte: chi prende Tbilisi prende il Caucaso. Non sarà facile per l’Ue.


La Georgia presenta criticità più forti rispetto alla Moldavia, altra repubblica ex sovietica c…

Georgia e Ue hanno avviato nel 2004 il percorso di vicinato e nel 2008 l’accordo di partenariato: nel 2021 Tbilisi ha preparato la domanda per il riconoscimento di stato membro dell’Ue e l’ha presentata il 3 marzo 2022, a guerra iniziata. Ma il cammino della Georgia per diventare il 28esimo stato membro Ue è molto difficile. Le relazioni con l’Ue e la Nato sono influenzate pesantemente dalla Russia per la quale la Georgia, Paese natale di Stalin, ha un peso storico e geopolitico molto forte: chi prende Tbilisi prende il Caucaso. Non sarà facile per l’Ue.


La Georgia presenta criticità più forti rispetto alla Moldavia, altra repubblica ex sovietica che ha avviato il cammino verso Bruxelles con la guerra in Ucraina. Dalla fine dell’Urss in Georgia sono iniziati subito i conflitti con le regioni separatiste filorusse di Abkhazia e Ossezia del Sud (Stalin era di origine osseta) subito appoggiate da Mosca. Nel 2004 la rivoluzione delle Rose porta al governo il giovane Mikhail Saakashvili, atlantista di ferro: nell’aprile 2008 Georgia e Ucraina (i due Paesi hanno percorsi molto simili) chiedono di entrare nella Nato e gli Usa aprono subito la porta a Tbilisi. Ma Francia, Germania e Italia la richiudono subito per timore della reazione russa. Che non si fa attendere: tre mesi più tardi Putin usa il pretesto di tensioni fra Tbilisi e le due regioni separatiste e manda l’esercito in Ossezia del Sud e Abkhazia, le riconosce, stabilisce governi fantoccio e lascia le truppe a presidiare i confini, difesi ancora oggi dai tank russi.


E la situazione rimane molto tesa: 17 luglio il leader dell’Ossezia del sud, Anataloj Bibilov, ha fissato un referendum per unirsi a Mosca attraverso la regione consorella della Ossezia del Nord, che fa parte della federazione russa: tank e referendum, la stessa dottrina che Putin vorrebbe attuare in Crimea e in Donbass. L’Abkhazia, importante dal punto di vista economico perché affaccia sul mar Nero, ha un percorso molto simile: guerra con Tbilisi nel 1992, poi nel 2008 intervento di Putin e riconoscimento – cioè protezione – della Russia.


Sarà molto difficile per l’Ue trovare una soluzione a queste due spine nel fianco. Ma ci sono altre criticità: la Georgia deve migliorare gli standard del proprio sistema economico e giudiziario, soprattutto in materia di rispetto dei diritti umani e delle minoranze: azeri, armeni, curdi, osseti, almeno il 30% della popolazione. Infine la questione Saakashvili, ex presidente in carcere torturato con accuse pesanti rivolte al governo, è molto delicata: l’ex primo ministro svedese Carl Bildt e la presidente moldava Maia Sandu hanno chiesto all’Ue di garantire i diritti di Saakashvili. E sul governo di Tbilisi non mancano le ombre degli oligarchi georgiani amici di Putin.

L’imbarazzo di Bruxelles è forte, ma potrebbe aumentare di fronte ai maldipancia dei Paesi balcanici, Montenegro e Bosnia Erzegovina in primis, che aspettano da decenni di avviare il cammino verso l’Ue. In mezzo c’è la guerra in Ucraina che potrebbe accelerare il riconoscimento per la Georgia di status di Paese membro ma la chiesa ortodossa georgiana è molto forte e conservatrice, e il rispetto dei diritti di omosessuali e donne è un’altra questione aperta. “Come molti Paesi postsovietici, la Georgia risente del fatto che dopo la caduta del comunismo fra Russia e Occidente non si è trovato un linguaggio comune e adesso la situazione è nettamente peggiorata”, spiega Aldo Ferrari docente all’università Ca’ Foscari di Venezia e direttore per l’Istituto per gli studi di politica internazionale della divisione ricerche su Causaco e Asia centrale.