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Il capo indigeno: "Nella nostra comunità molte vittime di abusi"

(ansa)
Wilton Littlechild, capo aborigeno della Comunità del Montana First Nation, ha parlato a Repubblica appena fuori da una scuola residenziale a pochi metri da dove Francesco ha incontrato i suoi fratelli indiani,
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Maskacis - Aveva già incontrato Papa Francesco lo scorso aprile in Vaticano. In quell'occasione gli aveva chiesto di andare in Canada. L'ha incontrato una seconda volta ieri nel suo Paese: "Le parole di perdono pronunciate dal Papa qui sono già storia. Ma anche la richiesta di un cammino di riconciliazione che ha aperto non saranno senza conseguenze concrete e questo è importante".

Wilton Littlechild, capo aborigeno della Comunità del Montana First Nation, parla appena fuori da una scuola residenziale a pochi metri da dove Francesco incontra i suoi fratelli indiani, fra i verdi prati dell'Alberta centrale.

Littlechild,…

Maskacis - Aveva già incontrato Papa Francesco lo scorso aprile in Vaticano. In quell'occasione gli aveva chiesto di andare in Canada. L'ha incontrato una seconda volta ieri nel suo Paese: "Le parole di perdono pronunciate dal Papa qui sono già storia. Ma anche la richiesta di un cammino di riconciliazione che ha aperto non saranno senza conseguenze concrete e questo è importante".

Wilton Littlechild, capo aborigeno della Comunità del Montana First Nation, parla appena fuori da una scuola residenziale a pochi metri da dove Francesco incontra i suoi fratelli indiani, fra i verdi prati dell'Alberta centrale.

Littlechild, nella sua comunità ci sono delle vittime?

"Si certo, ci sono tanti sopravvissuti in questa comunità, persone scampate ad abusi e a violenze quando erano in giovane età o che le violenze le hanno subite ma sono sopravvissuti".

Cosa significa l'arrivo del Papa in Canada per voi?

"Ha un grande significato per tutti noi. Soprattutto perché si tratta di un "penitential trip", un viaggio penitenziale, come lo ha voluto chiamare lo stesso Francesco. Il fatto che il viaggio sia penitenziale implica che apra anche da subito una fase di riconciliazione e rinascita che per noi, per le nostre comunità che tanto hanno sofferto in passato, è fondamentale e decisiva".

Può davvero iniziare oggi una vera riconciliazione?

"Sì, oggi è l'inizio di un cammino di riconciliazione. Quella di oggi è una prima tappa a cui ne seguiranno altre".

Devono però ancora avvenire fatti concreti nei rapporti con il governo in questo senso?

"La nostra aspettativa è quella di avere una reale cooperazione con il governo e con tutta la società civile. In fondo, questa visita del Papa qui da noi serve anche a questo, a sensibilizzare le istituzioni e la società tutta su quanto è avvenuto in passato, sulle sofferenze che questo territorio custodisce, sulla memoria degli abusi subiti dai nostri fratelli. Il rapporto finale della Commissione per la verità e la riconciliazione ha spinto il Papa a scusarsi con noi per il ruolo avuto dalla Chiesa cattolica negli abusi spirituali, culturali, emotivi, fisici e sessuali contro i bambini delle Prime Nazioni, Inuit e Métis all'interno delle scuole residenziali cattoliche. Ma siamo in mezzo ad un percorso che ancora si deve compiere del tutto. Da oggi guardiamo al futuro con maggiore speranza e fiducia".