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Patto d’affari tra Erdogan e Putin, ma sulla Siria il Cremlino frena

Il presidente turco Erdogan, a sinistra, e il presidente russo Putin (ansa)
Il leader turco a Sochi non ottiene l’ok per i raid contro i curdi. Ma il presidente russo gli riconosce la mediazione sul grano: “L’Europa ringrazi Ankara per il gas”
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Stavolta non ci sono state ripicche reciproche, ritardi e attese per indispettirsi a vicenda, ma solo sorrisi e strette di mano prima del colloquio durato oltre quattro ore. Quella che il leader del Cremlino Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan tessono da vent'anni è una "relazione complicata", una combinazione molto particolare di collaborazione e rivalità che gli analisti chiamano "cooperazione competitiva".

Ma ieri a Sochi, in Russia, a 17 giorni dal precedente incontro in Iran, "nonostante le attuali sfide regionali e globali", i due leader hanno concordato di "rafforzare il commercio" tra i loro Paesi e di "soddisfare le reciproche aspettative nel campo dell'economia ed energia", come hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta diffusa dal Cremlino, unica sintesi del vertice.

Stavolta non ci sono state ripicche reciproche, ritardi e attese per indispettirsi a vicenda, ma solo sorrisi e strette di mano prima del colloquio durato oltre quattro ore. Quella che il leader del Cremlino Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan tessono da vent'anni è una "relazione complicata", una combinazione molto particolare di collaborazione e rivalità che gli analisti chiamano "cooperazione competitiva".

Ma ieri a Sochi, in Russia, a 17 giorni dal precedente incontro in Iran, "nonostante le attuali sfide regionali e globali", i due leader hanno concordato di "rafforzare il commercio" tra i loro Paesi e di "soddisfare le reciproche aspettative nel campo dell'economia ed energia", come hanno sottolineato in una dichiarazione congiunta diffusa dal Cremlino, unica sintesi del vertice.

La proposta di Kiev 

Il leader turco era volato nel Mar Nero a riscuotere il credito per l'intesa internazionale che ha permesso la ripresa delle esportazioni di grano ucraino attraverso il Bosforo e che ha visto anche ieri tre navi cariche di cereali prendere il largo. Accordo che, stando al Financial Times, Kiev ora vorrebbe fosse esteso anche ad altri carichi, come i metalli. A inizio incontro, Putin ha ringraziato il suo omologo turco: "Grazie alla vostra partecipazione diretta e alla mediazione del Segretariato Onu, il problema delle consegne di grano ucraino dai porti del Mar Nero è stato risolto".

Un successo diplomatico frutto dell'ostentata neutralità sull'offensiva russa in Ucraina di Ankara che, nonostante sia un membro Nato, tiene un piede in due staffe: da un lato fornisce droni a Kiev, dall'altro non aderisce alle sanzioni contro Mosca. Di più. Stando a un documento ottenuto dall'intelligence ucraina e reso noto dal Washington Post, si preparerebbe anche ad aiutare la Russia a eludere le misure economiche con conti bancari e partecipazioni presso raffinerie locali. Concessioni che però la esporrebbero a sanzioni secondarie.

L'operazione in Siria 

Erdogan intanto vorrebbe incassare la sua contropartita: ottenere il via libera, negatogli da Putin e dall'iraniano Ebrahim Raisi a Teheran lo scorso mese, per una nuova operazione militare in Siria contro i combattenti curdi del Pkk, che considera "terroristi". Un'offensiva osteggiata da Mosca che, insieme all'Iran, sostiene il presidente siriano Bashar al Assad.

"La nostra solidarietà nella lotta al terrorismo è molto importante", ha ribadito il leader turco davanti alle telecamere poco prima dell'incontro aggiungendo: "Il dibattito sugli sviluppi in Siria aiuterà a pacificare la regione". Nella dichiarazione finale, i due leader accennano alla "importanza di mantenere l'unità politica e l'integrità territoriale della Siria" e di "agire congiuntamente e in stretto coordinamento nella lotta contro tutte le organizzazioni terroristiche". Segno che non tutti i nodi sono stati sciolti.

Non si è discusso invece dei droni turchi Bayraktar-Tb2 su cui, stando ad anticipazioni dello stesso Erdogan, punterebbe anche Mosca, né di Nagorno Karabakh, ma di Libia sottolineando la necessità di tenere "elezioni libere, eque e credibili basate sul più ampio consenso possibile". L'altro dossier che premeva a entrambi i leader, per opposte ragioni, era quello energetico e in particolare la costruzione della prima centrale nucleare turca ad Akkuyu finanziata dall'agenzia russa Rosatom, al momento rallentata da una vertenza, e le forniture di gas russo che coprono il 45% del fabbisogno annuale della Turchia e che d'ora in poi verranno pagate parzialmente in rubli.

Un'intesa che, secondo il vice primo ministro russo Aleksandr Novak, segna "una nuova tappa e nuove opportunità". Putin ha anche ricordato il ruolo di Ankara nel transito del gas russo verso l'Europa, attraverso il gasdotto TurkStream. "I partner europei dovrebbero esservi grati".