Il Mali sta diventando una piazzaforte russa nel Sahel. L'operazione gestita dalla compagnia Wagner continua a far arrivare nel Paese nuovi mezzi da combattimento, che fanno sentire potenti i colonnelli golpisti. Nei giorni scorsi c'è stata una parata per mostrare ai vertici del governo e al presidente Goïta, in tuta mimetica, i rinforzi venuti da Mosca.
Sotto la scorta di commandos russi, i dignitari hanno passato in rassegna i cacciabombardieri Sukhoi 25, velivoli con cabina blindata e motori schermati, particolarmente adatti per la lotta alla guerriglia. Gli aerei, provenienti dai surplus russi, sono stati dipinti con un colore desertico. Il numero esatto non è chiaro: secondo alcune fonti sarebbero quattro. Assieme a loro sono atterrati i jet Aero L39, addestratori biposto prodotti a Praga fino agli anni Novanta ma armati con razzi e mitragliatrici.
Più consistente la fornitura di elicotteri: oltre a vecchi modelli da trasporto, sono stati filmati i MI-24 e i più nuovi MI-35: sono "cannoniere volanti" provviste di mitragliere a tiro rapido, razzi e piccoli missili terra-aria. Tutti i piloti sono mercenari ingaggiati dalla Wagner, non solo russi: ci sarebbero anche serbi, ucraini, siriani e libici. La società di guerrieri privati conta su queste squadriglie per sconfiggere l'insurrezione jihadista che dilaga in tutto il Mali. Una missione difficile: tre settimane fa i terroristi hanno attaccato una base dell'esercito alle porte della capitale, usando kamikaze e droni.
I consiglieri venuti da Mosca finora non hanno ottenuto grandi risultati, in compenso sono riusciti a convincere il governo golpista a rompere i rapporti con gli alleati storici del Mali. Prima c'è stato lo scontro con la Francia, impegnata dal 2013 con l'operazione Serval e poi con quella Barkhane che avevano impedito alle milizie islamiste di conquistare l'intero Paese e ricostruito le istituzioni, incluso l'esercito. Due colpi di Stato in due anni hanno portato al governo ufficiali e politici ostili a Parigi, che hanno chiamato la Wagner come rimpiazzo alle truppe francesi.
Il ritiro di Parigi è stato completato a marzo, poi l'espulsione dei militari danesi è stato il pretesto per cacciare la task force europea che doveva sostituirli. Infine hanno messo agli arresti 49 caschi blu ivoriani dell'operazione Minusma, obbligando l'intero contingente a sospendere l'attività. Adesso l'unico referente sono i russi. Che incrementano i loro ranghi nonostante la guerra in Ucraina. E che combattono la guerriglia con i metodi brutali sperimentati in Siria: distruggono interi villaggi, senza distinguere tra civili innocenti e terroristi. Armano gruppi tribali e bombardano dal cielo, per poi eliminare ogni testimonianza. Le denunce di crimini e abusi negli ultimi mesi si sono moltiplicate: solo nella cittadina di Moura a fine marzo sarebbero state uccise 300 persone.