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Macron dopo il terremoto elettorale: "Unità nazionale impossibile, ripartire dai compromessi"

(afp)
Il presidente francese sottolinea di avere davanti due strade: un contratto di coalizione, come si fa in altri Paesi dell'Ue, o trovare maggioranze variabili per ogni proposta di legge
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PARIGI - “Bisognerà costruire dei compromessi”. Emmanuel Macron parla ai francesi a pochi giorni dal terremoto politico provocato dalle legislative. “Non posso ignorare le fratture, le divisioni profonde che attraversano il nostro Paese e si riflettono nel risultato”. Senza una maggioranza assoluta per governare, con ben 45 deputati che gli mancano, Macron sottolinea di avere davanti due strade: un contratto di coalizione, come si fa in altri paesi dell'Ue, o trovare maggioranze variabili per ogni proposta di legge. Dopo aver consultato i capi dei vari partiti, il capo di Stato sostiene che non ha trovato disponibilità per un “governo di unità nazionale” che comunuque, aggiunge, anche lui esclude. 

PARIGI - “Bisognerà costruire dei compromessi”. Emmanuel Macron parla ai francesi a pochi giorni dal terremoto politico provocato dalle legislative. “Non posso ignorare le fratture, le divisioni profonde che attraversano il nostro Paese e si riflettono nel risultato”. Senza una maggioranza assoluta per governare, con ben 45 deputati che gli mancano, Macron sottolinea di avere davanti due strade: un contratto di coalizione, come si fa in altri paesi dell'Ue, o trovare maggioranze variabili per ogni proposta di legge. Dopo aver consultato i capi dei vari partiti, il capo di Stato sostiene che non ha trovato disponibilità per un “governo di unità nazionale” che comunuque, aggiunge, anche lui esclude. 

Macron promette “dialogo e ascolto” e poi, alla vigilia del suo viaggio a Bruxelles per partecipare al Consiglio europeo, lancia una sorta di ultimatum ai vari leader: "Nei prossimi giorni dovremo chiarire quanta responsabilità e collaborazione le diverse formazioni dell'Assemblée nationale sono disposte ad accettare". I partiti politici, continua il Presidente, dovranno dire "fino a che punto sono disposti a spingersi”. L'obiettivo delle consultazioni lanciate da Macron lunedì e martedì era, secondo l'Eliseo, trovare “soluzioni costruttive” nell'interesse del paese. Il primo a presentarsi all'incontro è stato Christian Jacob, capo dei Républicains che ha già ribadito di non voler fare “inciuci” in parlamento.

“Resteremo all'opposizione, non abbiamo intenzione di diventare la stampella della maggioranza". Dietro le quinte, però, la partita per strappare un accordo con la destra rimane aperta. I macronisti ci sperano e ieri l'ex premier Edouard Philippe, un tempo dentro i Républicains, ha lanciato un messaggio ai suoi antichi colleghi di partito. “Serve una grande coalizione, è nell'interesse della Francia” ha detto Philippe, riferendosi a una cultura politica che esiste in Italia o in Germania.

Nel breve discorso di Macron, trasmesso in tv con tono solenne, non appaiono però molti segnali di apertura. Anzi, sembra anzi voler scaricare sull'opposizione il rischio di una paralisi istituzionale. Il capo di Stato si ritrova nell'inedito ruolo di doversi trovare una maggioranza per governare, fatto anomalo per un regime semi-presidenziale francese, tanto più per un leader che negli ultimi cinque anni ha diretto il Paese in modo ancora più verticale con una maggioranza di 341 deputati. Tempi passati. Pochi minuti dopo il messaggio di Macron a parlare è stato il leader della coalizione di sinistra Jean-Luc Mélenchon che ha respinto il richiamo a trovare compromessi. Mélenchon ha invece ribadito di voler presentare una mozione di censura, l'equivalente della nostra fiducia, il 5 luglio, quando la premier Elisabeth Borne presenterà le sue linee programmatiche. Al momento non c'è accordo tra le varie forze di opposizione per far cadere il governo, ma la fase che si apre è imprevedibile.