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Kherson, la resistenza dei partigiani ucraini contro gli invasori russi

(afp)
Nella regione occupata dalle truppe di Mosca si moltiplicano le azioni di sabotaggio contro l’aggressore, organizzate dai civili ma anche da vere e proprie truppe partigiane
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KIEV - Quando si sono diffusi i video della “Giornata della Russia” nella città occupata di Kherson e sono apparse ovunque le triste immagini di sparute famigliole che ciondolavano e applaudivano attorno a un palco, sventolando diligenti le bandiere rosse, bianche e blu, nella vicina Golaya Pristan hanno precipitosamente smontato il palco e annullato la festa. Meglio evitare un altro flop in mondovisione. Putin entusiasma poco, nei territori invasi dal suo brutale esercito. Domenica scorsa, la solenne celebrazione della “Giornata della Russia” non è andata benissimo.


Nelle zone a sudest conquistate dai battaglioni russi già a marzo, afflitte ora da una precipitosa e violenta russificazione, stanno persino distribuendo passaporti russi a tutti i bambini nati dopo il 24 febbraio, la data dell’invasione di Putin. Ma nella regione di Kherson, come confermano vari attivisti contattati da Repubblica, si moltiplicano le azioni di sabot…

KIEV - Quando si sono diffusi i video della “Giornata della Russia” nella città occupata di Kherson e sono apparse ovunque le triste immagini di sparute famigliole che ciondolavano e applaudivano attorno a un palco, sventolando diligenti le bandiere rosse, bianche e blu, nella vicina Golaya Pristan hanno precipitosamente smontato il palco e annullato la festa. Meglio evitare un altro flop in mondovisione. Putin entusiasma poco, nei territori invasi dal suo brutale esercito. Domenica scorsa, la solenne celebrazione della “Giornata della Russia” non è andata benissimo.


Nelle zone a sudest conquistate dai battaglioni russi già a marzo, afflitte ora da una precipitosa e violenta russificazione, stanno persino distribuendo passaporti russi a tutti i bambini nati dopo il 24 febbraio, la data dell’invasione di Putin. Ma nella regione di Kherson, come confermano vari attivisti contattati da Repubblica, si moltiplicano le azioni di sabotaggio e di resistenza contro l’aggressore, organizzate dai civili ma anche da vere e proprie truppe partigiane. Forse non è un caso che a Kherson siano nate le famigerate camere segrete delle torture, dove civili e attivisti vengono seviziati ferocemente dagli aguzzini al soldo del Cremlino. Un inferno intimidatorio.



Come scriveva Beppe Fenoglio, i partigiani sono per lo più bravi ragazzi e come tali hanno dei brutti difetti. In città, da quando si sono moltiplicate le notizie di una controffensiva ucraina che starebbe spingendo verso il Dnipro per tentare di riconquistare tutta la regione di Kherson, sono comparsi cartelli ironici che avvertono: “Rostov (Russia): 558 km. Esercito ucraino: 10 km”. Certo, la liberazione della città, ha ammesso il generale ucraino Dmitry Marchenko, “non sarà facile”. Ma mentre aumentano le voci sui progressi della ‘reconquista’, i civili si sono organizzati da un pezzo. Tanto che anche Mosca sta correndo ai ripari: secondo la viceministra della Difesa ucraina Anna Malyar, starebbe trasferendo cittadini russi negli appartamenti lasciati vuoti dagli ucraini fuggiti all’inizio della guerra. Un gesto disperato per rafforzare il fronte interno dei fedelissimi a Mosca.

Kherson, conferma Ivan Antypenko, attivista e giornalista, “è diventata una delle capitali della resistenza”. Lo videochiamiamo mentre è in una zona segreta della regione; ogni tanto dobbiamo fermarci perché un missile gli sibila sopra la testa. Ha il volto contratto dalla tensione ma ci racconta che i partigiani hanno compiuto almeno due azioni di cui è venuto a diretta conoscenza. “Hanno crivellato di colpi di pistola il blogger collaborazionista Valery Kulesciov. Stava uscendo di casa, lo hanno ucciso mentre cercava di raggiungere la sua macchina. Kulesciov era un delatore pericoloso, denunciava ai russi chiunque avesse fatto il soldato o fosse nelle forze territoriali, prima dell’invasione”. Un’altra azione dei partigiani è datata 12 giugno. “C’è stata una bomba al centro di Kherson; l’obiettivo erano due agenti dell'Fsb (i servizi di intelligence russi, ndr). Uno è morto, l’altro è stato pesantemente ferito”.



