Elezioni in Francia, il timore di Bruxelles: “Ora Ue più debole nella partita con Mosca”
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - A Bruxelles da ieri è scattato l'allarme rosso. Le elezioni in Francia rappresentano un vero e proprio corto circuito per l'Unione. L'instabilità in quel Paese significa precarietà e debolezza nell'Ue.
Le telefonate tra i vertici della Commissione e i rappresentanti francesi sono state tanto intense quanto preoccupate. Anche perché lo stallo si sta materializzando a pochi giorni da un Consiglio europeo considerato decisivo. L'emergenza provocata dalla guerra in Ucraina sta ormai esplodendo nel resto dell'Europa. E un'"anatra zoppa" all'Eliseo non è il modo migliore per affrontare l'emergenza.
BRUXELLES - A Bruxelles da ieri è scattato l'allarme rosso. Le elezioni in Francia rappresentano un vero e proprio corto circuito per l'Unione. L'instabilità in quel Paese significa precarietà e debolezza nell'Ue.
Le telefonate tra i vertici della Commissione e i rappresentanti francesi sono state tanto intense quanto preoccupate. Anche perché lo stallo si sta materializzando a pochi giorni da un Consiglio europeo considerato decisivo. L'emergenza provocata dalla guerra in Ucraina sta ormai esplodendo nel resto dell'Europa. E un'"anatra zoppa" all'Eliseo non è il modo migliore per affrontare l'emergenza.
Ursula von Leyen si è già messa in moto per capire quanto lo scossone possa essere forte. Anche perché sono state superate pure le previsioni più pessimistiche che circolavano sui tavoli della Commissione. Il consiglio dei Ministri degli Esteri dell'Ue che si riunisce oggi in Lussemburgo inevitabilmente, anche se informalmente, dovrà discutere delle conseguenze del voto francese. Si sta aprendo infatti una situazione senza precedenti: non una coabitazione ma un governo di minoranza che di volta in volta dovrà trattare con alleati momentanei. Almeno questo è il messaggio che Macron sta trasmettendo agli alleati. Un percorso per niente semplice. Con numeri che non tranquillizzano.
Parigi era diventata un punto di riferimento per l'Ue. Adesso - è il timore principale che attraversa i Palazzi di Bruxelles - viene meno anche l'ultimo centro di gravità. La Germania, infatti, dopo l'addio di Angela Merkel, appare sempre più nel guado della politica con la nuova maggioranza tripartitica. Tanto che nei corridoi delle Rappresentanze permanenti, il collega tedesco viene spesso chiamato con una formula che in romanesco può essere tradotta in "Sor Tentenna".
La Commissione, presieduta da una tedesca, risente di questo stallo. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, viene giudicato a questo punto "l'unica mano sicura". Ma, è l'aggiunta piena di apprensione, "per quanto tempo?" Anzi proprio le prossime elezioni italiane - è il sospetto che serpeggia a Bruxelles - possono diventare il nuovo obiettivo della guerra ibrida del Cremlino, l'ansia delle ultime ore si basa sull'idea che anche i risultati della tornata elettorale francese siano stati condizionati dalle invadenze russe.
Mentre dunque il Vecchio Continente si appresta ad affrontare una possibile crisi energetica e avrebbe bisogno di una leadership salda da contrapporre a Putin, si ritrova indebolita. Senza una bussola "potente" e in grado di orientarla nella seconda fase del conflitto in Ucraina. E quindi a fare i conti con un equilibrio fragile negli ultimi due anni di legislatura europea.
Il ragionamento che si fa a Bruxelles è che dunque pure le urne francesi possono trasformarsi in un'occasione per Putin. Anche il rilancio fatto due giorni fa sulla guerra e sugli assetti globali sono solo l'antipasto di quel che può accadere. Sapendo che il conflitto in Ucraina è destinato a durare ancora a lungo.
Anzi, anche alla Nato emerge il timore che Mosca valuti le prossime mosse in virtù dell'incrinatura di un sistema politico e istituzionale che si era mostrato stabilmente solido fino a ieri. Putin con il discorso ha sostanzialmente "globalizzato" il conflitto. E ora, con un'Europa più debole, può farlo ulteriormente. A Palazzo Berlaymont hanno iniziato a chiedersi quali possano essere i passi successivi. E la risposta al momento è una: con una Francia colpita, anche il controllo dell'Africa sarà ancora meno efficiente. Contesto perfetto - è stata ad esempio l'analisi compiuta dieci giorni fa dal Consiglio europeo dei ministri degli Interni - per organizzare un'altra furibonda ondata migratoria verso l'Europa approfittando anche della crisi del grano. Il rubinetto dei flussi è nelle mani di Putin e senza una presenza forte nell'Ue è più facile aprirlo e chiuderlo a piacimento. L'Unione europea deve da oggi confrontarsi con una realtà sconosciuta.