Russia, nuova offensiva di fake news in Europa
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Le vie della disinformazione sono infinite, almeno quando a guidarla in modo occulto c’è la Russia di Vladimir Putin. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio scorso, l’Unione Europea mise al bando RT (Russia Today) e Sputnik, due dei principali canali usati dal Cremlino per diffondere la sua propaganda in Europa. Era uno dei provvedimenti presi dall’Occidente come parte delle sanzioni contro Mosca per la guerra. Ma sei mesi più tardi il numero di siti che diffondono le stesse menzogne è esploso, come riporta l’agenzia Associated Press in un’inchiesta da Washington, dimostrando che la Russia ha trovato un sistema per aggirare il blocco dei suoi più noti propagandisti di regime.
È l’opinione di NewsGuard, una società con base a New York che studia la disinformazione sul web e che ha identificato almeno 250 siti che diffondono notizie distorte, favorevoli al Cremlino, sulla g…
LONDRA – Le vie della disinformazione sono infinite, almeno quando a guidarla in modo occulto c’è la Russia di Vladimir Putin. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio scorso, l’Unione Europea mise al bando RT (Russia Today) e Sputnik, due dei principali canali usati dal Cremlino per diffondere la sua propaganda in Europa. Era uno dei provvedimenti presi dall’Occidente come parte delle sanzioni contro Mosca per la guerra. Ma sei mesi più tardi il numero di siti che diffondono le stesse menzogne è esploso, come riporta l’agenzia Associated Press in un’inchiesta da Washington, dimostrando che la Russia ha trovato un sistema per aggirare il blocco dei suoi più noti propagandisti di regime.
È l’opinione di NewsGuard, una società con base a New York che studia la disinformazione sul web e che ha identificato almeno 250 siti che diffondono notizie distorte, favorevoli al Cremlino, sulla guerra in Ucraina. E se ne aggiungono a decine di nuovi ogni mese, testimoniando la determinazione e le risorse della campagna di disinformazione russa.
Tra le affermazioni contenute in questi siti ci sono notizie secondo cui l’Ucraina ha messo in scena falsi attacchi militari russi per ottenere sostegno dalla comunità internazionale, che le apparizioni pubbliche del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sono fasulle e che i rifugiati ucraini in Germania e Polonia commettono crimini.
Alcuni dei siti si presentano come think tank indipendenti o giornali digitali. Circa metà sono in lingua inglese, gli altri sono in francese, tedesco o italiano. Molti sono stati creati prima dell’invasione e fino al febbraio scorso non erano legati in modo palese al Cremlino: soltanto dopo l’inizio della guerra hanno cominciato a ripetere la propaganda di Putin sul conflitto. “Potrebbe trattarsi di siti dormienti”, li definisce Gordon Crovitz, direttore di NewsGuard, lo stesso termine che nel gergo dello spionaggio descrive agenti di Mosca inseriti in un paese straniero in cui non compiono alcuna attività clandestina, fino a quando non vengono “risvegliati” da uh ordine del Cremlino e iniziano a fare il loro lavoro. In modo simile, i siti “dormienti” russi si sarebbero gradualmente costruiti un pubblico con notizie innocue o comunque non collegate alla guerra e poi sono passati alla propaganda quando l’invasione è iniziata.
Ciò farebbe pensare che la Russia aveva da tempo un piano pronto per la disinformazione in Occidente nel caso in cui Putin avesse deciso di invadere l’Ucraina, aspettandosi che, tra le reazioni di Usa e Ue, avrebbe potuto esserci un bando dei suoi canali già presenti negli Stati Uniti e in Europa come Rt e Sputnik. “La disinformazione è un crescente problema nella Ue e dobbiamo adottare misure più forti”, commenta la vicepresidente della Commissione Europea Vera Jourova. Un controllo più attento dei contenuti sui social media potrebbe contribuire a rendere più difficile alla Russia aggirare il bando conto i suoi canali, nota Felix Kartre, un esperto di Reset, l’organizzazione britannica che finanzia il Disinformation Situation Center europeo. Un’indagine del Disinformation Center ha rivelato per esempio che i video di Rt, messi al bando da YouTube, TikTok, Facebook e Instagram dopo le sanzioni occidentali alla Russia, sono riapparsi sui social sotto un nuovo nome.