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La Jihad sconfitta cerca il sostegno dell'Iran

Militanti della Jihad palestinese (afp)
Le tensioni con Hamas, che non vuole che il suo rivale si rafforzi
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LONDRA - L'ennesima guerra di Gaza non è scoppiata per caso. Tre elementi hanno contribuito a scatenarla proprio in questi giorni, ciascuno indipendente dall'altro, sebbene tutti insieme contribuiscano a tenere aperta una piaga che insanguina israeliani e palestinesi, suscitando ogni volta lo sgomento della comunità internazionale. Qualsiasi ricerca di una soluzione richiede innanzitutto di comprendere cosa ci sia dietro il periodico riaccendersi del conflitto. Il primo fattore è la minaccia che i gruppi terroristi all'interno di questa minuscola striscia di territorio autonomo palestinese pongono allo Stato ebraico.

Pur essendosi ritirato da Gaza nel 2005, Israele continua a subire attacchi da movimenti palestinesi che hanno come programma dichiarato la sua distruzione. L'arresto nei giorni scorsi di un capo della Jihad islamica in Cisgiordania ha fatto prevedere all'intelligence israeliana ritorsioni da parte della Jihad che opera a Gaza. Il…

LONDRA - L'ennesima guerra di Gaza non è scoppiata per caso. Tre elementi hanno contribuito a scatenarla proprio in questi giorni, ciascuno indipendente dall'altro, sebbene tutti insieme contribuiscano a tenere aperta una piaga che insanguina israeliani e palestinesi, suscitando ogni volta lo sgomento della comunità internazionale. Qualsiasi ricerca di una soluzione richiede innanzitutto di comprendere cosa ci sia dietro il periodico riaccendersi del conflitto. Il primo fattore è la minaccia che i gruppi terroristi all'interno di questa minuscola striscia di territorio autonomo palestinese pongono allo Stato ebraico.

Pur essendosi ritirato da Gaza nel 2005, Israele continua a subire attacchi da movimenti palestinesi che hanno come programma dichiarato la sua distruzione. L'arresto nei giorni scorsi di un capo della Jihad islamica in Cisgiordania ha fatto prevedere all'intelligence israeliana ritorsioni da parte della Jihad che opera a Gaza. Il governo di Gerusalemme ha deciso di prevenirle, eliminando due capi della Jihad. Risultato: tre giorni di combattimenti, 44 morti da parte palestinese, una dozzina di feriti da parte israeliana, più di mille razzi palestinesi caduti in Israele. Il video della fuga di massa dei bagnanti dalla spiaggia di Tel Aviv mentre le sirene suonavano l'allarme dovrebbe essere istruttivo. Quale Paese democratico europeo accetterebbe una minaccia simile senza reagire o senza agire per cercare di prevenirla?


Il secondo elemento è la rivalità tra Hamas e Jihad islamica. Hamas governa Gaza e deve cercare il consenso della popolazione. La Jihad, sostenuta da Hezbollah libanesi, Siria e Iran, è prevalentemente una forza militare. Dopo gli accordi del 2021 con Israele, che hanno permesso a un maggior numero di palestinesi di entrare nello Stato ebraico da Gaza per lavorare, dando respiro a un'economia in difficoltà, la Jihad rimprovera Hamas di essere scesa a patti con il nemico e cerca di presentarsi come la vera interprete della resistenza palestinese.

Da parte sua, Hamas, militarmente più forte della Jihad, non vuole che il rivale si rafforzi. Un tempo era Hamas ad accusare l'Olp di Arafat di essere troppo morbida con Israele: adesso il gioco si ripete, con Hamas nella parte dell'accusato. E il terzo fattore sono le elezioni in programma in Israele a novembre, le quinte in tre anni e mezzo. Il primo ministro ad interim israeliano, Yair Lapid, non viene come molti suoi predecessori dalle forze armate. Il suo avversario nella sfida alle urne, l'ex-premier Netanyahu, lo descrive come incapace di garantire la sicurezza nazionale. Con le azioni mirate di questi giorni Lapid ha dimostrato di saperlo fare. Se riuscisse a vincere le elezioni, mantenendo al potere un leader centrista, più determinato di Netanyahu a risolvere la questione palestinese, sarebbe anche una conseguenza della breve guerra che ha visto cadere i capi della Jihad a Gaza e le sirene dare l'allarme sulla spiaggia di Tel Aviv