Taiwan, dopo Pelosi arriva a sorpresa sull'isola un'altra delegazione del Congresso Usa
di Gianluca Modolo , di Gianluca ModoloAppena dodici giorni dopo la visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi che ha provocato una nuova crisi nello Stretto, a Taiwan è atterrata un’altra delegazione americana. A sorpresa. E che irriterà non poco Pechino facendo aumentare di nuovo la tensione nelle acque attorno alla vecchia Formosa.
A bordo di un aereo della Us Air Force sono arrivati questa sera, alle 19, all’aeroporto Songshan di Taipei cinque rappresentanti del Congresso statunitense, guidati dal senatore democratico Ed Markey. Con lui ci sono i deputati dem John Garamendi, Alan Lowenthal e Don Beyer, e la deputata repubblicana Aumua Amata Coleman Radewagen. L’American Institute, l’ambasciata de facto degli Stati Uniti nell’isola, afferma che la visita durerà due giorni, fino a domani, e che in programma ci sono incontri con leader taiwanesi “di alto profilo”, compresa la presidente Tsai-Ing wen, per “discutere le relazioni tra Taiwan e gli …
Appena dodici giorni dopo la visita della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi che ha provocato una nuova crisi nello Stretto, a Taiwan è atterrata un’altra delegazione americana. A sorpresa. E che irriterà non poco Pechino facendo aumentare di nuovo la tensione nelle acque attorno alla vecchia Formosa.
A bordo di un aereo della Us Air Force sono arrivati questa sera, alle 19, all’aeroporto Songshan di Taipei cinque rappresentanti del Congresso statunitense, guidati dal senatore democratico Ed Markey. Con lui ci sono i deputati dem John Garamendi, Alan Lowenthal e Don Beyer, e la deputata repubblicana Aumua Amata Coleman Radewagen. L’American Institute, l’ambasciata de facto degli Stati Uniti nell’isola, afferma che la visita durerà due giorni, fino a domani, e che in programma ci sono incontri con leader taiwanesi “di alto profilo”, compresa la presidente Tsai-Ing wen, per “discutere le relazioni tra Taiwan e gli Stati Uniti, la sicurezza regionale, il commercio e gli investimenti, le catene di fornitura globali, il cambiamento climatico e altre questioni significative di interesse reciproco”.
“In un momento in cui la Cina sta aumentando le tensioni nello Stretto e nella regione con esercitazioni militari, Markey, guidando una delegazione in visita a Taiwan, dimostra ancora una volta il fermo sostegno del Congresso degli Stati Uniti a Taiwan”, scrive in una nota l’ufficio presidenziale. Oltre all’incontro con Tsai il programma prevede pure un banchetto organizzato dal ministro degli Esteri Joseph Wu - che Pechino considera soltanto un suo funzionario locale - una visita alla Commissione Affari esteri e Difesa nazionale e allo Yuan legislativo, il Parlamento dell’isola.
La visita di Pelosi a inizio agosto provocò la dura reazione cinese - che considera Taiwan una “provincia ribelle” da riunificare, anche con la forza se necessario - tradottasi con uno show muscolare di oltre una settimana di esercitazioni militari con missili, navi e aerei da guerra attorno all’isola, con continui sconfinamenti della linea mediana, e con l’annuncio di “pattugliamenti regolari” d’ora in poi nelle acque dello Stretto. Esercitazioni che per il governo dell’isola altro non sono che la prova generale di una futura invasione. Anche dopo la fine ufficiale delle esercitazioni, lo scorso mercoledì, il Comando del Teatro Orientale dell'Esercito Popolare di Liberazione annunciò infatti che le truppe continueranno ad addestrarsi, prepararsi e organizzare pattugliamenti regolari "in direzione dello Stretto di Taiwan”. Oggi il Ministero della Difesa taiwanese ha denunciato lo sconfinamento oltre la linea mediana di 11 caccia cinesi: superamenti che stanno diventano la routine in questa “nuova normalità” dello status quo nello Stretto.
Poche decine di minuti prima dello stop ufficiale ai test, mercoledì, Pechino ha pubblicato il suo Libro bianco sulla questione Taiwan: il terzo in totale e il primo dell’era Xi. Enfasi sulla “riunificazione pacifica”, anche se non si esclude il ricorso futuro alla forza (“ci riserviamo di prendere tutte le misure necessarie contro le interferenze esterne e le attività separatiste”), e sulla bontà della formula “Un Paese, due sistemi”: la stessa applicata ad Hong Kong, la stessa che a Taipei, invece, nessuno vuole. Significativo, però, che a differenza dei due precedenti testi, mancasse uno dei passaggi più delicati: quello in cui Pechino garantiva che non avrebbe inviato truppe o personale amministrativo a “riunificazione” raggiunta.
In risposta alle azioni “provocatorie” della Cina, annunciava venerdì il coordinatore della Casa Bianca per l’Asia-Pacifico Kurt Campbell, Washington effettuerà dei “nuovi pattugliamenti aerei e marittimi nello Stretto”. Nella telefonata di fine luglio tra Xi e Biden, poco prima della visita di Pelosi, il presidente cinese aveva avvertito che ci sarebbero state conseguenze, anche se come scriveva qualche giorno fa il Wall Street Journal in un retroscena, il leader di Pechino avrebbe affermato durante quel colloquio di non avere nessuna intenzione di entrare in guerra con gli Stati Uniti. I due presidenti dovrebbero vedersi, in uno storico faccia a faccia, a metà novembre a margine del G20. Cina e Usa comunque si osservano a distanza in questi giorni nella regione. Pechino ha inviato oggi jet da combattimento in Thailandia per le annuali esercitazioni Falcon Strike, riprese dopo lo stop della pandemia. L’inizio delle esercitazioni con l'esercito di Bangkok coincide con la conclusione di quelle tra Stati Uniti e Indonesia, le Garuda Shield, dove per la prima volta hanno preso parte quest’anno anche le forze armate di Australia, Giappone e Singapore. Acque sempre più trafficate in Asia.