Zaporizhzhia, il fisico ucraino Litvinenko: “L’Aiea entri nella centrale nucleare. L’Europa rischia una catastrofe”
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraKHARKIV - Il professor Serghiy Volodymorovic Litvinenko riceve in un parco. La sua facoltà è stata bombardata il secondo giorno di guerra, e lui non ci è mai più voluto tornare, "perché mi fa male". Del resto, ci sono solo rovine, al posto dei suoi laboratori, e almeno qui nei giardini del Politeknik ci sono le panchine. Ordinario di Materiali nucleari alla facoltà di Fisica dell'università nazionale "Karazin" di Kharkiv, è uno dei massimi esperti in materia, e ha formato più generazioni di fisici nucleari come lui, che ora lavorano nelle varie centrali ucraine, e all'estero.
Lei qui…
KHARKIV - Il professor Serghiy Volodymorovic Litvinenko riceve in un parco. La sua facoltà è stata bombardata il secondo giorno di guerra, e lui non ci è mai più voluto tornare, "perché mi fa male". Del resto, ci sono solo rovine, al posto dei suoi laboratori, e almeno qui nei giardini del Politeknik ci sono le panchine. Ordinario di Materiali nucleari alla facoltà di Fisica dell'università nazionale "Karazin" di Kharkiv, è uno dei massimi esperti in materia, e ha formato più generazioni di fisici nucleari come lui, che ora lavorano nelle varie centrali ucraine, e all'estero.
Lei quindi conosce la centrale di Enerhodar, cioè di Zaporizhizha.
"Sì, Due settimane fa ho avuto l'ultimo contatto con uno dei miei allievi. Mi ha detto che ogni giorno i protocolli di sicurezza vengono violati. So che là ci sono alcuni ingegneri russi, ma ogni centrale è un organismo vivente a sé, ed è difficile entrare nelle particolarità della sua gestione".
È preoccupato?
"Sì, sapendo quello che sta succedendo, con le violazioni di tutte le regole internazionali, nazionali e anche locali".
C'è un rischio concreto di esplosione?
"Difficile una esplosione, ma non impossibile. Ma non è l'esplosione che porterebbe danni, bensì il danneggiamento dell'involucro protettivo, e una eventuale fuoriuscita della massa critica nucleare, che è veramente tanta. Questo porterebbe enormi danni all'ambiente, su un territorio enorme".
Enorme quanto?
"Siamo nel centro geografico dell'Europa, quindi dai monti Urali fino al Portogallo. L'avvelenamento radioattivo di questo territorio sconfinato è la mia più grande paura. Non dimentichiamo che Enerhodar è la più grande centrale nucleare d'Europa, ed è tra le prime dieci al mondo per potenza. Perciò in tutti e sei i suoi reattori c'è questa grande quantità di massa critica. In caso di incidente, sarebbe una catastrofe europea, come minimo, per non parlare del resto del mondo".
Cosa bisognerebbe fare?
"Far intervenire l'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Però, cosa potrebbero fare in concreto? È una questione politica, c'è una guerra in corso".
La sua facoltà è stata bombardata subito, il 25 marzo. Pensa che sia stato casuale, o no?
"Non ho certezze, e non c'è mai stato un filo di logica negli attacchi dei russi. A Kharkiv hanno colpito scuole, parchi, ospedali, pochi giorni fa una fermata d'autobus. Certo, noi facciamo ricerche importanti".
Quali?
"Stavamo studiando con gli Stati Uniti un nuovo tipo di reattore che definiamo 'sorgente dei neutroni'. Si tratta di piccoli impianti, con quantità di uranio così minime da rendere impossibile la reazione nucleare a catena. In futuro potranno fornire energia sicura a piccoli e grandi insediamenti, in così grandi quantità che non sapremo neanche dove metterla. Eravamo quasi pronti per il prototipo, che è costosissimo. Con la guerra in corso, poi...".