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Kenya, scontro sulle elezioni. Il Paese teme la guerra civile

Un poliziotto disperde le proteste dei sostenitori di Odinga a Kisumu (afp)

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Gli analisti però sperano che non si arrivi a un nuovo bagno di sangue. Gli elettori non hanno tempo per il teatro della politica e Ruto è riuscito a intercettarne lo scontento
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Per la quinta volta consecutiva, a 77 anni, Raila Odinga non ce l'ha fatta. La presidenza del Kenya è stata assegnata dagli elettori al suo contendente William Ruto. Il margine è ristretto: 48,8% contro 50,5. Odinga non accetta l'esito e dichiara "nulla" l'intera votazione, sorretto dal rifiuto di sottoscriverne i risultati da parte di 4 su 7 membri della Commissione elettorale nazionale. Ma non basta: dovrà dimostrare la sua affermazione in tribunale. Anche questo, nella lunga storia delle sconfitte politiche di Odinga, s'è già visto.

Nel 2017 ottenne l'annullamento del voto, salvo poi rinunciare a ripresentarsi. Nell'attesa, l'eterno candidato cerca di infiammare gli a…

Per la quinta volta consecutiva, a 77 anni, Raila Odinga non ce l'ha fatta. La presidenza del Kenya è stata assegnata dagli elettori al suo contendente William Ruto. Il margine è ristretto: 48,8% contro 50,5. Odinga non accetta l'esito e dichiara "nulla" l'intera votazione, sorretto dal rifiuto di sottoscriverne i risultati da parte di 4 su 7 membri della Commissione elettorale nazionale. Ma non basta: dovrà dimostrare la sua affermazione in tribunale. Anche questo, nella lunga storia delle sconfitte politiche di Odinga, s'è già visto.

Nel 2017 ottenne l'annullamento del voto, salvo poi rinunciare a ripresentarsi. Nell'attesa, l'eterno candidato cerca di infiammare gli animi dei suoi sostenitori e fomenta giorni di inquietante instabilità nel Paese. La paura è il rischio di una guerra civile, di uno spargimento di sangue come nel 2007 (per quelle vicende Ruto è riuscito alla fine a non essere condannato all’Aja). Ma molti in Kenya sperano che la cosa avrà invece breve durata. Perché la Commissione elettorale ha preso precauzioni per certificare la trasparenza del voto e dei conteggi. E soprattutto perché la gente non ne può più.


I giochi sembravano fatti per l'eterno sconfitto. Il presidente uscente, Uhuru Kenyatta, non si ripresentava. Dopo numerose rotture e riavvicinamenti con il suo rivale Odinga, con un clamoroso rovesciamento Kenyatta aveva deciso di appoggiarne la candidatura. Era l'effetto finale della famosa stretta di mano del marzo 2018, con la quale i due leader avevano scoperto di avere più punti d'intesa che di scontro. Dopotutto, i loro genitori erano stati insieme il primo presidente e il primo vicepresidente del Kenya indipendente. Una nuova alleanza si stringeva tra le due dinastie e le due maggiori etnie del Kenya: i Kikuyu di Kenyatta e i Luo di Odinga. Alla vicepresidenza sarebbe stata candidata una donna, Martha Karua.


I due, però, avevano fatto i conti senza il terzo incomodo. William Ruto è stato, per due mandati, vicepresidente del Kenya. Il braccio destro di Kenyatta, dopo essere stato però anche compagno di partito di Odinga. Insomma, certamente non un estraneo alle logiche e ai più torbidi segreti del potere. Ma l'alleanza a sorpresa tra i due co-protagonisti della scena politica ha regalato a Ruto il ruolo dell'oppositore, consentendogli di atteggiarsi a rappresentante degli scontenti. E di scontenti oggi, in Kenya, ce ne sono moltissimi. Ai molti problemi del Paese, lo sviluppo che langue, la minaccia del fondamentalismo islamico dalla Somalia, la mancanza di prospettive per la sua straripante gioventù, gli ultimi due anni hanno aggiunto quelli indotti dalla pandemia, dal mutamento climatico e dalla guerra in Ucraina.


Nelle campagne del Kenya e nella sua megalopoli, Nairobi, il Covid non ha costituito tanto un'emergenza sanitaria quanto sociale: la perdita del lavoro a causa del crollo del turismo, la paralisi economica, in una parola la fame. Si sono aggiunte siccità e aumento dei prezzi di carburante e generi alimentari indotto dalla guerra. Insomma, gli elettori non hanno tempo per il teatro della politica e Ruto è riuscito a intercettarne lo scontento. La prova è che l'obbedienza elettorale dettata dall'appartenenza etnica questa volta non ha funzionato. Ruto, che appartiene all'etnia minoritaria dei Kalenjin, ha avuto ottimi risultati nelle regioni dei Luo e nelle roccaforti di Karua e Kenyatta. Insomma, difficilmente Odinga riuscirà a rovesciare la situazione.