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Pelosi a Taiwan, l'analista Usa Sisson: "Ora sarà più difficile il dialogo tra le due potenze"

L'intervista alla politologa della Brookings Institution che studia le strategie di sicurezza nazionale americane: "Temo l'effetto che nella lunga distanza tutto questo avrà sulle relazioni Stati Uniti-Cina"
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NEW YORK - "Nancy Pelosi torna a casa lasciandosi alle spalle una situazione regionale più complicata e tesa di quanto fosse prima del suo viaggio. La sua visita, la prima di così alto livello in 25 anni, aprirà la porta ad altri. Allo stesso modo, la Cina sta compiendo esercitazioni ai confini di Taiwan con un'aggressività mai vista prima. Temo l'effetto che nella lunga distanza tutto questo avrà sulle relazioni Stati Uniti-Cina. Si è evidentemente aperta una nuova era". Melanie Sisson, consulente del Dipartimento della Difesa, è analista della Brookings Institution dove studia proprio le strategie di sicurezza nazionale americane.

Come giudica il tour di Pelosi?
"Il viaggio comporterà più costi che guadagni. Ha peggiorato le relazioni con la Cina e reso la situazione più complicata di quanto sarebbe auspicabile. Di fatto ha già mutato il tipo di relazioni che intercorrono fra no…

NEW YORK - "Nancy Pelosi torna a casa lasciandosi alle spalle una situazione regionale più complicata e tesa di quanto fosse prima del suo viaggio. La sua visita, la prima di così alto livello in 25 anni, aprirà la porta ad altri. Allo stesso modo, la Cina sta compiendo esercitazioni ai confini di Taiwan con un'aggressività mai vista prima. Temo l'effetto che nella lunga distanza tutto questo avrà sulle relazioni Stati Uniti-Cina. Si è evidentemente aperta una nuova era". Melanie Sisson, consulente del Dipartimento della Difesa, è analista della Brookings Institution dove studia proprio le strategie di sicurezza nazionale americane.

Come giudica il tour di Pelosi?
"Il viaggio comporterà più costi che guadagni. Ha peggiorato le relazioni con la Cina e reso la situazione più complicata di quanto sarebbe auspicabile. Di fatto ha già mutato il tipo di relazioni che intercorrono fra noi e Pechino: segna, sul piano del dialogo e della fiducia, un importante passo indietro. Insomma, sulla lunga durata non ha fatto l'interesse di Washington".

Cosa teme?
"Intendiamoci: Pelosi è una donna intelligente e se ha ritenuto di dover ribadire proprio ora il suo supporto alla democrazia ha i suoi motivi. A preoccuparmi non è l'immediato. Certo, temo conseguenze economiche. Ma la mia reale preoccupazione è la tenuta delle relazioni Cina-Usa. La traiettoria futura è compromessa. D'ora in poi sarà estremamente difficile avere scambi fruttuosi con loro".
 

Pechino già ieri ha già annunciato l'interruzione della cooperazione su 8 dossier, compresa Difesa e cambiamenti climatici.
"Non mi sorprende. Prendono molto sul serio certe questioni: ovvio che avrebbero risposto. Possiamo non condividere la loro percezione secondo cui c'è un cambio di status quo nella politica americana. Ma se noi ignoriamo la loro interpretazione dei fatti, o peggio, li sollecitiamo, poi dobbiamo farci i conti. Non dico che bisogna fare compromessi. Solo, non possiamo ignorarli o liquidarli come irragionevoli o infondati: almeno se siamo interessati a soluzioni di lungo termine che non siano la guerra".


Quanto peserà sulle altre crisi?
"Non potremo più contare, almeno per un certo periodo, su soluzioni condivise né pensare che Pechino continui ad accogliere le nostre richieste, come con l'Ucraina".
 

Cosa può fare Joe Biden?
"Essere paziente, non reagire in modo eccessivo alle manovre, a meno che non accada qualcosa di veramente grave. E cogliere ogni opportunità per ricostruire dei percorsi di collaborazione".