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Il Kansas conservatore boccia la Corte suprema. Al referendum vince il sì all'aborto

I festeggiamenti dei sostenitori del diritto all'aborto in Kansas dopo il referendum (afp)

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Nello Stato del Midwest, roccaforte della destra americana, il diritto ad interrompere la gravidanza resterà garantito
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 NEW YORK - “No”. Gli elettori del Kansas lo hanno detto chiaro segnandolo sulla scheda con le loro matite: non può essere la politica a scegliere cosa fanno le donne del proprio corpo. Nello Stato rurale del Midwest, solida roccaforte repubblicana, il diritto ad interrompere la gravidanza resterà dunque garantito secondo il volere dell’ampia maggioranza – il 58,8 per cento contro il 41, 2 – che ha votato contro l’emendamento pronto a cancellare la garanzia costituzionale sull’aborto.

Era considerato il primo vero referendum sulla questione, dopo la storica sentenza della Corte suprema che a fine giugno ha cancellato le tutele federali di quel Roe v. Wade che mezzo secolo fa legalizzò la procedura medica. Da allora, già 10 Stati lo hanno vietato, altri 4 impongono restrizioni importanti, e 12 ci stanno lavorando. Un risultato importante visto che il Kansas era considerato banco di prova degli umori del Pa…

 NEW YORK - “No”. Gli elettori del Kansas lo hanno detto chiaro segnandolo sulla scheda con le loro matite: non può essere la politica a scegliere cosa fanno le donne del proprio corpo. Nello Stato rurale del Midwest, solida roccaforte repubblicana, il diritto ad interrompere la gravidanza resterà dunque garantito secondo il volere dell’ampia maggioranza – il 58,8 per cento contro il 41, 2 – che ha votato contro l’emendamento pronto a cancellare la garanzia costituzionale sull’aborto.

Era considerato il primo vero referendum sulla questione, dopo la storica sentenza della Corte suprema che a fine giugno ha cancellato le tutele federali di quel Roe v. Wade che mezzo secolo fa legalizzò la procedura medica. Da allora, già 10 Stati lo hanno vietato, altri 4 impongono restrizioni importanti, e 12 ci stanno lavorando. Un risultato importante visto che il Kansas era considerato banco di prova degli umori del Paese. E infatti il presidente Joe Biden, che ieri ha firmato un nuovo ordine esecutivo per tutelare le donne a basso reddito costrette a recarsi in Stati diversi dal proprio per abortire, ha subito definito il risultato del voto «una risposta alla sentenza estremista della Corte suprema». E notando che gli elettori sono andati in massa alle urne ha insistito: «Afferma con chiarezza ciò che già sapevamo, la maggioranza degli americani crede che le donne debbano avere il diritto di fare le proprie scelte». 


In realtà i sondaggi davano un testa a testa, con gli antiabortisti in leggero vantaggio. Ma dopo una campagna segnata da proteste e porta a porta pressanti di entrambe gli schieramenti, con la Chiesa cattolica locale a finanziare con milioni di dollari i sostenitori del “si”, la mobilitazione finale è stata decisiva. I sostenitori della libera scelta, più motivati degli altri, sono riusciti a ribaltare le previsioni. Il piccolo Stato – 3 milioni di abitanti – in passato ha votato compatto per due volte di fila per Trump: ora sarà l’unico dove abortire è legale, in un’area dove i vicini hanno compiuto d’autorità scelte restrittive. E c’è già chi spera che il risultato del Kansas sia un monito a chi intende cambiare le regole. In realtà il voto pro-aborto di martedì è una delle poche soddisfazioni dei democratici nella tornata elettorale di martedì.

Nella stessa giornata, infatti, si sono tenute pure le primarie repubblicane in cinque Stati chiave: dove i candidati sostenuti da Trump hanno sconfitto, quasi sempre, i più moderati. Per dire, in Michigan sarà la pro-life Tudor Dixon a sfidare l’attuale governatrice dello stato Gretchen Whitmer, quella che nel 2020 i pro vax volevano rapire per le imposizioni imposte durante la pandemia. E pure in Arizona s’impongono i trumpiani Blake Masters e Mark Finchem: entrambi negazionisti della vittoria di Biden alle elezioni, con l’ultimo che corre per la carica di Segretario di Stato, colui che stabilisce le locali regole di voto mentre Kari Lake ha battuto la rivale sostenuta dall’ex vicepresidente Mike Pence. In Missouri emerge Eric Schmitt. Ma qui la questione è complessa, perché Trump ha endorsato genericamente “Eric”: tutti e tre gli sfidanti si chiamano così, e hanno tutti sostenuto di essere l’oggetto di cotanto appoggio.