Qualche giorno fa è circolata anche la notizia che un’autobomba fosse stata piazzata in città per uccidere il sindaco filorusso. Ivan annuisce, ma invita alla cautela: “So che c’è stata una bomba e alcuni feriti e che corre voce che il sindaco sia scampato all’attentato. Ma non posso confermarlo con certezza. Quello che so per certo è che il suo ufficio sta reclutando collaborazionisti”. E la caccia ai filroussi che tradiscono i loro concittadini ucraini, tra i civili, è diffusa. Per le strade del centro sono appesi molti cartelli con il volto di un certo Kirill Kulyk; sul web impazzano liste di presunti traditori filorussi con i nomi e gli indirizzi di casa.

Un altro obiettivo ovvio delle azioni di resistenza ucraina sono i soldati di Putin. Sergii Danylov parla di “riunioni quotidiane” dei partigiani, di una continua riflessione su come opporsi all’invasore. Raggiunto su Signal per non essere rintracciato, ci racconta che “nei giorni scorsi, i partigiani hanno dato della vodka avvelenata a cinque soldati russi. Il giorno dopo hanno raccolto i loro cadaveri davanti al municipio. E un’autobomba è riuscita a far fuori quattro militari russi”.



E tre giorni fa un video che circola sui social media sembra persino raccontare una rappresaglia ucraina dopo il bombardamento russo di un deposito di artiglieria a Pryluky, nella regione di Chernihiv. A Nova Kakhovka, nella regione di Kherson, gli ucraini hanno fatto saltare un deposito di munizioni russe. Nel villaggio di Chkalove, invece, i resistenti hanno scoperto una base di mercenari russi e trasmesso le coordinate all’esercito ucraino che l’ha bombardata con colpi di artiglieria esplosi a 12 km di distanza. Un attacco confermato da Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Quell’azione avrebbe fatto duecento vittime tra i mercenari russi. 

Le azioni dei resistenti spaziano dalle azioni militari a semplici incursioni “situazioniste”. A Kherson e nei villaggi dell’area, racconta Sergii, si moltiplicano panchine e muri dipinti nottetempo di blu e giallo o "altoparlanti sparsi in tutta la città che a un certo punto suonano contemporaneamente l’inno ucraino - è successo nella Giornata della Russia - o nastri con i colori della bandiera appesi agli alberi”. Qualcuno, più irriverente, ha sparso persino delle feci sulle “Z” disegnate a terra - il simbolo più famigerato della guerra di Putin. In un quartiere dell’est della città “hanno strappato la bandiera russa e ammainato quella ucraina”. E in città spuntano un po’ ovunque cartelli rivolti ai russi: “se vuoi sopravvivere, arrenditi”.

Troppo spesso, però, sono ancora gli ucraini a doversi arrendere alla brutalità dell’oppressore. Raggiungiamo Alisa Horshkova al telefono mentre è in Germania, scappata nelle prime settimane dell’occupazione da Kherson. Suo cugino Andrij era un partigiano prima di essere catturato dai russi il 30 marzo scorso e chiuso nelle orribili e segrete prigioni delle torture: “il suo compito era stato, dopo l’invasione russa, quello di girare ai servizi segreti ucraini e all’esercito informazioni sulle postazioni e sugli spostamenti militari del nemico. Ma non sappiamo niente, sembra sia stato trasferito in Crimea perché è comparso lì in una lista per un processo-farsa che si dovrebbe tenere a breve”. I russi non hanno mai confermato di aver catturato suo cugino, “ma lo so da altri carcerati che sono stati scambiati con prigionieri russi e liberati. E che hanno raccontato che è stato torturato al lungo”. 

Alisa non ha molte speranze che il cugino Andrij possa riconquistare la libertà. Dalle scarse informazioni che è riuscita a ottenere anche attraverso il loro avvocato, i russi lo hanno accusato di aver complottato per uccidere Natalya Potlonskya. Una donna famosa in tutto il Paese: collaborazionista della prima ora, già ai tempi dell’annessione della Crimea, ex procuratrice, è diventata da tempo consigliera al Cremlino. "I russi hanno costruito delle accuse false per incriminarlo. È accusato di essere il comandante dell’unità locale della difesa territoriale ucraina, di aver complottato contro Mosca”. Insomma, di essere un partigiano.