Tunisia, il costituzionalista Ben Achour ex collega di Saied: "È pieno di risentimento, è molto pericoloso"
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliTUNISI - Yadh Ben Achour si ricorda molto bene di Kais Saied, il presidente tunisino. Sono entrambi due esperti di diritto costituzionale, hanno lavorato per una vita alla facoltà di Scienze giuridiche dell'università pubblica di Tunisi. "Eravamo amici - spiega Ben Achour, 77 anni -. Era una persona estremamente cordiale, cortese, molto educato e gentile. Non aveva il carattere che dimostra ora, ostile e pieno di risentimento. Quando ha preso il potere è cambiato completamente". I due, diciamolo, hanno avuto un percorso del tutto diverso.
Ben Achour è uno dei principali esperti di diritto costituzionale in Tunisia, per anni professore emerito, sincero democratico e uno dei fautori della costituzione del 2014, frutto della rivoluzione del 2011. Mentre Saied, 64 anni, è stato fino alla pensione solo un oscuro assistente universitario. "Non ha mai sostenuto la sua tesi di dottorato - ricorda Ben Achour -. La sua carriera è sta…
TUNISI - Yadh Ben Achour si ricorda molto bene di Kais Saied, il presidente tunisino. Sono entrambi due esperti di diritto costituzionale, hanno lavorato per una vita alla facoltà di Scienze giuridiche dell'università pubblica di Tunisi. "Eravamo amici - spiega Ben Achour, 77 anni -. Era una persona estremamente cordiale, cortese, molto educato e gentile. Non aveva il carattere che dimostra ora, ostile e pieno di risentimento. Quando ha preso il potere è cambiato completamente". I due, diciamolo, hanno avuto un percorso del tutto diverso.
Ben Achour è uno dei principali esperti di diritto costituzionale in Tunisia, per anni professore emerito, sincero democratico e uno dei fautori della costituzione del 2014, frutto della rivoluzione del 2011. Mentre Saied, 64 anni, è stato fino alla pensione solo un oscuro assistente universitario. "Non ha mai sostenuto la sua tesi di dottorato - ricorda Ben Achour -. La sua carriera è stata un fallimento. E così ha questo spirito di rivincita che lo anima: è molto pericoloso".
Senza fare della psicologia da bar, è la stessa voglia di rivincita che lo spinge verso un populismo anti-élite. Un percorso che è arrivato fino alla nuova Costituzione, appena approvata da un referendum popolare. E giudicata l'anticamera di una dittatura.
Cosa ne pensa del nuovo testo fondamentale?
"Rappresenta una deriva autoritaria, perché il presidente concentra tutti i poteri. I suoi progetti di legge avranno addirittura la priorità su quelli dell'Assemblea dei deputati. E poi il presidente diventa irresponsabile, non deve più rispondere a nessuno. Il meccanismo di destituzione previsto nella Costituzione del 2014 è scomparso. Si ritrova nell'impunità più totale. Nomina tutti giudici e i membri del Consiglio superiore della magistratura. La Corte costituzionale sarà composta solo di magistrati, in precedenza scelti da lui. Ne ha escluso gli accademici. Anche lì viene fuori il suo spirito di rivincita per il fallimento della carriera in facoltà".
Nell'articolo 5 Saied ha inserito queste parole: "La Tunisia appartiene all'Umma", la comunità musulmana, "e incombe solo allo Stato di operare per realizzare le finalità dell'islam". Cosa ne pensa?
"Mi preoccupa enormemente. Lui, alla fine, è un ultraconservatore e un islamista, che si nasconde dietro sembianze rispettabili. Quell'articolo è la negazione dell'identità tunisina e l'islamizzazione della Costituzione. Vuol dire che un giudice potrà interpretare la giustizia secondo il diritto musulmano e la teologia islamica".
La Costituzione è passata. Ma la Tunisia continua a essere un Paese libero. La prova è che lei sta criticando il presidente...
"È vero, non siamo in una dittatura. Ma esistono ormai tutte le potenzialità di una dittatura. Questa non deve essere per forza come in Birmania, dove si giustiziano i giornalisti o i difensori dei diritti dell'uomo. Oggi in Tunisia esistono un'opposizione politica, la libertà d'espressione e quella dell'informazione. Ma non do fiducia a un uomo che dispone di tutti i poteri. Ci sono già stati degli abusi. Nei giorni scorsi la polizia ha picchiato un gruppo di manifestanti e alcuni leader dell'opposizione. Esiste una dittatura potenziale, che può imporsi progressivamente. Saied può sciogliere partiti e organizzazioni indipendenti. Ha osato sospendere le attività del Parlamento un anno fa e, quindi, è capace di tutto".
Il sì al referendum è passato con più del 90% sei voti. Ma il tasso di partecipazione supera appena il 30%. Quale la sua valutazione?
"Il vento sta cambiando per lui. La sua popolarità si sta indebolendo e continuerà a calare, perché la gestione del dopo referendum è difficile. La storia non è terminata. Lui deve far passare una nuova legge elettorale e organizzare elezioni legislative. Nel frattempo la gestione degli affari economici e sociali è praticamente sospesa. E sono quelli i veri problemi della popolazione tunisina".
E se un giorno Saied rappresentasse solo una parentesi in questa fase della storia tunisina?
"È possibile, ma è una parentesi pericolosa. A un certo momento, ormai impopolare, potrebbe essere costretto a dimettersi, nel contesto di un cambiamento di regime. Ma sarebbe troppo tardi. La democrazia sarebbe già finita".