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Hainan, spiagge vuote e 32mila turisti bloccati: continua l'incubo alle "Hawaii cinesi" a causa del lockdown

L'aeroporto di Sanya, sull'isola di Hainan, in Cina (afp)
Alcuni sono fuggiti grazie a voli charter, ma altre decine di migliaia rimangono rinchiusi negli alberghi. Potranno tornare a casa solo in caso di cinque test negativi nell’arco di una settimana e sperare che la zona e l’hotel in cui si soggiorna non abbiano riscontrato alcun caso negli ultimi sette giorni
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La vacanza da sogno sulle bianche spiagge delle “Hawaii cinesi” continua ad essere il peggiore degli incubi per decine di migliaia di turisti ancora bloccati sull’isola di Hainan. Nella sola Sanya, la meta più popolare, dal 6 agosto le spiagge sono deserte, al duty free a fare shopping non si vede più nessuno e i resort di lusso della città sono pieni di vacanzieri intrappolati: ancora oltre 32mila. Dallo scorso weekend quella che era iniziata come una fuga di piacere al mare si è trasformata in un viaggio da dimenticare. Colpa dell’ennesimo focolaio di Covid e della risposta che le autorità cinesi portano avanti da due anni e mezzo a questa parte: chiudere.


Dall’1 al 10 agosto …

La vacanza da sogno sulle bianche spiagge delle “Hawaii cinesi” continua ad essere il peggiore degli incubi per decine di migliaia di turisti ancora bloccati sull’isola di Hainan. Nella sola Sanya, la meta più popolare, dal 6 agosto le spiagge sono deserte, al duty free a fare shopping non si vede più nessuno e i resort di lusso della città sono pieni di vacanzieri intrappolati: ancora oltre 32mila. Dallo scorso weekend quella che era iniziata come una fuga di piacere al mare si è trasformata in un viaggio da dimenticare. Colpa dell’ennesimo focolaio di Covid e della risposta che le autorità cinesi portano avanti da due anni e mezzo a questa parte: chiudere.


Dall’1 al 10 agosto in città si contano già 1.690 casi sintomatici e 1.504 asintomatici: un numero altissimo per gli standard cinesi. Infezioni triplicate in 24 ore. Era da maggio che una provincia o una città cinese non superava i mille casi in un giorno.

Chi vuole lasciare l’isola  - quasi tutta in lockdown - deve sottoporsi a cinque test nell’arco di una settimana. E sperare che la zona e l’hotel in cui si soggiorna non abbiano riscontrato alcun caso negli ultimi sette giorni. Il problema è che dallo scorso weekend circa l’80% dei voli non partiva più (con la gente bloccata all’aeroporto che cantava in coro “Vogliamo andare a casa”), così come i collegamenti ferroviari con le altre città dell’isola. Da domenica tutti i voli risultano cancellati. Qualcuno tra i più fortunati, tra ieri e l’altro ieri, è riuscito comunque a fuggire con dei charter organizzati: duemila persone. Per chi è rimasto, a complicare le cose ci si sta mettendo di mezzo pure il tifone “Mulan”, che potrebbe rendere ancora più difficili i piani di viaggio. Partire non risolverà del tutto i problemi: per coloro che tornano da Sanya, città come Pechino e Shanghai hanno inasprito le regole della quarantena centralizzata in arrivo. Il ritorno a casa sarà lungo.

Muoversi all’interno della Cina sta diventando una sorta di roulette russa: il lockdown è dietro l’angolo, con il rischio di rimanere bloccati per giorni o settimane fuori di casa. Fino alla settimana scorsa, in tutta l’isola di Hainan erano 80mila i turisti intrappolati. A luglio rimasero bloccati in 20mila, invece, a Beihai.


Gli altri lockdown

Così come visto durante la chiusura di Shanghai qualche mese fa, anche qui alcuni residenti lamentano la mancanza di cibo: i pacchi alimentari gratuiti del governo non sono sufficienti a sostenere tutte le famiglie, dicono. Tra i turisti bloccati regna lo stress e la confusione: tra i vari aggiornamenti degli hotel e le regole delle autorità cittadine che continuano a cambiare. “Dopo tre mesi chiuso in casa a Shanghai avevo deciso di venire qui a Sanya per le vacanze”, racconta Li Zefeng. “Il 5 agosto ho scoperto che ci avevano messo in lockdown. Dopo la chiusura, non ho potuto ordinare cibo da asporto perché il servizio di consegna non era disponibile. Ho dovuto bere l'acqua del rubinetto perché non era disponibile quella potabile. Avevo comprato un biglietto per continuare le mie ferie nello Xinjiang: chissà quando ci potrò andare”.

Proprio lo Xinjiang è l’altra popolare meta turistica colpita dal Covid in questi giorni, con relativi disagi per i turisti. Da mercoledì è scattato il lockdown in 5 distretti della capitale Urumqi. Stessa situazione in Tibet, che dall’inizio della pandemia era stata invece risparmiata. A Lhasa (in lockdown parziale) e a Shigatse sono stati costruiti in fretta e furia due ospedali per un totale di 3mila posti.