✕

Macron, la tentazione del governo di minoranza

Il presidente francese Emmanuel Macron  (reuters)

Ascolta l'audio

Il presidente rieletto non ha più i numeri per guidare il Parlamento. Cercherà maggioranze sui singoli dossier. Ma rischia l’immobilismo
2 minuti di lettura
PARIGI - Prove di dialogo per Emmanuel Macron. La sua “non vittoria” delle legislative, con un Parlamento in cui non emerge nessuna maggioranza assoluta, costringe il capo dello Stato a lanciare un appello ai responsabili delle forze politiche, invitati nelle prossime ore a un incontro. L’obiettivo del leader è parlare «dell’interesse della Nazione» e costruire «soluzioni nell’interesse dei francesi», secondo il comunicato dell’Eliseo. È la prima mossa di Macron dopo lo choc democratico uscito dalle urne. Alla fine di una notte di suspense la coalizione Ensemble in cui ci sono macronisti, centristi di Bayrou e il nuovo partito dell’ex premier Philippe, arriva a 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta all’Assemblée Nationale. Per il leader francese, che nell’aprile scorso era riuscito a farsi eleggere per un secondo mandato all’Eliseo, …
PARIGI - Prove di dialogo per Emmanuel Macron. La sua “non vittoria” delle legislative, con un Parlamento in cui non emerge nessuna maggioranza assoluta, costringe il capo dello Stato a lanciare un appello ai responsabili delle forze politiche, invitati nelle prossime ore a un incontro. L’obiettivo del leader è parlare «dell’interesse della Nazione» e costruire «soluzioni nell’interesse dei francesi», secondo il comunicato dell’Eliseo. È la prima mossa di Macron dopo lo choc democratico uscito dalle urne. Alla fine di una notte di suspense la coalizione Ensemble in cui ci sono macronisti, centristi di Bayrou e il nuovo partito dell’ex premier Philippe, arriva a 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta all’Assemblée Nationale. Per il leader francese, che nell’aprile scorso era riuscito a farsi eleggere per un secondo mandato all’Eliseo, è un inaspettato “schiaffo”, come titola Libération. “Ingovernabile” è la prima pagina del Parisien all’indomani del risultato delle legislative che consegnano alla Francia un’Assemblée Nationale divisa in tre blocchi: la coalizione macronisti, quella dell’unione della gauche, e gli 89 deputati dell’estrema destra, record storico. 
 
 
«On entre dans le bizarre», si entra nello strano, ha detto Macron ai suoi fedelissimi all’Eliseo davanti al caos che si è improvvisamente ritrovato davanti. La citazione del film culto “In famiglia si spara” è il segno che Macron vuole andare avanti con un governo di minoranza, cercando “strane” maggioranze sui singoli testi. «L’Italia ha una cultura di compromessi e di governi di unione nazionale come quello di Draghi che in Francia invece non esiste», nota Gilles Thevenon. Il politologo, insegnante all’Heip di Lione e autore di un saggio sulla storia della Quinta Repubblica, sottolinea come il modello maggioritario semi-presidenziale inventato da De Gaulle non sia più una garanzia di stabilità. «I francesi sono diventati un po’ italiani, hanno eletto un Parlamento che sembra uscito da un sistema proporzionale», continua Thevenon. Macron dovrà imparare la cultura del compromesso, prosegue il politologo, e imparare a “parlamentare”. Una beffa per “l’iper-presidente” che nel suo primo mandato ha esercitato il potere in modo verticale, criticato anche per questo. 
 
 
Dovendo allargare la sua base in Parlamento, il capo dello Stato guarda naturalmente verso la destra dei Républicains (61 deputati), da cui ha strappato in passato tanti dirigenti. Sulla carta, i punti in comune sono tanti, dalla riforma delle pensioni a 65 anni alla difesa dell’energia nucleare e del ruolo della Francia nell’Ue. La strada di un’alleanza è in salita. «Resteremo all’opposizione, nessun patto di governo», ha promesso il segretario dei Républicains, Christian Jacob. Ma è anche un modo di alzare il prezzo: saranno giorni di negoziati e trattative serrate. La premier Elisabeth Borne ha commentato il risultato parlando di «rischio per il Paese», annunciando che con la coalizione Ensemble il governo lavorerà su una «maggioranza d’azione». 
 
 
Nelle prossime ore, Macron dovrà scegliere se confermare la fiducia alla premier Elisabeth Borne, fare un rimpasto visto che alcuni ministri sono stati bocciati nelle urne e devono quindi dimettersi come previsto dalle regole interne. Il primo scoglio immediato sarà il discorso della premier davanti al nuovo Parlamento il 5 luglio. Borne potrebbe non chiedere il voto dei deputati, per evitare la bocciatura, ma Jean-Luc Mélenchon ha già annunciato una mozione di sfiducia: a quel punto si va alla conta. I macronisti hanno già previsto di portare nel nuovo Parlamento la proposta di legge che per aumentare il potere d’acquisto dei francesi. Una “prova di verità”, secondo l’entourage del presidente, per stanare i suoi vari avversari populisti. E a luglio potrebbe arrivare la legge sulle energie rinnovabili, un altro modo per evidenziare le contraddizioni nell’opposizione.
 
 
«Può andare avanti condannato all’immobilismo come fu per l’ultimo mandato di Jacques Chirac», prevede Thevenon. Un paradosso per un giovane leader che ha fondato la propria immagine sul movimento. En Marche, in cammino, si chiamava il suo partito ora ribattezzato Renaissance. Difficile immaginare che possa portare in questo Parlamento radicalizzato la “madre delle riforme”, quella del sistema previdenziale che era nel programma con cui è stato rieletto appena due mesi fa. Macron rischia di essere costretto a continue strategie di difesa, sotto la minaccia di una mozione di sfiducia che però necessita un’unione tra i suoi avversari che al momento non si vede all’orizzonte.