Afghanistan un anno dopo: "Qui in Italia abbiamo riconquistato la libertà"
"Sino ad oggi non ho mai sentito familiare il concetto di libertà, non ho mai sentito di essere pienamente libera perché non ho mai avuto la possibilità di scegliere, tutto mi veniva imposto, ma ora posso decidere per me stessa. Oggi mi sembra di vivere il rilascio di un'innocente che è stato ingiustamente imprigionato per anni e ora è finalmente libero. E come è piacevole questa sensazione".
Zanieb ha 25 anni, è hazara e omosessuale. Quanto basta perché la presa di Kabul da parte dei talebani l'abbia costretta a vivere per quasi un anno nascosta senza mai vedere la luce del giorno con il terrore di essere scovata e uccisa insieme alla sua famiglia.
In Italia, insieme alla madre e a un fratello più piccolo, è arrivata da poche settimane grazie ai corridoi umanitari di Arci e dopo aver passato l'ultimo anno prima nascosta e poi in fuga verso l'Iran in attesa di poter salire su un volo…
"Sino ad oggi non ho mai sentito familiare il concetto di libertà, non ho mai sentito di essere pienamente libera perché non ho mai avuto la possibilità di scegliere, tutto mi veniva imposto, ma ora posso decidere per me stessa. Oggi mi sembra di vivere il rilascio di un'innocente che è stato ingiustamente imprigionato per anni e ora è finalmente libero. E come è piacevole questa sensazione".
Zanieb ha 25 anni, è hazara e omosessuale. Quanto basta perché la presa di Kabul da parte dei talebani l'abbia costretta a vivere per quasi un anno nascosta senza mai vedere la luce del giorno con il terrore di essere scovata e uccisa insieme alla sua famiglia.
In Italia, insieme alla madre e a un fratello più piccolo, è arrivata da poche settimane grazie ai corridoi umanitari di Arci e dopo aver passato l'ultimo anno prima nascosta e poi in fuga verso l'Iran in attesa di poter salire su un volo umanitario adesso comincia a gustare la sua nuova vita in Italia.
"Con i talebani in Afghanistan - dice non avrei avuto futuro, l'Italia adesso per me significa libertà, sono emozionata, mi iscriverò all'Università e spero di poter presto pubblicare i miei scritti, poesia e racconti sui vincoli delle donne nella società afghana".
A Perugia la salvezza di Hosna
Se i suoi genitori ad agosto dell'anno scorso non fossero riusciti in extremis a salire su uno dei voli umanitari che hanno portato in Italia centinaia di afghani collaboratori del nostro o di altri Paesi europei, chissà cosa sarebbe stato della vita di Hosna.
L'avrebbe attesa un futuro con il burqua, chiusa in casa e senza istruzione. E invece la mascotte di questa intera famiglia hazara arrivata in Italia grazie al fondamentale aiuto del generale dell'Esercito Giorgio Battisti è nata a Perugia tre mesi fa. E cresce serena in una grande casa insieme al nonno Eshaq Alizada, 60 anni, da venti fidatissimo collaboratore dei militari italiani a Kabul, che - seppure con una gamba sola, rimasto vedovo e dopo aver perso una figlia adolescente in circostanze tragiche - ha avuto la forza di far salire su uno degli ultimi voli umanitari militari dall'Afghanistan tutta la sua famiglia: i suoi tre figli maschi, la moglie del più grande di loro, e altre due figlie più piccole.
Adesso, inseriti da un anno in un progetto dell'Arci, studiano l'italiano e ( i più giovani) provano a costruirsi una nuova vita. " Non finirò mai di ringraziare gli amici italiani - dice Eshaq - in Afghanistan non ho lasciato più nulla tranne un fratello molto anziano che non rischia visto che io ormai sono qui. Abbiamo preso uno degli ultimi voli, non volevo lasciare la terra dove sono sepolte mia moglie e mia figlia, poi ho capito che dovevamo andare. Quando è esplosa la bomba all'aeroporto eravamo già dentro, adesso i miei figli andranno all'Università, uno frequenterà un corso di informatica, un'altra farà la sarta. E la mia nipotina crescerà in un Paese libero".
A fianco a lui il generale Giorgio Battisti, che considera Eshaq un amico, dice: " Quello che lui ha dato in 20 anni a noi è molto più di quello che ora l'Italia sta dando loro".
La libertà per le sei nipoti femmine
C'è il sollievo per non essersi dovuti separare neanche dagli anziani genitori ma soprattutto la felicità per aver sottratto sei ragazze tra i 10 e i 20 anni al destino da medioevo a cui non avrebbero potuto sottrarsi in Afghanistan.
Qorbanali, attivista afghano e rifugiato in Italia da ben 23 anni, in una notte d'agosto dell'anno scorso è riuscito a mettere in salvo l'intera sua famiglia, oggi accolta in una casa della comunità di Sant'Egidio a Roma. "I miei anziani genitori, mia sorella, mio fratello, tutti i loro figli e soprattutto le mie sei nipoti. Mio fratello era una persona molto in vista a Kabul, lavorava per il governo, sono dovuti scappare con quello che avevano addosso e niente altro. Ora in Italia hanno ricominciato da zero e naturalmente non è facile per loro, ma almeno hanno la vita, i ragazzi e i bambini vanno tutti a scuola e all'università, anche mio fratello che sta seguendo corsi di italiano, si reinventerà una vita. Ovviamente Kabul gli manca, ma dove c'è vita si ricomincia e in un Paese libero come l'Italia non avranno difficoltà. Anche se - devo dirlo - da alcuni mesi l'Occidente ha dimenticato l'Afghanistan, i talebani hanno il potere assoluto e governano con la stessa ferocia del primo regime. I corridoi umanitari che ci sono non bastano. Ho decine di amici laggiù che chiamano per chiedere disperatamente aiuto. Hanno bisogno di essere tirati fuori di lì".