Droni ibridi, missili e software-spia: la guerra in Ucraina vista dalla fiera dell'industria militare Eurosatory
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonC’è un luogo unico che permette di rendersi conto della corsa mondiale agli armamenti scatenata dall’invasione dell’Ucraina: il salone di Eurosatory, la gigantesca fiera dell’industria militare che si è tenuta alle porte di Parigi. Migliaia di delegazioni con generali, ministri e consulenti hanno affollato i padiglioni dove 1.802 compagnie di tutto il pianeta hanno esibito la loro mercanzia a 227 rappresentanze ufficiali di 94 nazioni. Il linguaggio era come sterilizzato: non si parlava di armi, né di guerra ma di “sistemi” e di “conflitto ad alta intensità”. Brochure e dimostrazioni però facevano sempre riferimento a quello che accade nel Donbass e indicavano come l’esperienza del conflitto stia orientando il mercato: per capirlo bastava dirigersi verso gli stand più affollati.
L’attenzione massima è rivolta ai droni, in ogni versione: aerei e mezzi terrestri unmanned, …
C’è un luogo unico che permette di rendersi conto della corsa mondiale agli armamenti scatenata dall’invasione dell’Ucraina: il salone di Eurosatory, la gigantesca fiera dell’industria militare che si è tenuta alle porte di Parigi. Migliaia di delegazioni con generali, ministri e consulenti hanno affollato i padiglioni dove 1.802 compagnie di tutto il pianeta hanno esibito la loro mercanzia a 227 rappresentanze ufficiali di 94 nazioni. Il linguaggio era come sterilizzato: non si parlava di armi, né di guerra ma di “sistemi” e di “conflitto ad alta intensità”. Brochure e dimostrazioni però facevano sempre riferimento a quello che accade nel Donbass e indicavano come l’esperienza del conflitto stia orientando il mercato: per capirlo bastava dirigersi verso gli stand più affollati.
L’attenzione massima è rivolta ai droni, in ogni versione: aerei e mezzi terrestri unmanned, cioè senza equipaggio, che sono la fantascienza tramutata in realtà attraverso un’armata di robot guerrieri in dimensioni sempre più ridotte. Li governa l’intelligenza artificiale, anche se tutti insistono che non si tratta di automi: “L’uomo mantiene le decisioni finali”, ripetono come in un mantra.
Adesso si è già passati agli ibridi, che combinano tecnologie differenti. La UVision israeliana ad esempio ha presentato Hero: una loitering munition, spesso chiamata “drone kamikaze” che unisce le prestazioni di un aeroplanino spia a quelle di un missile per distruggere i carri armati ed è stata adottata pure dalle forze speciali italiane. Viene trasportata in uno zaino e guidata con un terminale simile a quello della playstation: ucraini e russi stanno già impiegando ordigni di questa categoria, che qui molti considerano “l’arma del futuro”. L’estone Milrem invece è l’azienda europea leader nei robot cingolati e ha esibito il mini-tank Type-X con ogni tipo di strumentazione automatizzata, dal cannone alle contromisure per respingere i missili avversari. In catalogo c’è pure una versione con un lanciatore di “droni kamikaze” al posto della torretta: in pratica si tratta di un robot che gestisce altri robot.
La lezione che viene dalla battaglia del Donbass ha riportato al centro della ribalta l’artiglieria e c’è la fila per acquistarne perché pure gli eserciti della Nato sono a corto di cannoni. Al salone parigino è stato annunciato che Belgio e Lituania hanno comprato i semoventi Caesar francesi, utilizzati in prima linea dall’Ucraina; la Polonia invece ha scelto di rivolgersi a un’azienda sudcoreana. La disfatta delle colonne corazzate russe nella battaglia per Kiev spinge gli stati maggiori a cercare ordigni come i Javelin impiegati dalla resistenza: tutte le industrie fanno a gara nel proporne di ancora più evoluti e potenti. Il consorzio europeo Mbda ha portato al salone il nuovo Akeron, definito “missile di quinta generazione per il combattimento tattico collaborativo” per contrastare il dominio dei produttori americani e israeliani nel settore.
Sebbene tanti abbiano detto che il fallimento dell’invasione segni la fine del carro armato come dominatore delle guerre, le code agli stand di Eurosatory indicano che la richiesta di veicoli cingolati è fortissima. Ovviamente i costruttori sostengono che i loro mezzi sono immuni dai problemi di quelli russi, grazie a protezioni innovative, sistemi di allarme e capacità di fare rete con droni volanti e terrestri. Oggi però – spiegano – c’è più domanda che offerta, soprattutto nel vecchio continente. Il progetto franco-tedesco del consorzio Knds è ancora sulla carta e allora la Rheinmetall ha spiazzato tutti con un prototipo nuovo di zecca: si chiama KF51 Panther, come un panzer della seconda guerra mondiale, ed è stato concepito per agire in network con una serie completa di robot.
Qui però c’è anche l’altro volto della guerra d’oggi: la cyber, con stand che pullulano di apparati protettivi e software aggressivi, quasi sempre proposti come sistemi integrati. Tutti però hanno bisogno di blindare contro gli attacchi cibernetici computer e telecomunicazioni, che altrimenti verrebbero accecati e resi inutili bloccando il funzionamento di cannoni e missili. Sono gli spazi più riservati, dove soltanto alle delegazioni ufficiali viene permesso l’accesso: questo è il fronte invisibile della competizione tra potenze, dove la francese Thales e l’italiana Leonardo si danno da fare per contenere la concorrenza statunitense e israeliana.