Israele, Yair Lapid primo ministro a interim
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinQuattro mesi per convincere gli israeliani che il ruolo di primo ministro gli appartiene. Come da accordo di coalizione, Yair Lapid, leader della formazione centrista Yesh Atid (C'è futuro), è entrato in carica come primo ministro ad interim dello Stato ebraico. Manterrà la posizione fino alle nuove elezioni, fissate per il 1° novembre o, più precisamente, fino a che una nuova maggioranza non sarà in grado di esprimere un governo. Il che, come insegna l'esperienza delle precedenti quattro tornate, potrebbe richiedere mesi.
"Mi impegnerò al meglio per uno Stato ebraico, democratico, buono, forte e fiorente, perché questa è la missione, ed è più grande di tutti noi", ha dichiarato Lapid durante la cerimonia di passaggio di consegne con il premier uscente e partner politico Naftali Bennett.
Quattro mesi per convincere gli israeliani che il ruolo di primo ministro gli appartiene. Come da accordo di coalizione, Yair Lapid, leader della formazione centrista Yesh Atid (C'è futuro), è entrato in carica come primo ministro ad interim dello Stato ebraico. Manterrà la posizione fino alle nuove elezioni, fissate per il 1° novembre o, più precisamente, fino a che una nuova maggioranza non sarà in grado di esprimere un governo. Il che, come insegna l'esperienza delle precedenti quattro tornate, potrebbe richiedere mesi.
"Mi impegnerò al meglio per uno Stato ebraico, democratico, buono, forte e fiorente, perché questa è la missione, ed è più grande di tutti noi", ha dichiarato Lapid durante la cerimonia di passaggio di consegne con il premier uscente e partner politico Naftali Bennett.
L'ombra di Netanyahu
L'avvicendamento avviene dopo appena un anno dalla formazione di quello che i suoi stessi architetti definirono "governo del cambiamento", che mise fine, nel giugno 2021, a oltre dieci anni di leadership incontrastata di Benjamin Netanyahu e del partito di destra Likud. A supportare il nuovo governo, una coalizione di otto formazioni, la più variegata della storia del Paese, con partiti di destra, sinistra e centro, inclusa, per la prima volta, una lista araba.
Nonostante sin dall'inizio sia apparso difficilissimo tenere insieme posizioni ideologiche molto spesso non solo diverse ma opposte, il governo è riuscito a incassare alcuni risultati importanti, come l'approvazione della legge di bilancio per la prima volta dal 2018 e il rafforzamento degli Accordi di Abramo e della cooperazione con diversi stati arabi.
I problemi della coalizione
Tuttavia, col passare dei mesi i contrasti hanno prevalso. In aprile, Idit Silman - deputata di Yamina, lo stesso partito di Bennett - ha annunciato il suo passaggio all'opposizione, privando il governo della sua già fragile maggioranza parlamentare di 61 seggi sui 120 della Knesset.
Nelle settimane successive la situazione si è fatta sempre più complessa, fino a che la scorsa settimana, Bennett e Lapid hanno annunciato a sorpresa lo scioglimento del parlamento, per evitare di essere rimossi da un voto di sfiducia dell'opposizione guidata da Netanyahu.
"Questo incarico molto speciale, e questo Paese, non appartengono a nessun individuo specifico, ma all'intero popolo di Israele," ha detto Bennett a Lapid, trasmettendogli la premiership. "Ti affido la responsabilità dello Stato. Ti auguro di custodirla bene e che Dio vegli su di te".
Bennett, che ha annunciato che non si ricandiderà alle prossime elezioni, rimarrà in carica come "primo ministro supplente", ruolo precedentemente ricoperto da Lapid, che se la maggioranza non fosse caduta prima sarebbe dovuto subentrare solo a metà legislatura nell'agosto 2023.
Chi è Yair Lapid
Cinquantotto anni, sposato due volte, tre figli, Lapid ha alle spalle una carriera eclettica che lo ha portato, oltre ad affermarsi come uno dei più noti giornalisti israeliani, a recitare in un film, scrivere romanzi, libri per bambini e persino canzoni per diverse star della musica locale.
Nel 2012, ha fondato Yesh Atid, che negli anni si è affermato come il principale partito di opposizione alla destra del Likud, complice anche il declino dei laburisti, per decenni dominatori incontrastati della vita politica israeliana.
Ora il Likud e i suoi alleati, i partiti ultraortodossi e l'estrema destra sionista religiosa di Itamar Ben Gvir, si preparano a dare battaglia per riconquistare il potere, anche se i sondaggi suggeriscono che, anche nella prossima tornata elettorale, sarà difficile che dalle urne emerga una maggioranza netta.
Per Lapid la chiave sarà convincere i suoi concittadini che è all'altezza dell'incarico, ma soprattutto tentare di ricucire le ferite di una nazione profondamente spaccata. "Un Paese è costituito dalla partnership tra coloro che sono già scomparsi, coloro che vivono e coloro che non sono ancora nati," ha sottolineato Lapid, citando il pensatore del diciottesimo secolo Edmund Burke. "Così abbiamo una responsabilità verso il passato e verso il futuro".
L'omaggio al padre Tommy
E proprio poche ore prima di assumere l'incarico di primo ministro, Lapid si è recato in visita allo Yad Vashem, il memoriale della Shoah di Gerusalemme, per rendere omaggio al padre Tommy, che alla Shoah sopravvisse e fu a sua volta un importante giornalista e politico. "Gli ho promesso che farò di tutto per mantenere Israele forte e capace di difendersi e proteggere i suoi bambini".