Chasiv Yar - In questa guerra sporca del Donbass si muore nel salotto di casa, sepolti da missili Iskander. Ma non si muore a caso: ci sono responsabilità gravi, e non sono solo quelle più ovvie di chi preme il tasto "fuoco". I sedici morti di Chasiv Yar - un conto ancora parziale, fermo a ieri sera mentre ancora si scavava tra le macerie - sono in gran parte soldati ucraini. Due giorni fa erano entrati in questo enorme edificio semivuoto, "abitato da otto civili" e con due grandi condomini dall'altra parte della strada. Qualcuno li ha traditi, e i russi hanno spedito tre razzi a chiudere la partita. La partita chiusa è Sacha, che piange e urla. È una ragazza di vent'anni, ha appena visto il corpo di suo papà venir fuori dai calcinacci e dai mattoni. Mamma è in Polonia, lei era rimasta con papà perché lavoravano come guardiani della grande fabbrica di mattoni ignifughi intorno a cui è nata Chasiv Yar. Il loro palazzo era proprietà della fabbrica, "chiusa da due anni". Una volta ci vivevano le famiglie dei dipendenti, ora sono rimasti in pochi: molti appartamenti erano liberi, i soldati ne hanno approfittato.
Nel palazzo colpito c'era Denis, il bambino più piccolo dell'isolato: "Ha nove anni, vive con mamma Ira", raccontano i vicini del caseggiato accanto, usciti a bersi un tè tra le macerie. Anche il loro palazzo è stato colpito, sono venuti giù gli infissi e una parte dell'ultimo piano. Ma i morti, quelli sono tutti nell'altro palazzo. Lì ci vivevano anche "Tatjana con il marito Vitaly, impiegato nei servizi comunali". E poi "le nonne, Viera Ivanova e Tamara". Nessuno qui sa se siano ancora vivi, gli inquilini su cui sono piovuti i missili.
Il cinismo militare russo è noto: colpiscono i loro obiettivi senza cautele. Se ci sono civili, i civili muoiono. Se sbagliano la mira, i civili muoiono. Accade sufficientemente spesso da essere una costante. Ma c'è anche un altro cinismo. È quello delle autorità ucraine che ieri sera ancora non diffondevano ufficialmente il numero di morti e dispersi, ma si limitavano a dire che "hanno colpito palazzi civili, non c'erano obiettivi militari".
Non è esattamente così. I soldati che combattono per fermare l'avanzata russa devono pur dormire, da qualche parte. Alcuni dormivano lì, accanto ai civili. Ma è una scelta pericolosa, i civili finiscono per fare da scudi umani e tutti sanno che questo non ferma la mano dei russi. Le autorità ucraine però omettono di citare la presenza di soldati.
"È da un pezzo - racconta la gente di qui - che intorno ci sono i soldati ucraini che sparano ai russi. E quelli rispondono". Arrivando, lungo la strada abbiamo visto blindati e cannoni acquattati nei lembi di foresta. "Di noi - dicono - se ne fregano tutti. Cosa vogliamo? Che finisca questa maledetta guerra e ci lascino in pace a casa nostra, e chissenefrega se vincono gli ucraini o i russi".
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Le opposte propagande stritolano questa povera gente. Ogni volta che le autorità ucraine specificano con biasimo che i russi hanno colpito una scuola, omettono che le scuole sono chiuse dal 24 febbraio. Spesso le occupano i soldati: i missili russi "ad alta precisione" sono l'incubo di chi, senza sapere chi ospitino, vive lì accanto.