Georgia, una folla oceanica a Tbilisi chiede l'adesione all'Ue
di Salvatore Giuffrida , di Salvatore GiuffridaDa Tbilisi a Bruxelles, la risposta ai dubbi della Commissione Europea sul percorso della Georgia verso l’Unione Europea è netta: più di 60mila persone hanno manifestato ieri sera nella capitale georgiana chiedendo a Bruxelles di accogliere la domanda del piccolo Paese caucasico a diventare il 29esimo membro dell’Ue. La decisione finale è attesa per venerdì e spetta al Consiglio europeo che dovrà esprimersi anche su Moldavia e Ucraina.
Strada in salita
Per la Georgia sarà più difficile: a Tbilisi venerdì ci sarà un’altra oceanica manifestazione, attese fino a 100mila persone in viale Rustalevi, divenuto il nuovo simbolo del sogno europeo georgiano. Ieri è andata in scena la prima puntata di una mobilitazione pacifica e senza precedenti: più di 60mila persone si sono radunate a partire dalle sei di pomeriggio e per tutta la sera hanno sfilato dal Parlamento lungo viale Rustalevi e le …
Da Tbilisi a Bruxelles, la risposta ai dubbi della Commissione Europea sul percorso della Georgia verso l’Unione Europea è netta: più di 60mila persone hanno manifestato ieri sera nella capitale georgiana chiedendo a Bruxelles di accogliere la domanda del piccolo Paese caucasico a diventare il 29esimo membro dell’Ue. La decisione finale è attesa per venerdì e spetta al Consiglio europeo che dovrà esprimersi anche su Moldavia e Ucraina.
Strada in salita
Per la Georgia sarà più difficile: a Tbilisi venerdì ci sarà un’altra oceanica manifestazione, attese fino a 100mila persone in viale Rustalevi, divenuto il nuovo simbolo del sogno europeo georgiano. Ieri è andata in scena la prima puntata di una mobilitazione pacifica e senza precedenti: più di 60mila persone si sono radunate a partire dalle sei di pomeriggio e per tutta la sera hanno sfilato dal Parlamento lungo viale Rustalevi e le vie del centro della capitale cantando l’inno europeo e portando in mano bandiere dell’Ue.
Un bagno di folla inaspettato persino per gli organizzatori, l’associazione Shame Movement, in russo Pozor: al corteo hanno preso parte partiti politici, associazioni e molte famiglie con bambini che tenevano in mano cartelli con scritto “We are Europe”. “Questo è un giorno storico e dobbiamo mobilitarci perché il nostro messaggio è che vogliamo una Georgia europea”, ha detto il presidente georgiano Salome Zourabichvili. Sul palco si sono alternati personaggi politici ed esponenti di associazioni che ora premono sul governo guidato da Garibashvili: “Stop alle influenze dell’oligarca Ivanishvili – spiega Irakli Kavtaradze, già membro del parlamento e al momento responsabile esteri del partito Unm - il governo deve iniziare il percorso di deoligarchizzazione come è indicato nelle raccomandazioni della Commissione”.
Corruzione e diritti umani
È ancora presto per capire l’impatto del corteo di ieri sulla decisione politica che l’Ue dovrà prendere il 24 giugno ma il riconoscimento dello status di Paese candidato, che segna l’inizio del cammino per diventare il 29esimo Paese dell’Ue, non sarà facile. Il governo di Garibashvili non deve solo rispondere delle influenze dell’oligarca Bidzina Ivanishvili, fondatore del partito di governo, ex presidente del Paese e business man fortemente legato a Vladimir Putin e alla Russia. Anche il rispetto dei diritti umani rimane un problema, come dimostrano l’arresto del giornalista di opposizione Niko Gvaramia e il destino dell’ex presidente Mikhail Saakashvili, torturato in carcere senza cure adeguate né un processo trasparente.
Ma è solo la punta dell’iceberg: nel suo ultimo rapporto Amnesty International sottolinea i gravi deficit in termini di libertà di espressione e violenza politica come nel caso dei disordini contro il Tbilisi pride della scorsa estate, ma anche sulla scarsa trasparenza del sistema giudiziario e pari diritti e opportunità anche su minoranze e omosessuali. “I criteri sui diritti umani, tra quelli relativi all’ammissione, devono essere presi in enorme considerazione – spiega Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia – c’è già un deficit nel rispetto dei diritti umani negli stati entrati più di recente come Polonia, Ungheria e Croazia”. E Rimangono aperte anche le questioni delle regioni separatiste filorusse dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia. Ma a Tbilisi dopo la manifestazione di ieri si respira ottimismo sul destino del piccolo Paese caucasico che volge lo sguardo all’Occidente ma deve guardarsi le spalle dalla Russia.