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Amnesty International: l'esercito ucraino mette a rischio i civili. L'ira di Kiev

(reuters)
Bernard-Henri Levy: "Sarebbe come accusare la resistenza fracese nel '44 di combattere nelle strade di Parigi"
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DNIPRO - L’accusa è orrenda. Aver messo in pericolo la popolazione civile, mettendo le loro basi persino in scuole e ospedali, e violando così il diritto internazionale umanitario. Amnesty International ha diffuso un rapporto con cui intende dimostrare che l’esercito ucraino ha lanciato attacchi contro i russi dall’interno di 19 centri abitati, e raccolto le prove nelle regioni di Kharkiv, di Mykolaiv e del Donbass. L’accusa è stata immediatamente respinta dal governo, “è una vergogna che un’organizzazione come Amnesty International stia partecipando a questa campagna di disinformazione e propaganda”, ha commentato Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky.

La ricerca è durata diverse settimane tra aprile e luglio. I ricercatori di Amnesty hanno visitato i luoghi, intervistato i sopravvissuti, e utilizzato immagini satellitari. “La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i…

DNIPRO - L’accusa è orrenda. Aver messo in pericolo la popolazione civile, mettendo le loro basi persino in scuole e ospedali, e violando così il diritto internazionale umanitario. Amnesty International ha diffuso un rapporto con cui intende dimostrare che l’esercito ucraino ha lanciato attacchi contro i russi dall’interno di 19 centri abitati, e raccolto le prove nelle regioni di Kharkiv, di Mykolaiv e del Donbass. L’accusa è stata immediatamente respinta dal governo, “è una vergogna che un’organizzazione come Amnesty International stia partecipando a questa campagna di disinformazione e propaganda”, ha commentato Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Zelensky.

La ricerca è durata diverse settimane tra aprile e luglio. I ricercatori di Amnesty hanno visitato i luoghi, intervistato i sopravvissuti, e utilizzato immagini satellitari. “La maggior parte dei centri abitati dove si trovavano i soldati ucraini erano a chilometri di distanza dalle linee del fronte, ci sarebbero state alternative che avrebbero potuto evitare di mettere in pericolo la popolazione civile”. La testimonianza di una donna su quanto accaduto nel suo villaggio, 10 chilometri a sud di Mykolaiv: “I soldati stavano in una casa accanto alla nostra, mio figlio di 50 anni andava spesso da loro a portare del cibo. L’ho supplicato diverse volte di stare lontano, avevo paura per lui. Il pomeriggio del 10 giugno, l’attacco. Io ero in casa, lui in cortile. E’ morto subito, il suo corpo è stato fatto a pezzi. Il nostro appartamento è stato parzialmente distrutto”. Nella casa dove la donna sostiene fossero i soldati ucraini, Amnesty ha trovato equipaggiamento e divise militari.

Altre due testimonianze dal Donbass. Un uomo di Lysychansk: “Io non capisco per cui i nostri soldati sparano dalle città e non dai campi”. Un suo concittadino: “Quando c’è fuoco in uscita, subito dopo c’è fuoco in entrata”. “Noi paghiamo le conseguenze…”, dice un sopravvissuto a un attacco su Bakhmut.

Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, definisce il rapporto “ingiusto”. Perché “non intende trovare e denunciare la verità al mondo, ma creare una falsa equivalenza tra l’autore del reato e la vittima. Tra il Paese che distrugge centinaia di migliaia di civili, città, territori, e un Paese che si difende disperatamente”. L’Ucraina, quindi, si sente offesa da queste accuse. Il rapporto di Amnesty “è una perversione”, ha detto il ministro della Difesa Reznikov, perché mette in dubbio un diritto: quello di difendersi da una aggressione.

Per il filosofo Bernard Henry Levy, che ha visitato l’Ucraina e ne sostiene la causa, “è come accusare la resistenza francese di aver combattuto nelle strade di Parigi nell’agosto del 1944. E’ un mix di stupidità e di cinismo. Vuol dire fare il gioco di Putin”.