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Hong Kong, affondato il mitico ristorante galleggiante Jumbo

Aveva iniziato a imbarcare acqua già sabato pomeriggio, domenica il colosso si è capovolto nel Mar cinese meridionale. Qui hanno mangiato la regina Elisabetta e Pelè, Jimmy Carter, Liz Taylor e John Wayne
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PECHINO - Affondato. Dopo la partenza verso una destinazione segreta lo scorso martedì dal porto di Aberdeen dove per quasi mezzo secolo era stato uno dei simboli di Hong Kong, il Jumbo - il ristorante galleggiante più grande e famoso del mondo - si è ribaltato. Aveva iniziato a imbarcare acqua già sabato pomeriggio, domenica il colosso si è capovolto non lontano dalle Isole Paracelso, nel Mar cinese meridionale. Portandosi a picco un pezzo di storia dell’ex colonia britannica. 

Nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito, fa sapere la società proprietaria del ristorante. “Ma la profondità del mare in quel punto supera i mille metri rendendo le operazioni di salvataggio estremamente difficili”. C’è già qualcuno che grida al complotto: perché portarlo in acque così lontane da Hong Kong? Lo hanno fatto affondare di proposito? Chissà.

PECHINO - Affondato. Dopo la partenza verso una destinazione segreta lo scorso martedì dal porto di Aberdeen dove per quasi mezzo secolo era stato uno dei simboli di Hong Kong, il Jumbo - il ristorante galleggiante più grande e famoso del mondo - si è ribaltato. Aveva iniziato a imbarcare acqua già sabato pomeriggio, domenica il colosso si è capovolto non lontano dalle Isole Paracelso, nel Mar cinese meridionale. Portandosi a picco un pezzo di storia dell’ex colonia britannica. 

Nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito, fa sapere la società proprietaria del ristorante. “Ma la profondità del mare in quel punto supera i mille metri rendendo le operazioni di salvataggio estremamente difficili”. C’è già qualcuno che grida al complotto: perché portarlo in acque così lontane da Hong Kong? Lo hanno fatto affondare di proposito? Chissà.

Di certo il Jumbo se la passava male da anni. Questo gigante di 4.200 metri quadrati aveva accumulato un deficit di oltre 100 milioni di dollari hongkonghesi dal 2013 (quasi 13 milioni di euro) e la situazione è peggiorata con l’arrivo della pandemia. Chiuso dal 2020, Repubblica ne aveva raccontato la storia lo scorso 1° giugno, quando ancora c’era la speranza che qualcuno si facesse avanti per salvarlo visto che la società minacciava di trasferirlo fuori città considerati i costi per la manutenzione e l'eventuale riapertura. Cosa che è avvenuta, appunto, lo scorso martedì. 

Tre piani, l'edificio rosso, oro e verde galleggiava nel mezzo del porto nel sud della città, ornato da draghi dorati e pagode, gli interni decorati a mano con affreschi giganti. I clienti - 2.300 la capienza massima - ci arrivavano a bordo dei tipici sampan di legno. Piatto forte: i gamberoni ubriachi alla fiamma. Il complesso del Jumbo Kingdom ospitava pure un altro ristorante, nella chiatta a fianco, il Tai Pak, parte della stessa famiglia: la Aberdeen Restaurant Enterprises. 

La storia del Jumbo è sempre stata travagliata fin dall'apertura. Anzi, ancora prima. Nel 1971 scoppiò un incendio che fece 34 vittime. L'inaugurazione ufficiale ci fu cinque anni più tardi, ottobre 1976. Regista dell'operazione fu Stanley Ho, il re dei casinò di Macao: uno degli uomini più ricchi di Hong Kong - e dell'Asia - morto due anni fa.

Qui hanno mangiato teste coronate come la regina Elisabetta, capi di Stato come l'ex presidente statunitense Jimmy Carter, geni del calcio come Pelè e star del cinema, da John Wayne a Elizabeth Taylor e Tom Cruise. Quel palazzone sull'acqua costruito nello stile imperiale Ming divenne famoso pure sul grande schermo, protagonista in uno dei film di James Bond, "007: L'uomo con la pistola d'oro", con Roger Moore. E nel thriller di Steven Soderbergh “Contagion”, pellicola su un virus letale che uccide milioni di persone in tutto il mondo. Pure il Jumbo è stato ucciso da un virus. Ora, affondato per sempre.