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Morawiecki: "Basta con l'imperialismo di Germania e Francia in Europa. Il principio di unanimità non si tocca"

Il premier polacco Mateusz Morawiecki davanti al monumento ai caduti della rivolta di Varsavia del 1944 (ansa)
Il premier polacco: "Dove saremmo ora se avessimo ascoltato Berlino su Nord Stream, sul vertice Ue-Russia, sui migranti? La Polonia è stata ignorata troppo a lungo. E dobbiamo sostenere l'Ucraina per riconquistare il suo territorio perduto e costringere la Russia a ritirarsi"
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La guerra in Ucraina ha svelato la verità sulla Russia. Chi non ha voluto vedere le tendenze imperialiste dello stato di Putin, oggi deve affrontare il fatto che i demoni del XIX e XX secolo sono riapparsi in Russia: nazionalismo, colonialismo e anche il totalitarismo sempre più visibile. Ma la guerra in Ucraina ha anche svelato la verità sull'Europa. Vladimir Putin aveva sedotto molti leader europei che oggi sono sotto shock.
Il ritorno dell'imperialismo russo non deve sorprendere. Da quasi vent'anni la Russia sta lentamente ricostruendo la propria posizione sotto gli occhi dell'Occidente. In questo periodo, l'Occidente ha preferito il “sonno geopolitico” a una ragionevole vigilanza. Ha preferito non vedere il problema crescente invece di opporsi in anticipo. 


L'Europa si è trovata nella situazione attuale non perché non fosse sufficientemente integrata, ma perché si è rifiutata di ascoltare l…

La guerra in Ucraina ha svelato la verità sulla Russia. Chi non ha voluto vedere le tendenze imperialiste dello stato di Putin, oggi deve affrontare il fatto che i demoni del XIX e XX secolo sono riapparsi in Russia: nazionalismo, colonialismo e anche il totalitarismo sempre più visibile. Ma la guerra in Ucraina ha anche svelato la verità sull'Europa. Vladimir Putin aveva sedotto molti leader europei che oggi sono sotto shock.
Il ritorno dell'imperialismo russo non deve sorprendere. Da quasi vent'anni la Russia sta lentamente ricostruendo la propria posizione sotto gli occhi dell'Occidente. In questo periodo, l'Occidente ha preferito il “sonno geopolitico” a una ragionevole vigilanza. Ha preferito non vedere il problema crescente invece di opporsi in anticipo. 


L'Europa si è trovata nella situazione attuale non perché non fosse sufficientemente integrata, ma perché si è rifiutata di ascoltare la voce della verità. Voce che fluisce dalla Polonia da molti anni. La Polonia non pretende di avere il monopolio della verità, ma ha più esperienza di altri in materia di relazioni con la Russia. Il presidente polacco Lech Kaczynski aveva ragione, come Cassandra che predisse la caduta di Troia, quando molti anni fa disse che la Russia non si sarebbe fermata alla Georgia e avrebbe cercato di prendere di più. Anche lui è rimasto inascoltato. 


Il fatto di ignorare la voce polacca è solo l’esempio di un problema più ampio che l'attuale UE deve affrontare. L'uguaglianza dei singoli Stati è di natura dichiarativa. La pratica politica mostra che la voce che conta di più è quella di Germania e Francia. Quindi abbiamo a che fare con una democrazia formale e un'oligarchia di fatto in cui i più forti detengono il potere. Inoltre, i più forti commettono errori e non sono in grado di accettare le critiche dall'esterno.


La valvola di sicurezza che protegge l'Ue dalla tirannia della maggioranza è il principio dell'unanimità. Trovare un compromesso tra 27 paesi, che così spesso hanno interessi contrastanti, può essere frustrante e il compromesso stesso potrebbe non essere soddisfacente al 100% per tutti. Tuttavia, è la garanzia che ogni voto venga ascoltato e che la soluzione adottata soddisfi le aspettative minime di ciascuno Stato membro.
Se qualcuno propone che l'azione dell'Ue dipenda ancor più di prima dalle decisioni della Germania - sarebbe questo il risultato dell'abolizione della regola dell'unanimità - basta fare una breve analisi retrospettiva delle decisioni tedesche. Se, negli ultimi anni, l'Europa avesse sempre agito come desiderava la Germania, oggi saremmo in una posizione migliore o peggiore?


