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Snake Island, così i nuovi missili hanno aiutato gli ucraini a cacciare i russi

Himars e Harpoon consegnati dall’Occidente all’Ucraina hanno reso impossibile l’occupazione. Obbligando Mosca ad abbandonare la posizione strategica per le rotte del grano
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La ritirata russa dall'Isola dei Serpenti è il primo risultato strategico conquistato dall'ultima ondata di armi occidentali consegnate all'Ucraina. I missili antinave Harpoon e i razzi a lungo raggio Himars hanno semplicemente reso impossibile la difesa dell'Isola, che non dispone di bunker o fortificazioni sotterranee: qualsiasi mezzo schierato da Mosca è diventato un bersaglio senza speranza di sopravvivenza.

L'isola è stata occupata nel primo giorno dell'invasione e da quel momento il suo possesso ha assunto anche un valore simbolico di grande rilevanza. L'assalto venne condotto dall'incrociatore Moskva, l'ammiraglia del Mar Nero: la guarnigione ucraina rispose all'offerta di resa mandando a quel Paese i russi, una frase poi diventata manifesto della resistenza, consacrata persino da un francobollo. La sua posizione la rende fondamentale per il controllo delle rotte navali dal porto di Odessa: un avamposto…

La ritirata russa dall'Isola dei Serpenti è il primo risultato strategico conquistato dall'ultima ondata di armi occidentali consegnate all'Ucraina. I missili antinave Harpoon e i razzi a lungo raggio Himars hanno semplicemente reso impossibile la difesa dell'Isola, che non dispone di bunker o fortificazioni sotterranee: qualsiasi mezzo schierato da Mosca è diventato un bersaglio senza speranza di sopravvivenza.

L'isola è stata occupata nel primo giorno dell'invasione e da quel momento il suo possesso ha assunto anche un valore simbolico di grande rilevanza. L'assalto venne condotto dall'incrociatore Moskva, l'ammiraglia del Mar Nero: la guarnigione ucraina rispose all'offerta di resa mandando a quel Paese i russi, una frase poi diventata manifesto della resistenza, consacrata persino da un francobollo. La sua posizione la rende fondamentale per il controllo delle rotte navali dal porto di Odessa: un avamposto a metà strada tra la costa ucraina e quella romena, dove la Nato ha schierato aerei e soldati.

Ancora una volta, Mosca ha sottovalutato la determinazione di Kiev: convinta di avere la supremazia sul Mar Nero, nelle prime settimane non si è preoccupata di costruire rifugi per proteggere le truppe mandate su questo scoglio roccioso di soli 17 ettari. Ma gli ucraini hanno presto cominciato a dedicare le loro armi migliori per sloggiare gli occupanti. All'inizio sono entrati in azione i droni turchi Bayraktar che hanno affondato le chiatte usate per trasferire rinforzi e rifornimenti. E appena sono stati disponibili i missili antinave Sea Neptune di produzione nazionale, hanno fatto scattare la trappola contro il Moskva, colando a picco l'incrociatore.

L'affondamento del Moskva 

L'affondamento ha reso più difficili le spedizioni della flotta russa, che si sono rarefatte permettendo di aumentare la pressione sull'isola. Ci sono stati altri raid con i droni e almeno un bombardamento dell'aviazione ucraina: tutti gli edifici sono stati rasi al suolo, distruggendo le batterie contraeree mobili trasportate dai russi. Il comando di Mosca però pareva deciso a non arrendersi. Altri semoventi terra-aria sono stati mandati sull'isola: viaggi sempre più rischiosi, che molti equipaggi civili si sono rifiutati di eseguire.

Nei giorni scorsi un generale russo ha dichiarato di essersi personalmente imbarcato su una chiatta, recuperando il suo addestramento giovanile di "ufficiale di carico" per gestire il trasbordo di un lanciamissile: si è offerto volontario perché nessun marinaio voleva farlo.

L'ingresso in scena delle nuove armi ha reso insostenibile la situazione per la marina di Mosca. I missili antinave Harpoon - americani ma donati dalla Danimarca - sono stati scagliati contro due piattaforme petrolifere, a metà strada tra la Crimea e l'Isola, dimostrando come il raggio d'azione degli attacchi si fosse allungato fino a quasi duecento chilometri dalla costa di Odessa.

Il colpo finale ai russi con gli Himars americani 

Gli stessi ordigni hanno preso di mira l'Isola: hanno una testata devastante con 240 chili di esplosivo e un sistema di guida che compie manovre per sfuggire al tiro della contraerea. Infine la scorsa settimana è iniziato il fuoco degli Himars statunitensi: razzi che si dirigono con precisione sulle coordinate gps degli obiettivi. Il quartiere generale ha dovuto prendere atto che ogni resistenza sarebbe stata un suicidio.

Ieri mattina i russi hanno fatto saltare in aria i depositi di munizioni e sono salpati per l'ultima volta dall'Isola. Una resa dolorosa per il Cremlino: sin dalla fine del XIX secolo l'espansione nel Mar Nero è stata segnata dai tentativi di impadronirsi di quella posizione strategica. Che è rimasta tale fino a oggi: adesso tutta la questione delle rotte del grano potrebbe riaprirsi. Ma sarebbe un errore pensare che la ritirata garantisca la sicurezza del traffico commerciale. Mosca dispone di sottomarini e di missili Bastion a lunghissimo raggio basati in Crimea. E soprattutto bisogna fare i conti con le mine: quelle seminate tra le onde dagli ucraini e quelle che i russi potrebbero spargere per ostacolare la partenza dei convogli carichi di cereali.