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Israele, cade il governo. Netanyahu esulta: “Vinceremo le elezioni”

Conferenza del premier israeliano, Naftali Bennett (a sinistra), con il ministro degli Esteri Lapid (afp)
L’eterogenea coalizione del premier Bennett era ormai in minoranza. Lapid prenderà il suo posto ad interim. L’ex leader sogna il ritorno
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Era nato fragilissimo, con una maggioranza di appena un seggio, e da settimane navigava a vista, senza più nemmeno quel singolo parlamentare in più. Adesso ha perso un altro deputato e il governo israeliano guidato da Naftali Bennett è caduto. Per lo Stato ebraico si apre la possibilità delle quinte elezioni in tre anni e mezzo. "Dissolvere il parlamento è la decisione giusta", commenta il premier dimissionario, riconoscendo di non riuscire più a tenere insieme i pezzi troppo diversi della sua formazione. "Vinceremo noi le elezioni", predice Benjamin Netanyahu, il primo ministro di più lungo corso nella storia di Israele, sperando di tornare presto al potere.

La coalizione uscente, con Bennett alla testa, era la più eterogenea di sempre, riunendo partiti di destra (come quello del premier), di centro e di sinistra, oltre che per la prima volta dal 1948 portando al governo uno dei partiti che rappresentano la …

Era nato fragilissimo, con una maggioranza di appena un seggio, e da settimane navigava a vista, senza più nemmeno quel singolo parlamentare in più. Adesso ha perso un altro deputato e il governo israeliano guidato da Naftali Bennett è caduto. Per lo Stato ebraico si apre la possibilità delle quinte elezioni in tre anni e mezzo. "Dissolvere il parlamento è la decisione giusta", commenta il premier dimissionario, riconoscendo di non riuscire più a tenere insieme i pezzi troppo diversi della sua formazione. "Vinceremo noi le elezioni", predice Benjamin Netanyahu, il primo ministro di più lungo corso nella storia di Israele, sperando di tornare presto al potere.

La coalizione uscente, con Bennett alla testa, era la più eterogenea di sempre, riunendo partiti di destra (come quello del premier), di centro e di sinistra, oltre che per la prima volta dal 1948 portando al governo uno dei partiti che rappresentano la minoranza araba all'interno di Israele, per arrivare alla soglia minima di 61 deputati contro 59 dell'opposizione. Ma quando in primavera un membro della maggioranza ha cambiato casacca si è capito subito che la politica israeliana avrebbe avuto un'estate calda. Dal 60-60, in pratica un governo senza più maggioranza, nei giorni scorsi la coalizione si è trovata effettivamente in minoranza, con soltanto 59 seggi, dopo che un altro parlamentare, appartenente proprio a Yamina, il partito di Bennett, ha deciso di lasciarla perché non aveva "sollevato lo spirito di Israele".

A provocare la crisi finale, ufficialmente, c'erano dissidi su questioni care ai partiti della destra religiosa. Ma la vera ragione è Netanyahu, che fin dall'avvento di questo governo tramava per farlo cadere e ci è riuscito una settimana esatta dopo il primo anno di vita dell'esecutivo. Pur ancora minacciato dai processi per corruzione che hanno contribuito a indebolirlo e a farlo dimettere nel giugno 2021, Bibi - come lo chiamano gli israeliani - ha accusato Bennett, peraltro suo ex discepolo ed ex alleato, di avere formato un governo morbido sul terrorismo, che metterebbe a rischio la sicurezza nazionale.

Gli attentati palestinesi degli ultimi mesi, con una scia di morti e feriti come non capitava dalla Seconda Intifada, hanno riportato ansia nella società israeliana, creando il terreno per la caduta del governo, se non per una rivincita di Netanyahu. Si vedrà cosa esce dall'effervescente calderone della politica di Gerusalemme, una delle poche nazioni al mondo dove i governi cambiano con frequenza simile a quella dell'Italia. Un voto in Parlamento ratificherà nei prossimi giorni che si andrà a nuove elezioni. Bennett si dimetterà e al suo posto diventerà premier a interim Yair Lapid, attuale ministro degli Esteri e leader di un partito laico di centro, fino alle elezioni che potrebbero tenersi in ottobre.

A meno che Netanyahu non convinca la nazione o i partiti, a cominciare dal suo Likud, a costruire la maggioranza che non era stato capace di edificare un anno fa, nonostante fosse uscito dalle urne con il maggior partito. Allora la parola d'ordine era: chiunque come premier tranne lui. Oggi un sondaggio indica che in effetti sarebbe di nuovo Netanyahu a vincere le elezioni, ma non è chiaro se avrebbe una maggioranza. Sullo sfondo, oltre al problema senza fine del conflitto israeliano-palestinese, ci sono la guerra in Ucraina, per fermare la quale Bennett aveva tentato una mediazione, e la pandemia. Una cosa è certa: "re Bibi", il soprannome che gli danno i suoi sostenitori, proverà ancora una volta a tornare al posto di premier che ha occupato per un totale di quindici anni, incluso dal 2009 al 2021.