Un ex militare ha attentato alla vita del politico che ha rotto il tabù della potenza bellica nipponica, superando i limiti costituzionali e psicologici eredità della Seconda guerra mondiale. Le scarse informazioni sul profilo dell'uomo che ha colpito Shinzo Abe si limitano ai suo trascorsi nelle "forze di autodifesa" come si chiamano le forze armate giapponesi: Tetsuya Yamagami, 41 anni avrebbe prestato servizio nella Marina fino al 2005. Avrebbe colpito l'ex premier "per odio", ma - secondo la polizia - dopo l'arresto Yamagami avrebbe escluso "motivazioni politiche".
Giappone, ferito gravemente l'ex premier Abe: il momento dell' arresto dell'attentatore
Il suo però è stato un rancore così profondo da averlo spinto a costruire da solo l'arma: ha realizzato una "doppietta", assemblando le parti forse seguendo le istruzioni trovate sul web. Le immagini dell'arresto di Yamagami mostrano l'arma avvolta nel nastro adesivo, un metodo per occultarla, ma anche per rinforzarne la struttura. Le dimensioni sono poco più grandi di una pistola: quelle dei fucili "a canne mozze" cari ai rapinatori degli anni Settanta. Difficile capire il calibro: appare però superiore alle cartucce calibro 12 dei fucili da caccia. Due i colpi a disposizione, sparati a distanza ravvicinata. L'attentatore aveva assicurato l'arma al dorso con una tracolla, per compensare il rinculo provocato dall'esplosione del primo colpo.
In Giappone le armi da fuoco sono molto rare, con una circolazione estremamente limitata e vincoli severi all'utilizzo pure per le forze di polizia: gli agenti circolano con la pistola solo in situazioni straordinarie e anche la scorta di Abe ha affrontato l'attentatore senza usare le armi.