Se tutta l'Europa seguisse la voce tedesca, da molti mesi sarebbe stato lanciato non solo il Nord Stream 1, ma anche il Nord Stream 2. La dipendenza dell'Europa dal gas russo, che Putin ora utilizza come strumento di ricatto contro l'intero continente, sarebbe quasi irreversibile.


Se tutta l'Europa avesse adottato nel giugno 2021 la proposta di organizzare un vertice UE-Russia, Putin sarebbe stato riconosciuto come partner a pieno titolo e le sanzioni imposte alla Russia dopo il 2014 sarebbero state revocate. Se questa proposta - poi bloccata da Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – fosse stata accolta, Putin avrebbe avuto la garanzia che l'UE non avrebbe intrapreso azioni concrete per difendere l'integrità territoriale dell'Ucraina.

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz (reuters)

Se l'Unione Europea avesse adottato anche le regole per la distribuzione dei migranti proposte nel 2015, invece di una rigida politica di difesa dei propri confini - attributo fondamentale della sovranità statale - oggi saremmo sempre più un oggetto piuttosto che un soggetto di politica internazionale. È stato nel 2015 che Putin ha capito che i migranti potevano essere utilizzati in una guerra ibrida contro l'UE e nel 2021, insieme ad Alexander Lukashenko, ha attaccato Polonia, Lituania e Lettonia. Se avessimo ascoltato i sostenitori dell'apertura delle frontiere nel 2015, oggi la nostra resistenza alle prossime grandi crisi sarebbe ancora più bassa.
Se tutta l'Europa dovesse inviare armi in Ucraina su una scala e al ritmo della Germania, la guerra sarebbe finita da molto tempo. E con una vittoria schiacciante per la Russia. E l'Europa sarebbe sull'orlo di un'altra guerra. Perché la Russia, incoraggiata dalla debolezza dei suoi avversari, sarebbe andata avanti.


Oggi, qualsiasi voce dall'Occidente che incita a  limitare le forniture di armi all'Ucraina, allentare le sanzioni, condurre "entrambe le parti" (l'aggressore e la vittima) al dialogo, è letta da Putin come un segno di debolezza. Eppure l'Europa è molto più forte della Russia.


Se oggi vogliamo parlare davvero di valori democratici, allora è il momento di un profondo esame di coscienza  per l'Europa. Per troppo tempo, il basso prezzo del gas russo è stato per molti paesi il valore più importante. Sappiamo, tuttavia, che poteva essere basso perché non vi era stato aggiunto il prezzo reale del sangue che l'Ucraina sta pagando oggi.


Il superamento dell'imperialismo in Europa è anche una sfida per la stessa Unione Europea. Le organizzazioni internazionali potranno opporsi con successo all'imperialismo solo se difenderanno esse stesse i valori fondamentali: libertà e uguaglianza di tutti i loro Stati membri. Ciò è particolarmente vero per l'Unione europea.


L'UE ha crescenti problemi a rispettare la libertà e l'uguaglianza di tutti gli Stati membri. Sempre più spesso si sente dire che non l'unanimità, ma la maggioranza dovrebbe decidere sul futuro dell'intera Comunità. L'allontanamento dal principio dell'unanimità nelle successive sfere di attività dell'UE ci avvicina a un modello in cui il più forte e il più grande dominano sul più debole e più piccolo. Il deficit di libertà e il deficit di uguaglianza compaiono anche nell'area dell'euro. L'adozione della moneta unica non garantisce uno sviluppo sostenibile e armonioso. L'euro introduce addirittura meccanismi di concorrenza reciproca, riscontrabili, ad esempio, nel costante surplus delle esportazioni di alcuni paesi, che contrastano l'apprezzamento della propria valuta mantenendo in altri la stagnazione economica. In un tale sistema, la parità di opportunità rimane solo sulla carta.


Questi deficit rendono l'Unione europea particolarmente vulnerabile e la indeboliscono di fronte all'imperialismo russo. La Russia vuole trasformare l'Europa in qualcosa che le è noto e le è caro da diversi secoli: un concerto di potenze con sfere di influenza delineate congiuntamente. Inutile dire cosa significhi questo "ordine internazionale" per la pace europea.


