Brasile, Bolsonaro lancia la campagna elettorale: “I militari sono con noi”
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoUn centro sportivo allestito a festa, drappi e bandiere verde oro, l'inno nazionale che irradia tra le pareti, la folla esultante che rilancia il vecchio saluto al "mito!, mito!". Quindi il silenzio, le note che introducono la preghiera, le mani giunte o sollevate al cielo cercando Dio, per chiudere ancora con un boato di slogan e urla. Jair Bolsonaro sbarca nella sua Rio per lanciare la sfida verso il rinnovo del mandato alla presidenza del Brasile. Lo fa scegliendo con cura i dettagli di una coreografia che vuole essere maestosa e imponente.
Il distacco dal rivale Lula avanti nei sondaggi
Si nota subito che il clima è diverso. I seguaci sono accorsi come sempre entusiasti e festosi ma in numero minore. Siamo lontani del settembre di quattro anni fa quando un Brasile travolto dalla violenza e soffocato dalla corruzione acclamava l'arrivo dell'uomo nuovo. Il Covid ha lasciato il segno, gli scandali sono continuati, le promesse disattese. Il le…
Un centro sportivo allestito a festa, drappi e bandiere verde oro, l'inno nazionale che irradia tra le pareti, la folla esultante che rilancia il vecchio saluto al "mito!, mito!". Quindi il silenzio, le note che introducono la preghiera, le mani giunte o sollevate al cielo cercando Dio, per chiudere ancora con un boato di slogan e urla. Jair Bolsonaro sbarca nella sua Rio per lanciare la sfida verso il rinnovo del mandato alla presidenza del Brasile. Lo fa scegliendo con cura i dettagli di una coreografia che vuole essere maestosa e imponente.
Il distacco dal rivale Lula avanti nei sondaggi
Si nota subito che il clima è diverso. I seguaci sono accorsi come sempre entusiasti e festosi ma in numero minore. Siamo lontani del settembre di quattro anni fa quando un Brasile travolto dalla violenza e soffocato dalla corruzione acclamava l'arrivo dell'uomo nuovo. Il Covid ha lasciato il segno, gli scandali sono continuati, le promesse disattese. Il leader che avrebbe dovuto salvare il Paese e farlo tornare grande è stato smentito da sé stesso. Non bastano più le parole di un tempo. Ci vuole una nuova strategia per recuperare il distacco che i sondaggi attribuiscono all'avversario di sempre. Dio, Patria e Famiglia restano i caposaldi di una campagna che si annuncia tutta in salita. Bisogna guardare a quel blocco centrista che ha garantito l'ultima vittoria. Ci sono gli evangelici, i grandi allevatori, le industrie delle carni.
Il sostegno dei militari
Jair Messias parte con un attacco a chi vuole scalzarlo, Lula è avanti di 19 punti. Non pronuncerà mai il suo nome anche se tutti sanno a chi si riferisce. "Un Paese ricco non vale niente", dice, "se elegge un bandito, un ubriacone, un ex carcerato". Si rivolge ai militari che continuano ad essere il suo riferimento. Conferma di aver scelto come vice il generale in pensione Walter Braga Netto, già ministro nel suo governo. "Rappresenta", spiega, "un esercito che non accetta la corruzione, non accetta la frode. Fa parte di una istituzione che vuole trasparenza. Ci appoggeranno". È l'unico riferimento a un tema che ha sollevato nelle ultime settimane ma che si è dimostrato scivoloso.
L'accusa di brogli
Dal 1996 i brasiliani votano a distanza, con la scheda elettronica. Bolsonaro ha bisogno di vederli andare alle urne, non si fida. Emula, anche su questo, Donald Trump, che resta il suo modello. La settimana scorsa aveva convocato tutti gli ambasciatori e li aveva lasciati di stucco quando aveva sostenuto, senza uno straccio di prova, che le ultime due elezioni erano illegali, piene di frodi. "Ci saranno i militari a controllare la legittimità delle prossime", aveva aggiunto. Era suonata come una minaccia, un vero shock per la platea che era rimasta in silenzio.
L'intervento della moglie Michelle
Meglio imporre il tema generale, agitare lo spettro del comunismo, rilanciare la fede, condannare l'aborto, l'omosessualità, la legalizzazione della marijuana. Per poi piegare verso le donne, la vera spina nel fianco di una strategia che non riesce a decollare. Il leader dell'estrema destra sa che non lo sopportano ma sa anche che rappresentano il 60 per cento dell'elettorato, che senza il loro voto la vittoria sarà difficile se non impossibile. Ecco allora che Jair passa lo scettro a Michelle, la sua terza moglie, mai scesa veramente in campo ma presente in questo debutto di campagna. È donna, come femmina è la loro unica figlia. È anche un modello evangelico: è stata lei a riavvicinarlo alla religione e a stringere l'alleanza fondamentale con le chiese che hanno un peso enorme nel paese e nel Congresso. "Si dice che a Jair non piacciono le donne", esordisce Michelle. "Ma è stato lui ad approvare il più alto numero di leggi a loro tutela. Settanta!", grida verso la folla che adesso ascolta silenziosa. "Quando porta l'acqua nel Nordest si prende cura della madre, della massaia, della donna costretta a camminare chilometri con un secchio sulla testa. Questo è il presidente che non ama le donne. La differenza è un'altra. Altri lo dicono, lui lo fa".
La lotta al comunismo
C'è spazio per i sussidi sociali, gli annunci per la proroga del pagamento dell'Aid Brazil, il nuovo nome della Bolsa Familia creata da Lula. Quindi ancora parole per i giovani. "Attenti", avverte, "l'altro avversario vuole controllare tutti i social. Volete finire come quei tanti vostri coetanei che fuggono dal Venezuela? Andate a vedere ai confini chi sono, cosa raccontano, cosa vogliono". La "lotta al comunismo" non risparmia critiche ai presidenti Boric e Petro che hanno appena vinto in Cile e Colombia. Ci sono parole di apprezzamento nei confronti di Putin che ricorda aver incontrato alla vigilia dell'invasione dell'Ucraina "per rilanciare un rapporto utile a entrambi i Paesi".
Il clima è lo stesso di sempre: la sfida con Lula è quella del Bene contro il Male. Il resto, la pessima gestione della pandemia, gli oltre 650 mila morti, le battute infelici, gli scontri con chi chiedeva il rispetto dell'autonomia decisionale come l'ex ministro della Giustizia Sergio Moro, gli scandali che coinvolgono i suoi tre figli, la fame che aggredisce tre brasiliani su dieci, gli attacchi al Congresso e al Tribunale Superiore Federale sono semplici corollari. Jair Bolsonarto ci crede. Punta alla rielezione. Chiama tutti "all'ultima grande manifestazione" per il 7 settembre, giornata dell'indipendenza. Una prova di forza finale in attesa di un risultato niente affatto scontato.