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Francia, Macron blinda la premier Borne. Ma i Repubblicani fanno muro: "Non saremo la stampella del suo governo"

(ansa)
Il presidente ha respinto le dimissioni della premier. Ma Christian Jacob, capo dei Républicains, ha ribadito di non voler fare "inciuci" in Parlamento: "Resteremo all'opposizione". Dietro le quinte si continua a trattare. Le mire di Le Pen sulla commissione finanze
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PARIGI - Partono in salita le consultazioni che Emmanuel Macron ha lanciato ieri con i capi dei partiti che avranno gruppi nella nuova Assemblée Nationale. Il capo di Stato si ritrova nell'inedito ruolo di doversi trovare una maggioranza per governare, fatto anomalo per un regime semi-presidenziale francese, tanto più per un leader che negli ultimi cinque anni ha diretto il Paese in modo ancora più verticale con una maggioranza di 341 deputati. Tempi passati. Da domenica, il risultato delle legislative consegna un parlamento esploso nel quale la coalizione macronista "Ensemble", arriva a 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta.

PARIGI - Partono in salita le consultazioni che Emmanuel Macron ha lanciato ieri con i capi dei partiti che avranno gruppi nella nuova Assemblée Nationale. Il capo di Stato si ritrova nell'inedito ruolo di doversi trovare una maggioranza per governare, fatto anomalo per un regime semi-presidenziale francese, tanto più per un leader che negli ultimi cinque anni ha diretto il Paese in modo ancora più verticale con una maggioranza di 341 deputati. Tempi passati. Da domenica, il risultato delle legislative consegna un parlamento esploso nel quale la coalizione macronista "Ensemble", arriva a 245 seggi, molto al di sotto dei 289 seggi necessari per avere la maggioranza assoluta.

L'obiettivo delle consultazioni lanciate da Macron, secondo l'Eliseo, era trovare "soluzioni costruttive" nell'interesse del Paese. Il primo a presentarsi all'incontro è stato Christian Jacob, capo dei Républicains che ha già ribadito di non voler fare "inciuci" in parlamento. "Resteremo all'opposizione, non abbiamo intenzione di diventare la stampella della maggioranza". Dietro le quinte, però, la partita per strappare un accordo con la destra rimane aperta. I macronisti ci sperano e ieri l'ex premier Edouard Philippe, un tempo dentro i Républicains, ha lanciato un messaggio ai suoi antichi colleghi di partito. "Serve una grande coalizione, è nell'interesse della Francia" ha detto Philippe, riferendosi a una cultura politica che esiste in Italia o in Germania.

Macron, a poche ore del Consiglio europeo e del vertice Nato di Madrid, ha incontrato anche il capo dei socialisti, Olivier Faure, e quello dei comunisti, Fabien Roussel. All'invito all'Eliseo è arrivata a fine giornata Marine Le Pen che ha ribadito la sua richiesta di avere una vice-presidenza dell'Assemblée Nationale e di voler guidare la commissione Finanze, snodo strategico. Intanto, Elisabeth Borne resta al suo posto. Il capo di Stato ha respinto le dimissioni della premier, presentate sulla scia dei risultati delle elezioni legislative. La premier, nominata un mese fa, ha riunito ieri l'intero governo. Tra i convocati a Matignon, sede dell'esecutivo, anche le tre ministre che erano candidate nelle legislative e hanno perso. In base alle indicazioni dell'Eliseo, dovranno dimettersi e lasciare l'incarico. 

Il capo di Stato vuole aspettare prima di grandi cambiamenti nell'esecutivo che, quando arriveranno, potrebbero delineare nuovi accordi per allargare la sua maggioranza. Al di la della riconferma, anche il destino di Borne resta incerto. In cerca di sostegni in parlamento, Macron sarà costretto a fare un rimpasto guardando a destra. La premier, ex socialista e tecnocrate, non sembra aver l'identikit politico più adatto per fronteggiare gli assalti dell'opposizione di lepenisti e melenchonisti. Borne dovrà presentare le sue linee programmatiche davanti al nuovo parlamento il 5 luglio dove rischia una mozione di sfiducia che Jean-Luc Mélenchon ha già detto di voler presentare. Al momento non c'è accordo tra le varie forze di opposizione per far cadere il governo, ma la fase che si apre è imprevedibile.