Le donne di nuovo in piazza in Afghanistan: "Siamo stufe dell'ignoranza". I talebani sparano per disperderle
di Barbara Schiavulli , di Barbara SchiavulliKABUL - "Gridavano cibo, scuola, libertà", un manipolo, forse una quarantina di donne in nero dalla testa ai piedi, davanti al ministero dell'Istruzione e sotto un sole accecante. Non ci è voluto molto che i talebani accorsi in forze, con le loro barbe nere e i kalashnikov in spalla, si spazientissero.
Qualcuno ha cominciato a sparare in aria, qualcun altro con un bastone tirava colpi sulle ragazze davanti alle telecamere dei giornalisti internazionali accorsi per raccontare Kabul un anno dopo la presa dal potere dei militanti estremisti e la frenetica ritirata dei militari americani e della Nato.
Una Kabul che vede cadere le donne a terra in preda al dolore dei colpi, una Kabul intrisa del dolore di chi non è libero di manifestare e tanto meno di dissentire. Sono sguardi assetanti di sangue quelli di questi uomini che infieriscono sulle donne che scappano nei negozi accanto, lungo la strada ma vengono inseguite anche dentro. In un attimo tut…
KABUL - "Gridavano cibo, scuola, libertà", un manipolo, forse una quarantina di donne in nero dalla testa ai piedi, davanti al ministero dell'Istruzione e sotto un sole accecante. Non ci è voluto molto che i talebani accorsi in forze, con le loro barbe nere e i kalashnikov in spalla, si spazientissero.
Qualcuno ha cominciato a sparare in aria, qualcun altro con un bastone tirava colpi sulle ragazze davanti alle telecamere dei giornalisti internazionali accorsi per raccontare Kabul un anno dopo la presa dal potere dei militanti estremisti e la frenetica ritirata dei militari americani e della Nato.
Una Kabul che vede cadere le donne a terra in preda al dolore dei colpi, una Kabul intrisa del dolore di chi non è libero di manifestare e tanto meno di dissentire. Sono sguardi assetanti di sangue quelli di questi uomini che infieriscono sulle donne che scappano nei negozi accanto, lungo la strada ma vengono inseguite anche dentro. In un attimo tutto è finito. Le donne tornano nel loro silenzio e i talebani sempre armati ciondolano lungo la strada.
Protestare è vietato in Afghanistan. Sono permessi solo i raduni dei talebani. Ma le donne non mollano, alcune trovano ancora il coraggio di uscire di casa, dove ora sono per la maggior parte recluse dai talebani ma anche dalle tradizioni locali.
Il loro uscire allo scoperto si deve al fatto che per il 15 agosto si sono riaccesi i riflettori in Afghanistan, ha dato loro la forza di farsi vedere, e dire al mondo che esistono.
"Non potete immaginare quanto sia difficile per noi, siamo troppo poche, tutte hanno paura", ci dice Malalai, 41 anni che aveva un lavoro per una ditta straniera e ora è costretta a stare a casa. E come lei, milioni. Chiedono libertà, ma anche istruzione perché da un anno le ragazze dopo la sesta, quindi dopo gli 11 anni non possono più frequentare, condannate dai talebani a rinunciare a qualcosa che per le afgane significava migliorarsi e costruirsi un futuro.
Ma chiedono anche cibo, perché il paese degli aquiloni sta vivendo la peggiore crisi economica del mondo. Con il 97 per cento della popolazione al di sotto della povertà, con centinaia di migliaia migliaia di persone che a malapena riescono a mangiare un pasto al giorno. E chi mangia meno, sono le ragazze", ci ha detto il direttore di Save the Children.
"Giustizia, giustizia, siamo stufe dell'ignoranza", hanno gradato le manifestanti finite sotto i colpi dei fucili, gli stessi che hanno colpito i giornalisti colpevoli di diffondere voci di libertà.