Perché Medvedev e la Russia intervengono nella campagna elettorale italiana
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoPensiero stupendo. Per il Cremlino vedere nascere in Italia un governo meno duro verso la Russia è più di un desiderio: rappresenta un obiettivo strategico per rovesciare l’isolamento creato dall’invasione dell’Ucraina. Come accade da mesi, l’ex presidente ed ex premier Medvedev dà voce ai disegni dei falchi. Mario Draghi si è rivelato un’amara sorpresa per Mosca, che ha dato una spinta atlantista e preso la guida della linea dura europea nel sostegno a Kiev.
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Oggi avere a Roma un esecutivo assai meno ostile può offrire alla Russia l’occasione di aprire una crepa letale nella compattezza della Ue. E, nell’ottica del Cremlino, la coalizione di centrodestra offre le credenziali perfette.
Silvio Berlusconi resta l’unica persona in Italia che Vladimir Putin considera un amico perso…
Pensiero stupendo. Per il Cremlino vedere nascere in Italia un governo meno duro verso la Russia è più di un desiderio: rappresenta un obiettivo strategico per rovesciare l’isolamento creato dall’invasione dell’Ucraina. Come accade da mesi, l’ex presidente ed ex premier Medvedev dà voce ai disegni dei falchi. Mario Draghi si è rivelato un’amara sorpresa per Mosca, che ha dato una spinta atlantista e preso la guida della linea dura europea nel sostegno a Kiev.
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Oggi avere a Roma un esecutivo assai meno ostile può offrire alla Russia l’occasione di aprire una crepa letale nella compattezza della Ue. E, nell’ottica del Cremlino, la coalizione di centrodestra offre le credenziali perfette.
Silvio Berlusconi resta l’unica persona in Italia che Vladimir Putin considera un amico personale, il presupposto fondamentale per qualsiasi relazione politica. Il Cavaliere vanta buoni rapporti anche con gli Usa e in particolare con i vecchi dignitari repubblicani dell’era Bush, ma l’intesa con il nuovo Zar è sempre stata profonda, tra feste private nella dacia, party a Villa Certosa e affari mai chiariti. Il leader di Forza Italia una volta tornato al governo potrebbe essere l’interlocutore ideale per l’ambizione più importante di Mosca: ottenere una conferenza che ridefinisca gli equilibri della sicurezza in Europa, riconoscendo il ruolo della Russia come grande potenza.
Nonostante i suoi tentativi, invece Matteo Salvini non è mai riuscito a costruire un’interlocuzione diretta con Putin. La sua dedizione alla causa però è nota: dal gemellaggio della Lega con il partito Russia Unita al viaggio nella Crimea occupata con la famigerata maglietta fino alle oscure trattative di Gianluca Savoini per discutere di finanziamenti all’Hotel Metropol. I recenti incontri con l'ambasciatore Sergey Razov per avventurarsi in un negoziato di pace assieme all’avvocato Antonio Capuano non possono che confermare la buona predisposizione del segretario leghista verso le istanze russe.
Per Mosca è più difficile decifrare Giorgia Meloni, la cui vocazione atlantica appare genuina e determinata senza nessuna tentazione pregressa verso Oriente. Ma al Cremlino contano molto sul Generale Autunno, quando l’effetto della crisi economica renderà più difficile tenere fede alle sanzioni e il prezzo del gas avrà un impatto determinante sulle fortune dei governi europei. Chiunque si troverà a Palazzo Chigi dovrà fare i conti con la prospettiva evocata da Medvedev di “case fredde e frigoriferi vuoti”: la lusinga di forniture a costo ridotto potrebbe venire accolta con occhi diversi da un esecutivo populista. Quello in cui sperano i russi è che Meloni possa imitare domani il suo alleato, il leader magiaro Orbán, a cui continuano a elargire consegne di gas supplementari e che si è mostrato ostinato nel frenare le sanzioni di Bruxelles.
L’attenzione per l’Italia non è isolata, ma è prioritaria. La situazione sul campo di battaglia ucraino ha convinto Mosca che non si possa arrivare a una vittoria senza rallentare il flusso di armi diretto a Kiev. In una guerra di logoramento il successo arriva soltanto con il collasso dell’avversario: un traguardo impossibile se proseguirà la consegna all’esercito di Zelensky di sistemi bellici di qualità e quantità mai viste. Mosca sta focalizzando le sue manovre sull’Europa, con le buone e con le cattive. Usa il rubinetto del gas per premere sulla Germania. Fa saltare in aria i depositi delle aziende bulgare che esportano armi a Kiev. Sobilla i suoi alleati serbi in Bosnia e Kosovo. Scaccia le truppe europee dal Mali; si insedia in Sudan; rimette in discussione la produzione petrolifera e il controllo dell’immigrazione in Libia. Anche le operazioni della flotta schierata nel Mediterraneo, che si è spinta fino al blocco dell’Adriatico, mirano a trasmettere la minaccia di animare una grande fascia di insicurezza ai confini dell’Unione.
Basta guardare una cartina per rendersi conto come l’Italia sia il fulcro di questa trama: avere a Roma un interlocutore può offrire a Putin la chiave per ribaltare la situazione in Ucraina. E c’è da credere che il Cremlino non risparmierà risorse pur di raggiunquere il risultato.
La partita è appena cominciata, con una certezza: influenzare la competizione elettorale italiana è vitale per gli interessi della Russia.