Russia, a rischio l’immigrazione degli ebrei verso Israele per la prima volta dai tempi dell'Urss
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinIl Ministero della Giustizia russo ha chiesto al tribunale di Mosca di decretare lo scioglimento del ramo locale dell'Agenzia ebraica. Una mossa considerata come una probabile vendetta per la posizione filo-Ucraina del governo Lapid
Un nuovo segnale inquietante, un nuovo elemento nella ricostruzione di una rinnovata cortina di ferro. Il Ministero della Giustizia russo ha richiesto al Tribunale di Mosca di decretare lo scioglimento del ramo locale dell’Agenzia ebraica, l’ente semi-governativo israeliano che ha come principale compito quello di consentire e gestire l’immigrazione verso Israele. Per la prima volta dai tempi dell’Unione Sovietica, gli ebrei russi potrebbero ritrovarsi bloccati. Una mossa che – accusano apertamente alcuni membri del governo guidato da Yair Lapid – si inquadra nella vendetta di Mosca verso la posizione israeliana giudicata troppo filo-Ucraina.
“Gli ebrei russi non saranno tenuti in ostaggio dalla guerra in Ucraina”, ha dichiarato il ministro per gli Affari della Diaspora Nachman Shai. “Il tentativo di punire l'Agenzia Ebraica per la posizione di Israele sulla guerra è deplorevole e offensivo. Il legam…
Un nuovo segnale inquietante, un nuovo elemento nella ricostruzione di una rinnovata cortina di ferro. Il Ministero della Giustizia russo ha richiesto al Tribunale di Mosca di decretare lo scioglimento del ramo locale dell’Agenzia ebraica, l’ente semi-governativo israeliano che ha come principale compito quello di consentire e gestire l’immigrazione verso Israele. Per la prima volta dai tempi dell’Unione Sovietica, gli ebrei russi potrebbero ritrovarsi bloccati. Una mossa che – accusano apertamente alcuni membri del governo guidato da Yair Lapid – si inquadra nella vendetta di Mosca verso la posizione israeliana giudicata troppo filo-Ucraina.
“Gli ebrei russi non saranno tenuti in ostaggio dalla guerra in Ucraina”, ha dichiarato il ministro per gli Affari della Diaspora Nachman Shai. “Il tentativo di punire l'Agenzia Ebraica per la posizione di Israele sulla guerra è deplorevole e offensivo. Il legame storico ed emotivo degli ebrei in Russia con lo Stato di Israele non può essere calpestato.”
L’iconica Legge del Ritorno dà diritto a immigrare nel Paese e ottenere la cittadinanza a tutti coloro che hanno almeno un nonno ebreo, secondo stime oggi almeno 600mila persone in Russia. Durante l’Unione Sovietica, furono in molti a finire nei gulag per il loro desiderio di espatriare, tra loro anche il dissidente Nathan Sharansky che passò dieci anni nei campi, diventando un simbolo della lotta per la libertà sotto il comunismo.
A partire dal crollo dell’Urss all’inizio degli anni Novanta sono stati oltre un milione a trasferirsi in Israele dai suoi stati membri. Negli ultimi anni, specialmente dopo l’invasione della Crimea nel 2014, i numeri hanno ricominciato a crescere e dall’inizio del conflitto in febbraio sono già 16mila gli immigrati dalla Russia, contro i 7mila nel corso di tutto il 2021. Una possibilità che presto potrebbe vanificarsi.
All’inizio di luglio, il Jerusalem Post aveva rivelato come l’Agenzia ebraica avesse ricevuto una comunicazione dalle autorità russe contenente diverse contestazioni circa la legalità delle sue attività, in particolare per quanto riguarda il trattamento dei dati di cittadini russi. L’organizzazione aveva però cercato di ridimensionare l’accaduto, sostenendo che si sarebbe impegnata a risolvere le questioni sollevate nella lettera e che il lavoro in Russia proseguiva. Nei giorni scorsi l’annuncio ufficiale del tribunale di Mosca, con l’udienza sul caso fissata per questa settimana.
Israele negli ultimi anni aveva mantenuto rapporti stretti con la Russia e dallo scoppio della guerra ha tentato di assumere una posizione più neutrale rispetto ad altri Paesi occidentali, con l’allora premier Naftali Bennett che aveva evitato di condannare esplicitamente Mosca, lasciando che a esporsi fosse Lapid, che fino a poche settimane fa ricopriva il ruolo di ministro degli Esteri e oggi guida il governo. Bennett aveva anche tentato una mediazione tra il presidente russo Vladimir Putin e l’omonimo ucraino Volodymyr Zelensky. Lo Stato ebraico tuttora non offre all’Ucraina equipaggiamento militare.
Tuttavia, negli ultimi mesi le relazioni con la Russia hanno progressivamente dato segno di deterioramento, con Mosca che ha preso una posizione sempre più dura verso le incursioni dell’aviazione israeliana in Siria (di cui la Russia controlla lo spazio aereo) contro obiettivi iraniani e ha cominciato a muoversi contro quella che è forse la più cruciale organizzazione israeliana nel Paese, un ponte indispensabile con le sue comunità ebraiche.
Il governo israeliano ha deciso di inviare una delegazione congiunta con rappresentanti dell'Ufficio del primo ministro e dei Ministeri degli Esteri, della Giustizia e dell’Immigrazione per lavorare sulla questione. “La comunità ebraica in Russia è profondamente legata a Israele”, il commento di Lapid. “La sua importanza emerge in ogni discussione diplomatica con la leadership russa. Continueremo ad agire attraverso i canali diplomatici affinché la fondamentale attività dell'Agenzia Ebraica non debba cessare”.