Una Nato globale che guarda all'Est Europa e alla Cina: a Madrid l'Alleanza ridisegna il suo futuro
dal nostro inviato Claudio Tito , dal nostro inviato Claudio TitoMADRID - La Nato deve cambiare, trasformarsi. Compiere ora la sua più grande riforma “dalla fine della Guerra fredda”. L’obiettivo è diventare “globale”. E per questo non può che assumere un assetto “bicefalo”. Che guarda a Est ma con due lenti diverse. Con una rafforza i legami con suoi “membri”, imposta un rapporto innovativo con l’Unione Europea e torna a chiamare esplicitamente la Russia un ”nemico”. Con la seconda lente definisce un quadro di “partnership” dall’Africa all’estremo Oriente. Perché il mondo della Difesa non si muove più solo lungo l’asse Washington-Mosca. Entra nel grande quadro della geopolitica la Cina. Che non è un avversario militare ma rappresenta una “sfida”. E in questo quadro generale, l’Ucraina è quasi un test. Da cui dipende il futuro dell’Organizzazione. Da superare. Per questo …
MADRID - La Nato deve cambiare, trasformarsi. Compiere ora la sua più grande riforma “dalla fine della Guerra fredda”. L’obiettivo è diventare “globale”. E per questo non può che assumere un assetto “bicefalo”. Che guarda a Est ma con due lenti diverse. Con una rafforza i legami con suoi “membri”, imposta un rapporto innovativo con l’Unione Europea e torna a chiamare esplicitamente la Russia un ”nemico”. Con la seconda lente definisce un quadro di “partnership” dall’Africa all’estremo Oriente. Perché il mondo della Difesa non si muove più solo lungo l’asse Washington-Mosca. Entra nel grande quadro della geopolitica la Cina. Che non è un avversario militare ma rappresenta una “sfida”. E in questo quadro generale, l’Ucraina è quasi un test. Da cui dipende il futuro dell’Organizzazione. Da superare. Per questo Kiev verrà sostenuta e difesa “fino alla fine”.
Che cosa è lo Strategic Concept
Dopo dieci anni l’Alleanza Atlantica aggiorna dunque il suo “Strategic Concept”. Un vero e proprio programma di azione per il prossimo decennio che si fonda su un concetto preliminare: “Resilienza”. La capacità di resistere e di sagomarsi sulle nuove esigenze. Rispetto all’impostazione del precedente summit di Lisbona, il cambiamento è totale. Sembra passato un secolo. E così ogni valutazione si basa sulla traiettoria Mosca-Pechino. Nell’ultima bozza del documento finale, allora, la Russia è il primo pericolo da affrontare. Si tratta di una totale inversione del rapporto. Nel precedente Concetto Strategico il Cremlino era definito un “Partner” e Pechino non era sostanzialmente menzionata.
La difesa dell'Est Europa: i "B-Nine"
Ma quest’ultimo - il ruolo cinese - è uno dei punti ancora da definire. Gli Stati Uniti, in extremis, stanno cercando di rafforzare il giudizio sulla Cina. La Casa Bianca vorrebbe un salto ulteriore. Per gli States è troppo poco definire Pechino una “sfida”. Sebbene - si legge nel documento - si faccia riferimento a “sicurezza, valori e interessi” dell’Organizzazione. Ovviamente il rischio che un’alleanza tra Cina e Russia si saldi definitivamente accompagna nella sostanza l’intero documento.
Quindi? Quali sono le risposte della Nato? La prima riguarda la “postura” ai confini dell’Europa orientale. Perche la Russia rappresenta comunque “l’attacco più diretto alla nostra sicurezza”. Più truppe (fino a 40mila uomini in più) e più mezzi, allora, in tutti i Paesi-membri vicini della Russia. A cominciare dai Baltici. I cosiddetti “B-Nine”, cioè il gruppo dei nove alleati dell’ex gruppo un tempo appartenente al Patto di Varsavia, chiedono anche “comandi permanenti” nei loro territori. Soluzione, però, che al momento non dovrebbe essere praticata anche perché significherebbe distogliere risorse e strutture da Paesi come Germania e Italia. Ma viene amplificata la strategia della “deterrenza”: quindi più truppe, più depositi, più armi, più aerei e più ”air policy” in difesa del fronte Est.
In questa prospettiva l’Ucraina si presenta come una battaglia che non si può perdere. E continuerà ad essere aiutata con un “pacchetto complessivo” cercando di evitare una escalation del conflitto. Resterà e anzi sarà sempre più un “partner” e si lancerà da subito uno sguardo alla ricostruzione.
La "sfida" alla Cina
Nello stesso tempo, la “seconda testa” deve rivolgersi ancora più a oriente. Con la Cina il rapporto non potrà essere che competitivo. Anche sul piano delle “nuove tecnologie”. Ma al momento preoccupa soprattutto l’espansione degli interessi di Pechino in Asia, in Africa e anche nel continente Artico. Per questo serve un ampliamento delle prospettive. Con un sistema ampio di “partnership”. Una rete di relazioni che si realizzi come un vero e proprio contropotere anticinese. Non è un caso che a Madrid sono stati invitati due “gruppi” diversi di “amici” in qualità di ospiti. Il primo appartiene alla sfera dell’Indopacifico: Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda. È anche il modo per porre fine alla diatriba della scorsa estate sulla cosiddetta alleanza Aukus ma soprattutto per arginare l’espansionismo di Pechino. Nello stesso tempo saranno presenti Bosnia, Giordania e Mauritania. Stesso obiettivo ma su un’area del mondo diversa, quella del Sud.
Finlandia e Svezia
Da qui alla fine del vertice, però, manca un ultimo tassello. L’ingresso della Finlandia e della Svezia nella Nato. Fino ad oggi la Turchia ha continuato a porre il veto. Vuole rassicurazioni sul giudizio che i due potenziali membri esprimono sul Pkk, il partito dei lavoratori curdo. I contatti gestiti fino ad ora dal Segretario Generale Jens Stoltenberg non hanno condotto ad una soluzione. Anzi, il vertice dell’Alleanza ha sostanzialmente chiesto al presidente americano di provare a svolgere la mediazione finale per evitare che il vertice si trasformi in un fallimento e in una vittoria, almeno di immagine, per Putin. Biden dovrebbe allora avere nelle prossime ore - dopo la recente telefonata - un incontro bilaterale con Erdogan. La chance estrema di arrivare ad un accordo. Il Summit di Madrid si caratterizza sempre più come straordinario. Proprio come i tempi che stiamo vivendo in Europa.