"I record di temperatura continueranno a essere battuti"
di Luca FraioliTORINO - Il suo “Addio ai ghiacci” risale al 2017: cinque anni fa Peter Wadhams, glaciologo britannico, una vita a fare la spola tra le aule dell’Università di Cambridge e il Polo Nord, scrisse il saggio A farewell to ice (edito in Italia da Bollati Boringhieri) che intonava il de profundis per l’Artico. Lo abbiamo raggiunto a Torino, dove insegna "Cambiamenti Climatici" al Politecnico, per chiedergli un parere su questa caldissima estate 2022.
Professor Wadhams, anche nella sua Inghilterra sono stati superati i 40 gradi. È un episodio? O è probabile che sia la nuova normalità?
“Non credo ci sarà una nuova normalità. Perché questo i…
TORINO - Il suo “Addio ai ghiacci” risale al 2017: cinque anni fa Peter Wadhams, glaciologo britannico, una vita a fare la spola tra le aule dell’Università di Cambridge e il Polo Nord, scrisse il saggio A farewell to ice (edito in Italia da Bollati Boringhieri) che intonava il de profundis per l’Artico. Lo abbiamo raggiunto a Torino, dove insegna "Cambiamenti Climatici" al Politecnico, per chiedergli un parere su questa caldissima estate 2022.
Professor Wadhams, anche nella sua Inghilterra sono stati superati i 40 gradi. È un episodio? O è probabile che sia la nuova normalità?
“Non credo ci sarà una nuova normalità. Perché questo implicherebbe una stabilizzazione delle condizioni climatiche. Invece le ondate di calore, e gli effetti meteorologici che le accompagnano, diventeranno sempre più frequenti e i record di temperatura continueranno a essere battuti”.
Dunque questa estate, la più calda degli ultimi decenni, potrebbe essere la più fresca di quelli a venire?
“Purtroppo è così. Finché le forze trainanti del riscaldamento globale rimarranno invariate, per esempio la continua crescita delle emissioni di carbonio, l’innalzamento delle temperature proseguirà e le cose continueranno a peggiorare”.
Questa accelerazione nel riscaldamento ha sorpreso anche voi scienziati?
“No. In Addio ai Ghiacci avevo previsto un rapido riscaldamento che avrebbe portato a una veloce perdita di ghiaccio nelle regioni artiche. Molti scienziati vedevano cosa stava succedendo, ma erano riluttanti a dirlo per paura di essere etichettati come allarmisti”.
Tecnicamente cosa sta succedendo? Perché fa così caldo?
“Si sommano due effetti. C'è un ‘fiume di calore’ in cui l'aria molto calda generata nel Sahara viene spinta a nord dal vento attraverso l'Europa occidentale, colpendo Portogallo, Spagna, Francia e Regno Unito. L’Italia è stata parzialmente risparmiata. Il secondo è un'anomalia nella Corrente del Golfo per cui un grande vortice nell'Atlantico orientale forma un sistema rotante chiuso che produce una cupola di aria calda sull'Europa occidentale”.
E che ne è dell'acqua che evapora per il caldo intenso? Non dovrebbe cadere a terra sotto forma di pioggia?
“In effetti questa settimana ci sono state molte segnalazioni di pioggia nel Regno Unito. Il problema è che evapora prima di raggiungere il suolo o subito dopo averlo toccato. Non sopravvive per raffreddare la terra o dare sollievo alla vegetazione”.
Temperature elevate, incendi, siccità e inondazioni in gran parte del mondo. Eppure la politica sembra paralizzata.
“Purtroppo, almeno in Gran Bretagna, questa è vista come un'ondata di caldo temporanea che produce temperature record e gite al mare. Nessuno sta prendendo in seria considerazione i danni causati, le probabili tendenze future al peggioramento, gli impatti economici e psicologici. Temo che perché il clima venga considerata una vera crisi ci vorrà un gran numero di morti”.
Con la fine dell'era Trump si era detto: L'America è tornata. Ora c'è di nuovo il rischio che lo stallo Usa sul clima faccia fallire gli Accordi di Parigi?
“Purtroppo sì. La defezione di Trump dall'accordo di Parigi è stata un disastro deliberato, ma in effetti la debolezza di Biden sta avendo lo stesso effetto. Nonostante le promesse del presidente, si stanno sviluppando progetti petroliferi nell’Artico: la scusa è sempre la minaccia russa. A mio avviso comunque, gli accordi di Parigi sono già falliti e non c'è alcuna possibilità di mantenere il riscaldamento al di sotto dei 2°C, per non parlare di 1,5°C”.
E l'Europa sta facendo abbastanza?
“L'Europa non fa mai abbastanza, anche se alcuni Paesi si sforzano per ridurre l'uso di combustibili fossili e ridurre le emissioni di anidride carbonica”.
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Se lei fosse scelto come premier italiano o inglese (entrambi i posti sono disponibili al momento) quale sarebbe la sua prima azione per il clima?
“Farei ogni sforzo per sviluppare e applicare immediatamente metodi per eliminare l'anidride carbonica dall'atmosfera. Non è sufficiente ridurre le emissioni. La CO2 rimane nell'atmosfera per centinaia di anni: anche se non ne producessimo più, quella già presente continuerebbe a produrre l’effetto serra per i secoli a venire”.