Sempre più spesso le possibilità di difesa dei diritti, degli interessi e dei bisogni dei paesi medi e piccoli sono perdenti nel confronto di quelli dei paesi più grandi. Si tratta di una violazione forzata della libertà, spesso compiuta in nome del presunto interesse dell'insieme.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (afp)

Il bene comune era un valore che stava al centro del progetto europeo. È stata la forza trainante dell'integrazione europea sin dall'inizio. Oggi questo bene è minacciato da interessi particolari ispirati soprattutto da egoismi nazionali. Il sistema ci offre un gioco iniquo tra il debole e il forte. C'è spazio in questo gioco sia per i paesi più grandi con grande potere economico, sia per i paesi di piccole e medie dimensioni senza tale vantaggio. I più forti aspirano al dominio politico ed economico, gli altri al clientelismo politico ed economico. Per tutti il bene comune rimane sempre come categoria più astratta. La solidarietà europea diventa un concetto vuoto, ridotto alla forzatura del consenso agli effettivi dettami del più forte.


Cerchiamo di essere chiari oggi: attualmente, l'ordine dell'Unione europea non ci protegge a sufficienza dall'imperialismo straniero. Al contrario, le istituzioni e le pratiche dell'UE, pur non essendo libere dalla tentazione di dominare i più deboli, restano aperte alla penetrazione dell'imperialismo russo.


Per questo faccio appello a tutti i leader europei affinché abbiano il coraggio di pensare in termini che corrispondano ai tempi in cui viviamo. Siamo in un momento storico. La Russia imperiale può essere sconfitta, grazie all'Ucraina e al sostegno che le offriamo. Vincere questa guerra è solo una questione di coerenza e determinazione.

 


Grazie alle forniture di attrezzature, pur su una scala ancora relativamente piccola per le possibilità dell'Occidente, l'Ucraina ha iniziato a invertire le sorti della guerra. La Russia attacca, semina morte e distruzione, commette crimini crudeli, ma per quasi sei mesi il morale degli ucraini non è stato spezzato. Il morale delle truppe russe è, come mostrano i dati dell'intelligence, sempre più debole. L'esercito sta subendo gravissime perdite. Le risorse di armi e altri equipaggiamenti non sono inesauribili e la loro ricostruzione da parte dell'industria - colpita dalle sanzioni - sarà sempre più difficile.


Quindi dobbiamo sostenere l'Ucraina per riconquistare il suo territorio perduto e costringere la Russia a ritirarsi. Solo allora sarà possibile un vero dialogo e la fine della guerra che sarà la sua vera conclusione e non solo una breve pausa prima di una aggressione successiva. Solo tale fine sarà la nostra vittoria.

Un soldato a Kharkiv, in Ucraina (afp)

 
Dobbiamo superare la minaccia dell'imperialismo anche all'interno dell'UE. Abbiamo bisogno di una riforma profonda che riporti il bene comune e l'uguaglianza al vertice dei principi dell'UE. Ciò non avverrà senza un cambio di prospettiva: sono gli Stati membri, non le istituzioni dell'UE, che devono decidere le direzioni e le priorità dell'azione comunitaria, perché le istituzioni si creano per gli Stati, non gli Stati per le istituzioni. Alla base della cooperazione ci deve sempre essere l'elaborazione di un accordo, e non il dominio dei più grandi sugli altri.


La situazione odierna ci obbliga a pensare in un quadro completamente nuovo. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che l'UE ha fallito di fronte alla crisi del Covid e alla guerra. Ciò non vuol dire che stiamo seguendo il percorso dell'integrazione troppo lentamente e dovremmo accelerare rapidamente il processo. Il problema è che questo stesso percorso è sbagliato. A volte, invece di due passi avanti, vale la pena fare un passo indietro e vedere le cose da una certa prospettiva. La prospettiva di tornare ai principi che sono alla base dell’organizzazione  della comunità europea sembra la cosa più sicura: il punto non è minare le fondamenta dell'UE, ma rafforzarle, non costruirci sopra. L'Europa ha bisogno di speranza come mai prima d'ora. E può trovarla solo nel ritorno ai principi, e non nel rafforzamento della sovrastruttura istituzionale.