L'attacco a Rushdie e l'estremismo islamico nell'America in preda a tensioni e violenze politiche
di Lorenzo Vidino , di Lorenzo VidinoL’aggressione a Salman Rushdie è l’ultimo di una serie di eventi che riporta l’attenzione dell’America sulla minaccia dell’estremismo di matrice islamista. Maggiori dettagli sull’attentatore, Hadi Matar, libanese del New Jersey del quale per ora si sa solo che esprimeva simpatie pro regime di Teheran sui social, emergeranno nei prossimi giorni. Viste anche le modalità dell’attacco, probabilmente un soggetto non legato operativamente al regime dei mullah, ma solo ispirato dalla fatwa sulla testa di Rushdie emessa dieci anni prima che Matar nascesse ma che ancora nutre odio.
Molto più diretta è invece l’impronta di Teheran in un complotto svelato proprio questa settimana dall’Fbi. Le autorità americane, infatti, hanno emesso un mandato di cattura per Shahram Poursafi, membro del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i pasdaran, accusandolo di aver cercato di assoldare un killer per uccide…
L’aggressione a Salman Rushdie è l’ultimo di una serie di eventi che riporta l’attenzione dell’America sulla minaccia dell’estremismo di matrice islamista. Maggiori dettagli sull’attentatore, Hadi Matar, libanese del New Jersey del quale per ora si sa solo che esprimeva simpatie pro regime di Teheran sui social, emergeranno nei prossimi giorni. Viste anche le modalità dell’attacco, probabilmente un soggetto non legato operativamente al regime dei mullah, ma solo ispirato dalla fatwa sulla testa di Rushdie emessa dieci anni prima che Matar nascesse ma che ancora nutre odio.
Molto più diretta è invece l’impronta di Teheran in un complotto svelato proprio questa settimana dall’Fbi. Le autorità americane, infatti, hanno emesso un mandato di cattura per Shahram Poursafi, membro del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i pasdaran, accusandolo di aver cercato di assoldare un killer per uccidere due ex membri dell’amministrazione Trump, l’ex capo della Cia Mike Pompeo e il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton. E sempre di questa settimana è l’arresto di un uomo che si era presentato davanti alla residenza di Masih Alinejad, attivista anti-regime e per i diritti delle donne iraniane da anni residente a New York, armato di mitra AK47.
Una serie di eventi le cui esatte dinamiche e collegamenti vanno ricostruiti con cautela, ma che indubbiamente portano in evidenza la presenza di filiere di estremismo sciita, più o meno direttamente legate a Teheran, sul territorio americano, un tema poco discusso ma che non può non essere considerato anche alla luce delle negoziazioni di Washington sul nucleare.
Sempre di questa settimana è poi la notizia dell’arresto di un cinquantunenne di origine afgana per le uccisioni, in puro stile serial killer, di quattro musulmani ad Albuquerque, nel New Mexico. Si era subito pensato all’operato di un suprematista bianco, ma pare invece che le quattro vittime, tutti sciiti, fossero stati scelti da Muhammad Syed, musulmano sunnita, per motivi settari.
Episodi che passano quasi inosservati in un’America che sta vivendo un preoccupante periodo di tensioni e violenze politiche, che si vanno ad aggiungere alle ormai endemiche piaghe di faide tra gang e sparatorie nelle scuole, contribuendo a un senso di insicurezza generale. Negli ultimi anni, e in particolare dopo l’assalto al Campidoglio da parte dei sostenitori di Trump nel gennaio dello scorso anno, il Paese è quasi interamente focalizzato sull’estremismo di destra. Una preoccupazione più che condivisibile per una minaccia che viene da una nebulosa composta da milizie armate, gruppi antisistema e schegge impazzite. Un cocktail di ideologie, da quelle classiche neo-naziste e del suprematismo bianco, a deviazioni complottiste su Trump, vaccini, e poteri occulti. Ultimo episodio proprio questa settimana, quando un supporter di Trump ha sparato all’ingresso dell’ufficio di Cincinnati dell’Fbi, venendo poi ucciso, in risposta alla perquisizione della casa dell’ex presidente.
Ma se c’è un aggettivo che definisce questa fase di recrudescenza dell’estremismo in America è eterogeneità. Oltre all’estremismo di destra, principale problema, e quello islamista, fanno proseliti anche ideologie estremiste “classiche” (quali l’anarchismo, che si manifesta nell’universo frastagliato di Antifa), nuove (il mondo incel, o celibi involontari, che sfogano la loro frustrazione in atti di vero e proprio terrorismo contro le donne), o unicamente americane (ad esempio i Black Israelites, gruppo suprematista nero i cui appartenenti negli ultimi anni hanno compiuto azioni violente contro ebrei ed altri gruppi etnici). Per finire con soggetti che compiono azioni terroristiche ma senza avere un’ideologia particolare, spesso lasciando un’impronta sui social che denota simpatie per ogni tipo di estremismo, da Hitler a Bin Laden. L’Fbi usa il termine “estremismo a buffet” per questo nichilismo che attinge a casaccio da ogni ideologia radicale per giustificare la propria violenza.
Un brutto clima, aggravato da un discorso politico altamente polarizzato, una diffusione capillare dei social e dell’odio che circola sulle loro piattaforme, e un facile accesso ad armi di ogni tipo.
Lorenzo Vidino è il direttore del Programma sull’Estremismo alla George Washington University