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Grecia, spiati politici d'opposizione e giornalisti. Il "Watergate greco" travolge Mitsotakis

(reuters)
Sotto controllo anche il telefono del leader dei socialisti, 14mila i sorvegliati. Si dimette il capo dei servizi. Il premier: "Non sapevo
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Per Kyriakos Mitsotakis è scattata l'ora più buia. Il primo ministro greco festeggiato per anni in Europa come l'enfant prodige dei conservatori, è apparso ieri in tv con aria mesta e si è trincerato dietro l'unico sottile muro che lo separa ormai dalle dimissioni: "Non ne sapevo niente".

Il leader di Nea Dimokratia è sospettato di aver architettato una rete di spionaggio talmente estesa da rasentare la paranoia. Quattordicimila persone sarebbero finite, ignare, nel mirino di un Grande fratello greco. Impigliate nella colossale tela della sorveglianza di Stato attraverso un combinato disposto di intercettazioni "classiche" dell'intelligence e tentativi di estorcere ulteriori informazioni attraverso un software pirata con un nome che è già un programma, "Predator". 

Per Kyriakos Mitsotakis è scattata l'ora più buia. Il primo ministro greco festeggiato per anni in Europa come l'enfant prodige dei conservatori, è apparso ieri in tv con aria mesta e si è trincerato dietro l'unico sottile muro che lo separa ormai dalle dimissioni: "Non ne sapevo niente".

Il leader di Nea Dimokratia è sospettato di aver architettato una rete di spionaggio talmente estesa da rasentare la paranoia. Quattordicimila persone sarebbero finite, ignare, nel mirino di un Grande fratello greco. Impigliate nella colossale tela della sorveglianza di Stato attraverso un combinato disposto di intercettazioni "classiche" dell'intelligence e tentativi di estorcere ulteriori informazioni attraverso un software pirata con un nome che è già un programma, "Predator". 

Tra le vittime eccellenti di questa inquietante Spectre ci sono il leader del Pasok, Nikos Androulakis, e un giornalista d'inchiesta, Thanais Koukakis. Il terremoto ha già costretto alle dimissioni il capo dei servizi segreti, Panagiotis Kontoleon, e il capo di gabinetto di Mitsotakis, Grigor Dimitriadis. Ma che quest'ultimo sia nipote del premier sembra ormai il dettaglio più innocuo di questa "Watergate greca", come l'ha battezzata l'ex premier e leader di Syriza, Alexis Tsipras. 


Interpellato da Repubblica, il parlamentare del Pasok, George Kaminis, si infuria: "Come fa Mitsotakis a non sapere? Appena nominato premier, nel 2019, ha avocato a sé la delega ai servizi segreti. E la scorsa primavera ha varato una legge che cancella l'obbligo di avvertire gli intercettati che finiscono nel mirino dei servizi. Uno scandalo nello scandalo". Anche l'ex premier, George Papandreou definisce "inaccettabile" l'atteggiamento di Mitsotakis.

Peraltro quello del premier, se confermato, sembrerebbe un vizietto di famiglia. Anzi, un vero leitmotiv dei politici che si alternano da decenni sulle poltrone che contano all'ombra del Partenone.

Già negli anni Ottanta, quando era l'oppositore del fondatore dei socialisti, Andreas Papandreou, il papà di Mitsotakis aveva parcheggiato un generale dell'esercito in pensione, Grilakis, nella cantina del quartier generale di Nea Demokratia col compito di spiare i telefoni del Pasok. E purtroppo lo stesso padre dei socialisti non sfuggì al fascino della sorveglianza occulta. E il lavoro sporco, al posto del vecchio generale in pensione, lo assunse l'allora capo dell'azienda di telefonia pubblica, Theofanis Tobras. 


In questo 2022 funestato dalla guerra alle porte d'Europa, in Grecia sembra scoppiata però la più oscura storia di spionaggio dai tempi della dittatura dei colonnelli, quando la sorveglianza era un'invasiva prassi di Stato. Ed è una storia cominciata quasi per caso. Nel 2021 l'europarlamentare Androulakis, all'epoca solo candidato alla leadership dei socialisti greci, consegna il suo telefonino ai tecnici del Parlamento di Strasburgo.

È un controllo di routine per capire se il cellulare è sorvegliato; un servizio di cui possono approfittare i parlamentari Ue. I tecnici lanciano immediatamente l'allarme: trovano un link sullo smartphone che nasconde il virus-spia "Predator", capace di infestare le sue mail, le sue chat, i suoi social media. Per fortuna Androulakis non ha mai cliccato il link. Ma lo scandalo, nei mesi successivi, esplode come una bomba: e non solo perché un'inchiesta giornalistica collega il capo di gabinetto e nipote di Mitsotakis, Grigoris Dimitriadis, all'azienda che produce "Predator". 

Il parlamento di Atene  (afp)

Il 29 luglio il capo dell'intelligence Kontoleon ammette in un'audizione a porte chiuse che anche l'intelligence sta spiando i greci, e ammette in particolare di aver messo nel mirino Androulakis e il giornalista Koukakis. Sul leader dei socialisti, insomma, è scattata una doppia sorveglianza. E fonti governative, per giustificarla, adducono una motivazione incredibile.

L'incursione ai danni di Androulakis sarebbe stata ordinata da servizi segreti stranieri, in particolare ucraini e armeni, preoccupati dei suoi presunti legami con la Cina. Stelos Kouloglou, europarlamentare di Syriza, è incontenibile: "È incredibile che Mitsotakis non si dimetta", ci dice al telefono. "Questo sistema che è venuto fuori sembra la Stasi: sono 14mila le persone intercettate nel solo 2021. E Mitsotakis sta negando l'innegabile: che quel sistema l'ha voluto lui".