Abu Mazen e la sua reputazione consolidata di negazionista dell'Olocausto
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniDigitando Mahmoud Abbas o il suo nome di battaglia Abu Mazen su Google, insieme a “scuse per le frasi sull’Olocausto”, il motore di ricerca produce un buon numero di link. Purtroppo, non riguardano soltanto la marcia indietro che il presidente palestinese ha fatto oggi, dopo aver accusato Israele di avere commesso “50 Olocausti” contro il suo popolo, per poi scusarsi e definire l’Olocausto “il peggior crimine nella storia dell’umanità”. Di ritrattazioni simili, l’87enne Abu Mazen ne ha accumulate infatti così tante da suscitare qualche dubbio sulla sua sincerità.
Nel 2018, per esempio, affermò che gli ebrei non avevano sofferto secoli di persecuzi…
Digitando Mahmoud Abbas o il suo nome di battaglia Abu Mazen su Google, insieme a “scuse per le frasi sull’Olocausto”, il motore di ricerca produce un buon numero di link. Purtroppo, non riguardano soltanto la marcia indietro che il presidente palestinese ha fatto oggi, dopo aver accusato Israele di avere commesso “50 Olocausti” contro il suo popolo, per poi scusarsi e definire l’Olocausto “il peggior crimine nella storia dell’umanità”. Di ritrattazioni simili, l’87enne Abu Mazen ne ha accumulate infatti così tante da suscitare qualche dubbio sulla sua sincerità.
Nel 2018, per esempio, affermò che gli ebrei non avevano sofferto secoli di persecuzioni a causa della propria religione, ma per “le loro funzioni sociali di banchieri e per i loro interessi”. Anche allora, dopo avere gettato il sasso ritirò la mano, dichiarando di respingere l’antisemitismo “in tutte le sue forme”. La sua reputazione di negazionista dell’Olocausto, del resto, risale ad ancora più indietro: nel 1982 scrisse una tesi di laurea intitolata “L’altra parte, la relazione segreta fra nazismo e sionismo”, mettendo in dubbio le dimensioni del genocidio ebraico commesso dal Terzo Reich. In seguito, quando qualcuno glielo ricordava, reagiva come ieri: ritrattando, prendendo le distanze e smentendo. Un modus operandi che segue una consolidata pratica palestinese, della quale era maestro il suo predecessore Yasser Arafat.
Quando parlava in arabo davanti a un uditorio domestico, il capo dell’Olp tuonava contro gli ebrei lasciandosi andare ai peggiori pregiudizi antisemiti. Viceversa, quando parlava in inglese davanti a un uditorio internazionale, era assai più cauto. Se gli scappava una battuta di scherno sull’Olocausto, il giorno dopo innescava la retromarcia: se ho offeso qualcuno mi dispiace, non era mia intenzione, condanno con fermezza l’antisemitismo. Poi, se si sentiva tra stranieri che reputava amici, come magari certi visitatori italiani, strizzava l’occhiolino e diceva: “Gesù era palestinese, non per niente nacque a Betlemme, ed è stato ammazzato dagli ebrei”.