Una società di cyber sicurezza scopre 72 siti di disinformazione cinesi. Fake news anche sul viaggio della Speaker Usa a Taiwan
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonLa sfida cinese all’Occidente non avviene solo con le manovre militari e i lanci di missili balistici, messi in scena per replicare alla visita a Taiwan di Nancy Pelosi, ma è attiva anche attraverso attività molto più subdole per delegittimare i governi e distruggere la reputazione degli avversari politici. L’ultima di queste operazioni è stata scoperta da Mandiant – società internazionale che si occupa di cybersicurezza -: diffondeva notizie falsificate su misura attraverso 72 siti web in undici lingue diverse, incluso l’italiano. Venivano presentate come testate indipendenti di informazione, con nomi simili a quelli di giornali autorevoli, ma erano solamente pedine digitali della “guerra ibrida”. Secondo gli analisti questa operazione rappresenta un’evoluzione tutta cinese rispetto alle campagne di disinformazione prodotte dall’intelligence russa negli anni passati, sia per i sistemi informatici utili…
La sfida cinese all’Occidente non avviene solo con le manovre militari e i lanci di missili balistici, messi in scena per replicare alla visita a Taiwan di Nancy Pelosi, ma è attiva anche attraverso attività molto più subdole per delegittimare i governi e distruggere la reputazione degli avversari politici. L’ultima di queste operazioni è stata scoperta da Mandiant – società internazionale che si occupa di cybersicurezza -: diffondeva notizie falsificate su misura attraverso 72 siti web in undici lingue diverse, incluso l’italiano. Venivano presentate come testate indipendenti di informazione, con nomi simili a quelli di giornali autorevoli, ma erano solamente pedine digitali della “guerra ibrida”. Secondo gli analisti questa operazione rappresenta un’evoluzione tutta cinese rispetto alle campagne di disinformazione prodotte dall’intelligence russa negli anni passati, sia per i sistemi informatici utilizzati, sia per i meccanismi con cui spargevano le notizie velenose su Internet.
Le tracce seguite dagli specialisti di Mandiant portano alla Haixun Technology Co, una grande società privata di pubbliche relazioni con sede a Shanghai che avrebbe generato contenuti e pagine: tra i prodotti di marketing offerti dalla Haixun ci sono “pacchetti di energie positive” in quaranta lingue. Mentre gli agenti di Mosca agivano attraverso sigle create ad hoc, Haixun invece è un’impresa reale con numerosi clienti in tutto il mondo: non è la prima volta che viene individuato l’impiego di “fornitori privati” in un’operazione di disinformazione, una tattica che contribuisce a rendere più credibili le notizie e a nascondere i veri mandanti della campagna. Finora però i “mercenari delle fake news” erano piccole società mentre questa volta si assiste ad un salto di qualità.
L’obiettivo resta sempre lo stesso: lanciare nel mondo una narrativa favorevole a Pechino, colpendo con fake news chiunque contrasti la Cina. Uno dei bersagli è stato l’antropologo tedesco Adrian Zenz, noto per le ricerche sugli uiguri e sulla persecuzione condotta dalle autorità cinesi. Sono stati diffusi documenti in cui si sosteneva che i suoi studi fossero stati finanziati con 625 mila dollari dal senatore statunitense Marco Rubio e dall’ex consulente di Donald Trump Steve Bannon: lettere falsificate con cura che servivano a rendere credibile la rivelazione. Per dare maggiore forza, intervenivano account social con nomi come Jonas Drosten indicati quali fonti delle rivelazioni. Lo stesso trattamento è stato riservato all’uomo d’affari Guo Wengui o al fondatore della setta Falun Gong.
La campagna è ancora in corso. Il primo agosto hanno preso di mira Nancy Pelosi, attaccandola per l’imminente trasferta a Taiwan. Altri testi, fatti uscire su fittizie testate taiwanesi, parlavano degli Stati Uniti come di un alleato inaffidabile e sostenevano che Mike Pompeo si fosse recato nell’isola soltanto per incassare un ricco compenso. Prima si erano focalizzate sulla sentenza della Corte Suprema di Washington sull’aborto: tra l’altro, era stata fatta circolare la testimonianza di una “donna americana” che parlava di una dura repressione della polizia contro i manifestanti che contestavano la sentenza. Pure Hong Kong è uno dei temi chiave, difendendo la riforma elettorale decisa da Pechino e criticando le proteste degli studenti. C’è anche una sponda alla propaganda russa, rilanciando i report inventati sui laboratori per esperimenti biologici costruiti dagli USA in Ucraina. Tante notizie sparse in rete come virus, nel tentativo di contagiare l’opinione pubblica mondiale e indirizzarla contro gli Stati Uniti e contro le democrazie occidentali.