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Ucraina nell'Ue, sì della Commissione. Ma servono riforme su corruzione e su magistratura

Parere positivo anche per l'ingresso della Moldavia, mentre il discorso è rimandato per la Georgia
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La Commissione Ue dà il via libera allo “status” di candidato ad entrare nell’Unione europea per l’Ucraina. E con Kiev il disco verde anche per la Moldavia. Mentre per la Georgia il giudizio è sospeso e viene rivolto l’invito al Consiglio europeo di effettuare un’ulteriore valutazione. “L’Ucraina – ha detto la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, al termine della riunione collegiale – merita la prospettiva europea. Deve ottenere lo  status, ma certo manca ancora del lavoro da fare”. “Gli ucraini – ha rimarcato – sono pronti a morire per la prospettiva europea. Vogliamo che vivano con noi il sogno europeo".

La Commissione, dunque, concede questo primo riconoscimento a Kiev, ma non nasconde che per compiere gli ulteriori passi bisogna lavorare ancora. “Si tratta di un processo – ha spiegato ancora – basato solo sui meriti. Il futuro &eg…

La Commissione Ue dà il via libera allo “status” di candidato ad entrare nell’Unione europea per l’Ucraina. E con Kiev il disco verde anche per la Moldavia. Mentre per la Georgia il giudizio è sospeso e viene rivolto l’invito al Consiglio europeo di effettuare un’ulteriore valutazione. “L’Ucraina – ha detto la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, al termine della riunione collegiale – merita la prospettiva europea. Deve ottenere lo  status, ma certo manca ancora del lavoro da fare”. “Gli ucraini – ha rimarcato – sono pronti a morire per la prospettiva europea. Vogliamo che vivano con noi il sogno europeo".

La Commissione, dunque, concede questo primo riconoscimento a Kiev, ma non nasconde che per compiere gli ulteriori passi bisogna lavorare ancora. “Si tratta di un processo – ha spiegato ancora – basato solo sui meriti. Il futuro è nelle loro mani”. È quindi evidente che nella scelta di Bruxelles c’è soprattutto un segnale politico alla Russia. L’esame sui requisiti per entrare effettivamente nell’Unione viene di fatto rimandato. Ma evidentemente in questi giorni non c’è bisogno di una procedura ordinaria. L’obiettivo era ed è un altro. Quello di proteggere l’Ucraina dall’attacco russo. Poi i requisiti che dovranno essere esaminati nei prossimi sei mesi per avviare concretamente i negoziati o addirittura mettere in discussione lo “status” appartengono ad un’altra pagina. Dal punto di vista procedurale e burocratico oggi è tutto ambiguo e impreciso perché la situazione inevitabilmente non consente scelte nette.

I punti dolenti

L’esecutivo europeo ritiene infatti che l’Ucraina abbia raggiunto obiettivi in diversi settori: dall’istruzione alle infrastrutture. Può contare su una base economica, prima della guerra, solida, con un deficit al 2 per cento e un debito pubblico al 50 per cento. Ma non mancano punti dolenti: si concentrano sullo stato di diritto e anche sulla magistratura. Sui diritti fondamentali. Settori che richiedono misure ulteriori. Come la lotta alla corruzione che necessita nuovi interventi (“Speriamo che presto entrino in funzione i nuovi strumenti approvati”) visto che tutte le ricerche confermano che il tasso di corruzione (“L’attuale governo è nato proprio per la spinta a combattere questa piaga”) è tra i più elevati. La recente legge contro gli oligarchi – ha sottolineato Von der Leyen – è "apprezzabile”. Ma poi ammette: “Non sarà possibile raggiungere tutti gli obiettivi se la guerra rimane in corso”.

I casi di Moldavia e Georgia

La Commissione ha svolto un discorso analogo sulla Moldavia: “Merita questa prospettiva ma ha bisogno di riforme. Ha le potenzialità per rispettare i requisiti richiesti”.

L’unica bocciatura riguarda dunque la Georgia. Gli appunti di Bruxelles si concentrano sulla coesione politica di questo Paese che non sembra unitariamente convinto di aderire all’Ue. La presidente della Commissione non nega la prospettiva, anzi esorta il Consiglio europeo a “concedere una prospettiva europea, ma di valutare se il Paese rispetta una serie di condizioni prima di concedergli lo status di candidato”.


Il presidente ucraino Zelenski esulta: “È una giornata storica”. Questo comunque è solo il primo passaggio. La prossima settimana toccherà al Consiglio europeo accogliere all’unanimità il parere della Commissione. E già in quella sede non è escluso che qualche stato membro possa sollevare eccezioni. Il percorso successivo, poi, sarà tutto da scrivere. E i tempi per l’eventuale effettiva adesione non saranno lunghi, ma lunghissimi.