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Taiwan denuncia le violazioni cinesi: “Con le esercitazioni preparano l’invasione dell’isola"

Esercitazioni militari di Taiwan in risposta a Pechino (ansa)

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Pechino: “Taipei ci appartiene e il suo ministro degli esteri è un funzionario locale”. La crisi? “Causata dagli Usa”
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"La Cina usa le esercitazioni per preparare un'invasione di Taiwan. La visita di Pelosi è un pretesto: la loro reale intenzione è quella di alterare lo status quo nello Stretto e nell'intera regione". Nel sesto giorno di manovre militari dell'Esercito di liberazione popolare - che sarebbero invece dovute terminare già domenica - il ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu non usa mezzi termini per descrivere le azioni di Pechino. "Stanno commettendo una grave violazione del diritto internazionale. Sono determinati a esercitare il controllo sul Mar cinese meridionale e orientale rendendo l'intera area come proprie acque interne. Le prove muscolari militari mostrano l'ambizione geostrategica della Cina ben oltre Taiwan". Secondo il ministero della Difesa, ieri "sono stati rilevati 10 navi e 45 aerei" e 16 caccia cinesi "hanno volato sulla parte Est della linea mediana dello Stretto di Taiwan". 

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"La Cina usa le esercitazioni per preparare un'invasione di Taiwan. La visita di Pelosi è un pretesto: la loro reale intenzione è quella di alterare lo status quo nello Stretto e nell'intera regione". Nel sesto giorno di manovre militari dell'Esercito di liberazione popolare - che sarebbero invece dovute terminare già domenica - il ministro degli Esteri taiwanese Joseph Wu non usa mezzi termini per descrivere le azioni di Pechino. "Stanno commettendo una grave violazione del diritto internazionale. Sono determinati a esercitare il controllo sul Mar cinese meridionale e orientale rendendo l'intera area come proprie acque interne. Le prove muscolari militari mostrano l'ambizione geostrategica della Cina ben oltre Taiwan". Secondo il ministero della Difesa, ieri "sono stati rilevati 10 navi e 45 aerei" e 16 caccia cinesi "hanno volato sulla parte Est della linea mediana dello Stretto di Taiwan". 


Almeno in cento occasioni, per Taipei, i cinesi hanno violato finora la linea. Che per Pechino "non esiste", come ha ribadito il viceministro degli Esteri, visto che l'isola "fa parte del territorio cinese". Del resto, neppure il ministro Wu può fregiarsi di tale titolo: "È solo il capo di un dipartimento locale degli affari Esteri in Cina", commenta Pechino. Che è tornata ad incolpare gli Usa della crisi - "sono loro a minacciare pace e stabilità" - definendo la visita della speaker Nancy Pelosi una "farsa politica". In questo pericoloso "gioco da gatto col topo", anche Taipei ha avviato esercitazioni militari, anche se la Difesa assicura che si tratta di routine. A Pingtung, nel Sud, per simulare la difesa in caso di attacco, sono stati dispiegate "diverse centinaia di soldati e circa 40 obici". Sono durate appena 50 minuti. Giovedì si replicherà. Pechino risponderà, nel Mar Giallo, con "proiettili veri", dall'11 al 13 agosto. 


Intanto Nancy Pelosi, in un'intervista a Msnbc, ha difeso la propria visita sull'isola: "Non è il presidente della Cina a stabilire il nostro programma". Xi si sta comportando come "un bullo spaventato". Da quando la "strega Nancy" (come l'hanno ribattezzata i nazionalisti cinesi) ha messo piede a Taiwan, Xi è finora rimasto in silenzio. Di più: non si è ancora fatto vedere. Agosto è tempo di vacanze per i leader, in clausura sulle spiagge di Beidaihe, buen retiro della nomenklatura comunista. I pechinologi presumono che Xi stia dirigendo il suo show da lì: pure Mao diede inizio alla seconda crisi di Taiwan nel 1958 mentre se ne stava al mare. Il "conclave" di Beidaihe è rituale cruciale nella politica cinese. Tanto più ora visto che ci avviciniamo all'appuntamento di ottobre quando "il leader del popolo" dovrà ottenere un terzo, e inedito, mandato. 


"Le esercitazioni militari della Cina stabiliscono nuovi precedenti, ma è importante notare quello che non hanno fatto, almeno per ora. Questo potrebbe essere visto come un elemento di moderazione, ma anche come passi di un'escalation che i cinesi si sono riservati per mostrare la loro serietà alla prossima occasione", scrive l'ex funzionario dell'intelligence Usa per l'Asia orientale John Culver.