Il piccolo Archie è morto. La mamma: "Era unico, Ha lottato fino alla fine"
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Sotto lo sguardo della statua della Regina Alessandra, consorte di Edoardo VII che tanto si spese per i malati incluso l'"Elephant Man", alle 13 e 20 Hollie Dance sbuca dal Royal London Hospital. Braccia conserte da rabbia e dolore, 46 anni, i capelli biondi legati, le scarpe da ginnastica perché "sono una che non si ferma mai", il volto e gli occhi verdi consunti dallo strazio. "Dance" è un'istruttrice di ballo, per anni ha lavorato 7 giorni su 7 e percorso almeno 60mila chilometri all'anno per i figli. Poi le è cascato il mondo addosso, e la vita del figlio Archie Battersbee, fino a ieri appesa al filo delle macchine.
LONDRA - Sotto lo sguardo della statua della Regina Alessandra, consorte di Edoardo VII che tanto si spese per i malati incluso l'"Elephant Man", alle 13 e 20 Hollie Dance sbuca dal Royal London Hospital. Braccia conserte da rabbia e dolore, 46 anni, i capelli biondi legati, le scarpe da ginnastica perché "sono una che non si ferma mai", il volto e gli occhi verdi consunti dallo strazio. "Dance" è un'istruttrice di ballo, per anni ha lavorato 7 giorni su 7 e percorso almeno 60mila chilometri all'anno per i figli. Poi le è cascato il mondo addosso, e la vita del figlio Archie Battersbee, fino a ieri appesa al filo delle macchine.
"Archie è spirato alle 12.15 di oggi. Era così bello e unico - annuncia ai giornalisti Hollie soffocata dalle lacrime - ha lottato fino alla fine. Sono la madre più orgogliosa del mondo". Dopo una battaglia legale di 4 mesi, anche la signora Dance si è dovuta arrendere. Lei che da quel maledetto 7 aprile scorso non è mai tornata a casa per stare in ospedale vicino al suo Archie. Aggiunge pianti e parole Ella Carter, giovane moglie del fratello boxer del 12enne di Southend, cui ieri i medici hanno staccato la spina, contro il parere dei genitori: "Appena hanno interrotto le macchine Archie è diventato violaceo. Nessuno meriterebbe di morire così. È barbaro".
La famiglia Battersbee va via mesta. Manca il padre Paul, per un malore dei giorni scorsi. Restano, sul piedistallo della statua di Alessandra, lumicini a forma di cuore e di "A", una spilletta con un angelo custode, due mazzi di gerbere, il messaggio in bianco lasciato da Shelley Elias, 43 anni, di East London: "Anche io ho un figlio di 12 anni, non sapevo che cosa scrivere. Non ci sono parole per questo dolore". Arriva un'altra signora di colore che impreca: "Perché non lo hanno mandato almeno all'hospice?", casa di cura per malati terminali.
No, niente. Mamma Hollie ha perso tutte le sue battaglie per Archie: Alta Corte, Corte di appello, Corte Suprema, Corte dei diritti umani europea, Onu. Tutti i giudici le hanno dato torto: per loro, come già deciso dai medici, Archie doveva morire qui, in questo ospedale. Niente "hospice", niente cure sperimentali all'estero: "Archie è cerebralmente morto e prolungare la sua agonia sarebbe un'inutile sofferenza ed eticamente ingiusto".
"Un'esecuzione disgustosa", secondo Hollie, o granitico pragmatismo delle autorità inglesi, che in passato avevano deciso lo stesso per altri due bambini inglesi in gravissime condizioni: Alfie Evans e Charlie Gard, nonostante il sostegno di papa Francesco e di Donald Trump. Perché in Inghilterra sentenziano i medici e i giudici se staccare la spina. E non i genitori, come in Italia, dove i Battersbee pensavano di trasferire Archie. "Dal 7 aprile, tutti i miei giorni sono stati tremendi - ha commentato Hollie - ma non potevo fermarmi a piangere. Perché dovevo combattere per mio figlio".
Già, quel 7 aprile. Quando Archie Battersbie, amante delle arti marziali, viene ritrovato in casa incosciente da Hollie, con legacci e segni al collo. Probabilmente dopo aver partecipato all'incosciente sfida online Blackout, in cui bambini e ragazzini si tolgono il respiro fino allo svenimento, come già visto in America dove il social network dei giovanissimi TikTok è stato denunciato per "negligenza" da alcuni genitori. La mancanza di ossigeno prolungata ha causato gravissimi danni cerebrali ad Archie, da 4 mesi in stato vegetativo, che a catena si sarebbero trasferiti presto agli altri organi, secondo i medici.
Ci sono tante illazioni sui social network, dove si annidano i "webeti": che i Battersbee siano stati "plagiati" dal gruppo cristiano Christian Legal Centre, già protagonista delle cause legali dei piccoli Alfie e Charlie, con lo stesso legale di origine italiana Bruno Quintavalle; o che Hollie abbia fatto tutto questo per soldi, altrimenti "non si sarebbe esposta così mediaticamente". Invece, anche quando postava su Facebook i video dell'agonia privata di Archie, l'unica "colpa" di Hollie è di esser sempre stata se stessa: una mamma che non voleva perdere il suo bambino.