Elezioni Kenya, è volata tra Odinga e Ruto. Rischio violenze
Il Kenya ha votato per il successore dell'ormai decennale presidente Uhruru Kenyatta. Ma per sapere chi la spunterà nel testa a testa fra i due principali contendenti ci vorranno ancora alcuni giorni, facendo montare la tensione in un Paese che ha una storia di violenze post-elettorali. Continua ad aleggiare lo spettro dei 1.200 morti dei disordini del 2007-2008 e almeno quello delle oltre cento vittime del dopo-elezioni nel 2017.
A Mombasa accuse di irregolarità nel voto tra sostenitori di Odinga e Ruto sono degenerate in violente sassaiole e lanci di tavoli e sedie del seggio, portando all'arresto di un candidato parlamentare. Ma l'inclinazione alla violenza elettorale in Kenya è stata confermata anche a Nakuru, dove è stato arrestato un esponente del partito del candidato William Ruto per aver ferito in maniera grave un sostenitore della fazione opposta. Stessa sorte per un candidato giunto a un seggio della cit…
Il Kenya ha votato per il successore dell'ormai decennale presidente Uhruru Kenyatta. Ma per sapere chi la spunterà nel testa a testa fra i due principali contendenti ci vorranno ancora alcuni giorni, facendo montare la tensione in un Paese che ha una storia di violenze post-elettorali. Continua ad aleggiare lo spettro dei 1.200 morti dei disordini del 2007-2008 e almeno quello delle oltre cento vittime del dopo-elezioni nel 2017.
A Mombasa accuse di irregolarità nel voto tra sostenitori di Odinga e Ruto sono degenerate in violente sassaiole e lanci di tavoli e sedie del seggio, portando all'arresto di un candidato parlamentare. Ma l'inclinazione alla violenza elettorale in Kenya è stata confermata anche a Nakuru, dove è stato arrestato un esponente del partito del candidato William Ruto per aver ferito in maniera grave un sostenitore della fazione opposta. Stessa sorte per un candidato giunto a un seggio della città nella Rift Valley con alcuni machete, anche se il nome del suo partito ("Amani") in swahili significa "pace". Mentre un parlamentare keniano, Didmus Barasa, è in fuga dopo aver ucciso la guardia del corpo del suo rivale politico nella contea di Bungoma, durante lo spoglio delle schede elettorali nella circoscrizione di Kimilili. Nella contea di Mandera, infine, al confine con la Somalia, una scuola che avrebbe dovuto ospitare un seggio è stata data alle fiamme, mentre nella contea di Wajir una sparatoria tra polizia e un gruppo di facinorosi ha ritardato le operazioni di voto.
Rispetto al 78% delle precedenti elezioni, l'affluenza si profilava bassa (56%) tre ore prima della chiusura dei seggi. La politica keniana degli ultimi anni è stata segnata da manovre di palazzo che non hanno fatto altro che far crescere la disillusione della popolazione verso la politica. È cresciuta l'apatia soprattutto tra i giovani, che hanno risposto con meno entusiasmo all'iscrizione nelle liste elettorale.
I candidati per le presidenziali sono quattro, ma secondo i sondaggi solo due possono farcela. Raila Odinga, l'ex oppositore dal 2018 alleato di Uhruro Kenyatta che dopo due mandati non può ricandidarsi: veterano della lotta democratica, che ha vissuto il carcere prima di diventare primo ministro (2008-2013), si candida alla presidenza per la quinta volta e stavolta potrebbe farcela. Ma il maggior sfidante è William Ruto, in rotta con il capo di Stato uscente: 55 anni, ha ricoperto la carica di vicepresidente per quasi un decennio ed è stato il delfino del presidente in carica Kenyatta che lo aveva designato come suo successore. Ma le cose, poi, sono andate diversamente. Un'alleanza inaspettata tra Kenyatta e Odinga lo ha messo da parte già nel 2018. Con un capovolgimento della politica keniana, del resto molto versatile, Odinga è diventato il candidato del presidente uscente. Ruto, da membro del potere, si è trovato a sfidarlo.
C'è disillusione e sono in molti coloro che pensano che la politica non risolverà i problemi della gente, chiunque verrà eletto farà le stesse cose del suo predecessore. E poi c'è un paese afflitto dalla corruzione diventata endemica. Odinga, nella sua campagna elettorale, ha proprio dato la priorità alla lotta a questo flagello, nominando come vicepresidente Martha Karua, ex ministro ritenuta una donna inflessibile proprio sul tema della corruzione, e denunciando i procedimenti legali contro il compagno di corsa di Ruto, Rigathi Gachagua. Lo sfidante di Odinga ha impostato tutta la campagna elettorale ergendosi a paladino del popolo, promettendo aiuti e lavoro quando tre keniani su dieci vivono con meno di 2 dollari al giorno, secondo la Banca Mondiale.
A tenere banco, però, in questa campagna elettorale, e peserà anche nelle urne, è stato il tema del potere di acquisto e la crescita drammatica dei prezzi dei generi di prima necessità. Un fattore destabilizzante per il Kenya, locomotiva economica dell'Africa orientale, scossa prima dalle conseguenze della pandemia da Covid, poi dalla guerra in Ucraina e da una grave siccità che non si vedeva da 40 anni. E a pagarne le conseguenze sono tutti: la gente che acquista sempre meno e i commercianti frustrati dall'innalzamento dei prezzi dei generi alimentari. In questo contesto, la questione economica potrebbe soppiantare il voto tribale, da sempre fattore chiave presente nelle cabine elettorali.
Comunque vadano le elezioni, si aprirà una nuova pagina dopo oltre vent'anni di presidenze Kikuyu, la prima e molto influente etnia del paese. Odinga, infatti, è un Luo e Ruto un Kalenjin. I 6-8 punti di vantaggio attribuiti da rilevazioni demoscopiche al 77enne Odinga, al suo quinto assalto alla "State House" di Nairobi, secondo i media si sarebbero assottigliati negli ultimi giorni, creando le premesse per rendere decisivi anche solo pochi casi di brogli.
In Kenya 22,1 milioni di persone sono chiamate al voto anche per cinque altre elezioni parlamentari e locali. I risultati ufficiali devono essere annunciati entro martedì prossimo ma opinionisti di emittenti nazionali affermano che con tutta probabilità saranno resi noti già entro la fine di questa settimana (finora si era parlato di giovedì-venerdì). Non è escluso un ballottaggio entro un mese.
Secondo la legge elettorale del Kenya i candidati alle presidenziali devono ottenere più della metà dei voti validi espressi e almeno un quarto delle schede scrutinate in metà delle 47 contee del paese. Se nessun candidato raggiunge questa soglia, entro 30 giorni si terrà il ballottaggio, cosa però sinora mai successa in Kenya.